La lettera di Ativa al ministero “Revochiamo gli abbonamenti”

Paola Italiano – LaStampa
Più di trentamila pendolari rischiano di vedere cancellato il loro abbonamento alla tangenziale di Torino a partire da settembre. Questo, per decisione di Ativa, la società titolare della concessione, che lo ha comunicato con una lettera al ministero dei Trasporti un paio di giorni prima di Ferragosto. La novità arriva dopo l’ultima riunione del cda, all’inizio del mese. Un mese in cui scadeva la concessione che, dopo un lungo braccio di ferro, dovrà infine essere messa a gara – come previsto dalle norme europee e dal codice degli appalti che le recepisce – e per cui Ativa ha ottenuto soltanto una proroga di 18 mesi. Una ripicca?
Cosa e perché
Ativa non la mette in questi termini, ma è chiaro che l’eventuale revoca degli abbonamenti crea un danno e una complicazione per i pendolari e rischia di far insorgere alcuni Comuni della cintura, quelli in cui i cittadini sono costretti a pagare. L’«abbonamento pendolari Satt» si realizza con un sistema di pagamento forfettario del pedaggio tramite il «Telepass Family»: il costo è di 28,10 euro al mese, vale per i privati che passano (almeno una volta al mese) le barriere della Tangenziale, nei caselli in cui è previsto il pedaggio: Vadò e Trofarello, Beinasco, Bruere, Falchera, Settimo Torinese. Revocare gli abbonamenti, fortemente voluti dal territorio, significa tornare alle precedenti agevolazioni: cioè uno sconto del 20% concesso a chi effettua non meno di 20 e non più di 25 passaggi al mese dalle barriere. Meno conveniente, oltretutto ottenibile solo su richiesta, volta per volta, e non con l’attuale sistema automatico.
«Se lo faranno, chiederò un’immediata diffida e una gestione in amministrazione controllata per i prossimi 18 mesi»: a scagliarsi contro Ativa e contro quella che suona gli sembra una sorta di vendetta per il mancato rinnovo della concessione è il senatore Stefano Esposito (Pd), vicepresidente della commissione Trasporti al Senato, che da anni si batte perchè siano rispettate le regole che prevedono una gara pubblica alla scadenza della concessione il 31 agosto 2016 (e la linea del governo Renzi è indire una gara europea a ogni scadenza di concessione per le autostrade). Ativa, che oltre alla tangenziale gestisce l’autostrada Torino-Ivrea-Quincinetto aveva invocato la proroga ma, dopo lunghe discussioni e un contenzioso anche legale, la decisione del ministero è stata una proroga di carattere tecnico: un anno e mezzo, che servirà per predisporre il bando (a cui la stessa Ativa potrà partecipare) e in cui sono autorizzate solo le opere di manutenzione straordinaria. Ma è in corso un tavolo di lavoro per decidere se, e per quali importi, autorizzare e finanziare le opere straordinarie che la società dice essere «urgenti e improrogabili». È su queste opere che inciderebbe l’amministrazione controllata di cui parla Esposito: vorrebbe dire che sarebbe il ministero ad autorizzare, volta per volta, su ogni singolo lavoro (e ogni singolo importo). C’è poi un altro problema. Ativa è partecipata dalla Città Metropolitana per un quota di poco meno del 18%, rappresentata nel cda dall’ex sindaco di Moncalieri Roberta Meo. «Dovrebbe rappresentare gli interessi dei Comuni di Torino e della cintura, ma mi domando – dice il senatore Esposito – cosa ci stia a fare: è andata al cda che ha preso questa decisione? L’ha votata? Suggerirei ad Appendino, in qualità di sindaca metropolitana, di sostituirla con qualcuno che faccia davvero gli interessi della collettività. E non lo dico affatto – sottolinea Esposito – per fare polemica politica: Meo è del mio stesso partito».
Chiusura del Punto Blu
Ma c’è un’altra decisione di Ativa che rischia di avere contraccolpi molto negativi: la chiusura, a partire dal primo settembre, del Punto Blu alla barriera di Settimo Torinese, quello in cui si consegnano e ritirano i telepass e si vendono tessere Viacard. Significa che 13 lavoratori saranno messi in mobilità. In questo caso, però, il problema è con Autostrade per l’Italia Spa, per conto del quale Ativa lo gestisce, che non ha versato i corrispettivi dovuti. «Se Autostrade deve dei soldi ad Ativa – commenta ancora Esposito – bisogna attivarsi perché glieli dia, ma non si capisce perchè una grande società come Ativa debba creare nuovi disoccupati».