Denunciò la ’ndrangheta. Vogliono pignorargli la ditta

Andrea Rossi – LaStampa
L’ultimo tranello di una burocrazia ottusa, in un Paese che non sa difendere le sue vittime, è questo: Mauro Esposito, ingegnere, titolare di un grande studio a Caselle che anni fa ha denunciato i traffici della ’ndrangheta, pagandone le conseguenze, il 26 agosto ha ricevuto una lettera da Inarcassa, la cassa nazionale degli ingegneri. «Mi chiedono di pagare entro trenta giorni gli arretrati con more, interessi e sanzioni del 40%. In totale….». Che cosa succede se non paga? «Semplice, scatterà il pignoramento dell’azienda e, ovviamente, dovrò chiudere».
Mauro Esposito è un uomo coraggioso che lo Stato ha abbandonato. Titolare della Me Studio Srl, società di progettazione, nel 2006 viene incaricato di dirigere i lavori per la costruzione delle residenze San Carlo a Rivoli, un maxi progetto da 85 appartamenti e 10 milioni di valore che lieviterebbero a 15 con una variante a cui il professionista si oppone. Il progetto, però, fa gola alle cosche. Esposito comincia a subire minacce pesanti. E le denuncia.
Le sue testimonianze al processo San Michele aiutano gli investigatori a ricostruire le infiltrazioni delle cosche nei cantieri del Torinese. Ma gli costano caro. Si costituisce parte civile nel processo e perde perché, secondo una legge abrogata solo nel 1997, le società di architettura e ingegneria non potevano lavorare per i privati. Il tribunale gli ordina di restituire i compensi percepiti, circa un milione, cui si aggiunge una cifra analoga richiesta da Agenzia delle Entrate e Inarcassa che pretendono tasse e oneri su cifre che Esposito ha sì ricevuto ma ora deve restituire, e dunque non esistono più.
Un cortocircuito. Ora, in pieno agosto, lo sfregio: la cassa degli ingegneri gli ha presentato la sua parte di conto. O paga oppure chiude. «Ho chiesto di poter dilazionare i pagamenti, mi hanno risposto di no. Ho spiegato qual è la mia situazione, la mia storia, la mia battaglia contro le mafie. Mi hanno scritto che essere vittima di estorsione da parte della ’ndrangheta “non è causa di forza maggiore” che può portare alla dilazione del mio debito».
Tra i non molti che hanno preso a cuore la storia di Mauro Esposito c’è il senatore del Pd Stefano Esposito. «Inarcassa con questo atteggiamento si qualifica come soggetto che non lavora per combattere la mafia, anzi si potrebbe dire che la fiancheggia. Lunedì (domani, ndr) chiamerò il presidente nazionale e vedremo se riuscirò a fargli capire che un loro associato che ha denunciato la mafia va supportato, non affondato».