Moncalieri, i guai del viadotto erano noti almeno da due anni”

Il senatore Esposito dai pm: ecco le manutenzioni mai fatte da Ativa

Giuseppe Legato – LaStampa
Che sul cavalcavia di ingresso alla tangenziale sud di Moncalieri dal quale si è staccata due settimane fa una lastra di cemento da 150 chili fossero necessari tutta una serie di lavori per sopperire ad «evidenti ammaloramenti» era chiaro a occhio nudo. Che la società che gestisce quel cavalcavia in concessione lo sapesse da tempo e volesse intervenire tanto da scriverlo nero su bianco in due progetti esecutivi da 8 milioni di euro circa, mai realizzati in concreto, lo si è appreso ieri mattina dal senatore Pd Stefano Esposito che – come annunciato 10 giorni fa – si è recato in procura dal magistrato Vincenzo Pacileo, a capo del pool che indaga su quel crollo. A lui, il parlamentare ha consegnato i prospetti dei progetti redatti dagli ingegneri di Ativa nel febbraio 2014 e nel gennaio 2016. Titolo: «Adeguamento alla sopraelevata di Moncalieri. Rinforzi strutturali e adeguamento sismico».
Armature scoperte
E in queste carte si legge che i problemi, al di là della lastra di cemento che ha ceduto sull’asfalto, ci sono eccome. Infiltrazioni d’acqua, parti di calcestruzzo in distacco, armature scoperte e a vista. A febbraio 2014 i progettisti scrivono che «i cordoli laterali del cavalcavia presentano un elevato grado di ammaloramento con ampie porzioni di calcestruzzo in disgregazione per effetto combinato dei cicli di gelo e disgelo e dell’utilizzo di sali disgelanti. Si evidenzia anche forte corrosione delle barre di armatura».
Nel 2016 rincarano la dose ed evidenziano molte altre criticità che sarebbero state oggetto di risanamento se il progetto si fosse mai trasformato – cosa mai avvenuta -in un cantiere vero e proprio. Basta leggere l’incipit delle opere che si intendevano realizzare per comprendere quali fossero i problemi:
«I lavori di miglioramento – scrivono gli ingegneri – sono finalizzati a sanare alcuni problemi di conservazione delle superfici in calcestruzzo originati dalle infiltrazioni delle acque di pavimentazione all’interno dei cassoni chiusi in cemento armato che costituiscono gli impalcati delle varie campate».
Il drenaggio obsoleto
Tutta colpa di un sistema di drenaggio vecchio, obsoleto che «si è rivelato nel tempo particolarmente vulnerabile non garantendo il rapido deflusso delle acque di pioggia che in molti casi si disperdono all’interno della struttura».
Queste infiltrazioni d’acqua «provenienti dalle tubazioni, corrose o mancanti, residuate all’interno dei cavedi trasversali posti al di sotto dei giunti tra i cassoni, stanno causando il danneggiamento degli elementi strutturali posti al di sotto dei cavedi». In alcuni tratti «il degrado ha scoperto 4 guaine dei cavi di precompressione e in certe testate l’ammaloramento è particolarmente diffuso, con abbondanti infiltrazioni, calcestruzzo in distacco ed armatura ordinaria in vista per ampie porzioni».
Il braccio di ferro
Perché i progetti non si sono mai tradotti in lavori? Esposito ha la sua convinzione. «Da due anni e mezzo porto avanti una battaglia affinché – dice – si faccia la gara per individuare il nuovo concessionario. Purtroppo soltanto attraverso un processo di libera concorrenza si possono tutelare gli interessi pubblici rispetto all’abitudine – tutta italiana – delle proroghe sempre agli stessi. Aspetto che chi ha la competenza indaghi fino in fondo su quali siano le reali condizioni di manutenzione e di sicurezza di quella infrastruttura».