I violenti in Valsusa hanno già perso

Il 20 dicembre arriverà a conclusione il lungo, troppo lungo, iter istituzionale che darà il via libera definitivo alla realizzazione della linea ad alta velocità Torino-Lione.
Dopo l’approvazione dell’ultimo trattato Italia-Francia da parte del senato, ora tocca alla Camera. In questa ultima settimana sono avvenuti alcuni fatti che fanno presumere un tentativo preoccupante per aumentare la tensione intorno a questo appuntamento. Mi riferisco in particolare all’uscita, puramente propagandistica, del Comune di Torino dall’osservatorio Tav, accompagnata dalla penosa solidarietà di una consigliera del M5S ai condannati in appello per i gravi scontri al Cantiere di chiomonte, che è nella realtà l’ennesimo attacco alle forze dell’ordine e alla Procura di Torino. Di fronte a tutto questo il Sindaco Appendino ha continuato nel suo usuale atteggiamento da Ponzio Pilato che la sta contraddistinguendo su qualunque argomento.
Oggi leggiamo del grave attacco ad una volante della Polizia da parte, probabilmente, dei soliti teppisti notav.
In ultimo il proclama lanciato dal blog di Grillo che chiama alla mobilitazione, legittima sul piano parlamentare, meno se rivolta alle frange violente dell movimento, per fermare l’approvazione del trattato. Già in passato aver ambiguamente accarezzato il pelo ai violenti ha provocato problemi seri in val Susa.
Personalmente non sono sorpreso da questo tentativo di aumentare la tensione intorno al tema Tav, per molto tempo siamo stati in pochi a metterci la faccia contro la violenza.
Oggi mi auguro che tutti coloro che hanno contribuito a costruire questo importante percorso che sta arrivando a conclusione prestino attenzione a questo ultimo miglio, richiamando le istituzioni, a cominciare dal Comune di Torino, alla loro responsabilità. In questi anni le frange violente, spesso sostenute da pezzi di politica e società civile, sono state contenute solo grazie alla puntuale azione delle forze dell’ordine e della magistratura torinese.
Oggi sono convinto sia un dovere etico più ancora che politico – anche di chi non crede in quest’opera ma ricopre ruoli istituzionali – non girare la testa dall’altra parte, come sembra fare il Sindaco Appendino, ed evitare di “sobillare la pancia del popolo” come sembra fare Beppe Grillo, sfruttando – probabilmente per il suo tornaconto elettorale – le emozioni irrazionali di quelli che hanno confuso la realizzazione di una ferrovia per una lotta di resistenza.