Basta ipocrisia su ultrà, club e forze dell’ordine

GUIDO VACIAGO – Tuttosport

Stefano Esposito oggi è un parlamentare e membro della Commissione Antimafia. Trenta anni fa andava in curva, era un ultrà e ha conosciuto da dentro quell’ambiente che oggi vorrebbe contribuire a depurare. E’ con lui che abbiamo chiacchierato di un argomento tutt’altro che marginale nella vicenda biglietti-Juventus, in cui si è parlato molto di N’drangheta (che niente c’entra con la società bianconera) e poco di rapporti fra i club e il tifo più oltranzista. Un rapporto sicuramente poco limpido e probabilmente malato. Ma perché?

«Trovo estremamente ipocriti tutti quelli che si scandalizzano nello scoprire che la Juventus tratta con gli ultrà. Ma, anime belle, basterebbe ficcare il naso nelle curve in genere per scoprire la verità che tutti fanno finta di non sapere. E lo dico non per il concetto idiota del “mal comune”, ma per disinnescare l’ipocrisia di politici e commentatori che fingono di ignorare la realtà. Gli ultrà ricattano le società da sempre. Trent’anni fa era la minaccia degli scontri violenti, oggi ci sono mezzi anche più sottili come il coro razzista o lo striscione becero che può costare multe salate e squalifiche di interi settori, con disagi per spettatori innocenti. Questo ricatto mette indirettamente le forze dell’ordine nelle condizioni di dover isolare in un determinati luogo accontentandole nelle loro richieste. Perché le forze dell’ordine, di cui sono amico e ammiratore per il loro lavoro, ragionano così: che mezzi ho per reprimere questo fenomeno? Mezzi ridicoli in termini economici, di uomini e di legge. Il Daspo? Aggirabile e comunque non sufficiente come deterrente, visto che si deve firmare nell’intervallo delle partite e questi signori possono fare quello che vogliono prima e dopo. La tessera del tifoso? Si è rivelata inutile e aggirabile».

E quindi cosa succede fra forze dell’ordine, ultrà e club?

«Io devo garantire la sicurezza di 30/40 anche 50mila persone e ho 1000/1500 personaggi che fanno parte della feccia, alcuni dei quali con un consistente curriculum criminale. A quel punto chiedo: cosa vogliono? Biglietti? Bene, vado dalle società e dico: accontentateli. E ho la tranquillità. Attenzione, nessuno si confonda: non sto mettendo la croce addosso alle forze dell’ordine, perché queste o sono messe nelle condizioni di cacciare definitivamente questi gruppi dagli stadi o altrimenti non possono combattere una battaglia senza mezzi, quindi persa in partenza».

Possibile soluzione?

«Io ero stato promotore, insieme con il collega Matteoli di un progetto di legge per fare uscire gli ultrà dagli stadi. E’ un progetto che prevede l’istituzione di un responsabile giuridico di ogni gruppo che sia il responsabile di ciò che succede in curva, escludendo la responsabilità oggettiva dei club. E i gruppi vanno costituiti come associazione e devono essere accreditati ufficialmente dalle società. inoltre si deve aumentare drasticamente i livello delle pene e rendere effettive. Quel progetto giace in Parlamento da due anni. Sa perché? Perché non c’è interesse politico a risolvere questo problema E vige il metodo all’italiana: io ti minaccio, le società li accontentano. In fondo si dice: quanti sono? Li gestiamo. ma questa non è legalità e ripeto, non ce l’ho con la Polizia, che ritengono una delle migliori al mondo, ma con l’accettazione di questo sistema che rende gli stadi dei territori extraterritoriali».

E intanto quello dell’ultrà è diventato un mestiere remunerativo.

«Sapete quanto può fruttare il bagarinaggio dei biglietti della Juventus? A me risulta circa 60mila euro a partita. E poi c’è il merchandising non ufficiale, venduto irregolarmente all’interno delle curve. Hanno i loro banchetti? Ma chi va a toglierlo? La Polizia? Gli stewart? Ah, e a proposito di stewart: in quante società che gestiscono il loro lavoro negli stadi italiani sono dentro direttamente o indirettamente gli ultrà? E la gestione di certi parcheggi?».

Capello qualche anno fa aveva fatto rumore con una denuncia diretta: «il calcio italiano è in mano agli ultrà». Aveva ragione lui?

«Settori importanti delle curve italiane sono nelle mani degli ultrà che ci guadagnano e ci vivono, costringendo le società ad adeguarsi e hanno creato un vero e proprio business. E poi rimangono qua e là dei misteri come quello di Bucci, l’ex capo ultrà della Juventus che collaborava con la Juventus stessa nel dialogo con la curva e che si è suicidato la scorsa estate. Perché Bucci era pagato dai servizi segreti italiani? Perché i servizi avevano sotto stipendio un capo ultrà? Di cosa stiamo parlando? O meglio di cosa non stiamo parlano, perché questa è un’informazione agli atti del processo, eppure questa vicenda si sta usando solo per fare propaganda elettorale nei propri consigli».

Cosa possono fare le società?

«Prendiamo la vicenda Grancini, altra vicenda che è uscita con le intercettazioni e, per altro, è stata strumentalizzata confondendo ulteriormente l’opinione pubblica. Grancini ha un suo curriculum criminale, Agnelli ne è perfettamente conspevole e,s econdo me, sbaglia a incontrarlo. Dopodiché sapete che Grancini ha ricevuto un daspo di 8 anni? Secondo voi è stato attuato? No, respinto dal gip. E allora? Agnelli sbaglia, certo, ma nessuno si chiede perché quel daspo non è stato applicato?».