“Nord-Ovest, un patto per la ripresa”

Alessandro Mondo – LaStampa
Nel Nord-Est la ripresa, che coinvolge tutti i settori produttivi, ormai è «di sistema». Nel Nord-Ovest si avverte, ma a macchia di leopardo. Nel 2016 Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna hanno registrato un aumento del tasso di occupazione medio del 2%. Il Piemonte si è fermato a +0,7%: il Pil è aumentato dello 0,8% confermando il dato del 2015, nemmeno il 2017 dovrebbe scostarsi da questi valori.
Doppio divario
Numeri, quelli presentati durante l’Assemblea elettiva di Cna Piemonte (Fabrizio Actis è stato riconfermato presidente regionale), nei quali si riassume un doppio divario: tra Nord-Est e Nord-Ovest, tra il Piemonte e il resto del Nord-Ovest. Un divario che Cna chiede di superare con politiche attive per agganciare la ripresa.
Secondo il professor Daniele Marini, docente dell’Università di Padova, i numeri di Ires Piemonte dimostrano che il tanto auspicato «modello Nord-Ovest» – inteso come motore economico e politico, come sintesi di strategie e risorse in grado rappresentare una massa critica verso il resto d’Italia e del mondo – è ancora di là da venire: «Le ipotesi di MiTo e Ge.Mi.To non sono nuove ma manca una costruzione identitaria omogenea che rappresenti il territorio come un insieme integrato». Perché «nel nuovo scenario competitivo non vincono i sistemi economici isolati ma sistemi territoriali coesi». E ancora: «Serve uno sviluppo programmato, in cui le discontinuità vengono razionalizzate con una progettazione di medio-lungo periodo».
«Affidamenti diretti»
Ebbene: questa progettazione tra le regioni del Nord-Ovest non sembra ancora matura. Anzi: sul tema dei grandi assi infrastrutturali non è un mistero che la Lombardia guardi con una certa diffidenza al peso che ne deriverebbe al Piemonte. Vale in primis per la Torino-Lione, a proposito della quale il senatore Pd Stefano Esposito ha lanciato al “sistema-Piemonte” un monito preciso: «Il nostro sistema istituzionale, politico ed economico è profondamente disattento verso questa opportunità. Invece siamo al dunque: poi non lamentatevi se gli appalti li vinceranno altri». Appello raccolto da Actis, salvo far presente come le imprese vivano anche e soprattutto di piccole e medie opere: «Non contano solo i grandi progetti, bisogna valorizzare le imprese del territorio con opere immediatamente cantierabili e tornando all’affidamento diretto».
Sul fronte dell’economia sanitaria, giustamente ripreso da Sergio Chiamparino con riferimento al Parco della Salute di Torino e alla Città della Salute di Novara, non è chiaro se e quali potranno essere le sinergie del primo con lo Human Technopole previsto a Rho. Quanto alla Cultura, il braccio di ferro tra Torino e Milano sul Salone del Libro è storia nota. «In quello abbiamo dimostrato di essere più bravi di loro», ha chiosato il presidente della Regione sfoderando l’orgoglio sabaudo.
La rincorsa del Piemonte
Quanto al Piemonte, rispetto al resto del Nord-Ovest sconta l’assenza di una strategia organica: cominciando dal modo di proporsi, «dalla narrazione di sè», come ha precisato Marini, fino alle ricadute concrete. «In Lombardia tutte le aree manifatturiere sono efficienti, in Piemonte dove la differenza la fa l’area torinocentrica», ha sottolineato la consigliera regionale di Forza Italia Claudia Porchietto, che studia da presidente della Regione.
«Il dibattito sul Nord-Ovest è al palo – ha concluso Marini -: Milano e la Lombardia fanno gioco a sè perchè hanno saputo farsi sistema e sono il perno di una rete di relazioni. Nel caso del Piemonte, il punto in sospeso è quale può essere l’identità che rappresenta il territorio. Non è solo questione di infrastrutture ma di brand: manca la capacità di “vendere” il marchio-Piemonte, in termini di identità e di visione dello sviluppo, alle Regioni limitrofe». E a maggior ragione, agli interlocutori esteri.