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Pd, sì all’intesa con la sinistra ma stop a Chieppa nel listino

gennaio 29th, 2010 — 11:30am

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa
Si complica la strada per arrivare ad un’alleanza tecnica tra la Bresso, il centrosinistra e la Federazione della Sinistra. Le barriere non sono politiche ma personali e malgrado la presidente affermi che non ci siano pregiudiziali sul nome da inserire nel listino, la direzione regionale democratica approva un documento che suona come un veto nei confronti di Vincenzo Chieppa, segretario regionale del Pdci. Veti che Armando Petrini, segretario di Prc, non può che respingere: «Si tratta di argomenti pretestuosi che non possiamo accettare».
Resta da capire se alla fine prevarrà la linea del partito o quella della Bresso che ieri sera non ha partecipato ai lavori della direzione preferendo invece andare in una parrocchia di Nichelino per un faccia a faccia con Marco Bonatti, direttore della Voce del Popolo, a conclusione di un ciclo di incontri su fede e laicità. La «zarina», però, conversando con i giornalisti in mattinata aveva ribadito di non aver «pregiudiziali sui nomi nel listino anche se preferirei una donna. E’ un accordo tecnico e ho chiesto alla Federazione della sinistra di indicare una rosa dei nomi».
Alla fine toccherà al segretario Morgando trovare un punto di intesa e poi sottoporre la questione al vaglio di un vertice di maggioranza convocato per domani pomeriggio. La presidente però è determinata: «Non dobbiamo chiedere i quarti di nobiltà, la sua posizione sulla Tav o altro. E’ un posto di maggioranza al quale rinunciamo in cambio di un accordo». La presidente avrebbe avuto garanzie su una campagna soft e su un comportamento in aula non ostruzionistico. Ma questo non basta a risolvere il caso Chieppa.
Come si è arrivati a questa situazione? Gli accordi nazionali nella Federazione della Sinistra assegnano il capolista sul proporzionale al Prc e il posto nel listino agli uomini di Diliberto, Chieppa appunto. Bresso e Morgando non hanno posto veti sul listino. Il problema è che non tutti nel Pd sono d’accordo con l’intesa tecnica con la sinistra radicale, in primis il sindaco di Torino e il presidente della Provincia, i parlamentari Merlo ed Esposito. E poi c’è il problema Chieppa. Il sindaco sta raccogliendo una raccolta con tutte le dichiarazioni del segretario comunista e, in caso di conferma dell’intesa, è pronto a sparare a zero. E Merlo ed Esposito hanno messo nero su bianco i motivi di imbarazzo nell’accettare Chieppa: «Da ultimo la campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani».
Così per evitare una divisione nel partito si è cercata una soluzione di compromesso che da una parte conferma dell’accordo tecnico con la sinistra radicale e, dall’altra, pone rigidi paletti per l’ingresso nel listino. Il primo a muoversi su questa linea è Aldo Corgiat (mozione Bersani): «Non è accettabile la presenza di candidati che fanno dell’ingiuria e della provocazione anche personale contro i dirigenti del Pd il loro metodo di espressione politica». Sulla stessa falsariga si muove anche la mozione Marino. E c’è anche un documento di maggioranza firmato dai vicesegretari Fornaro e Marino e da Lorusso e Gentile che si può sintetizzare così: sì alla Sinistra no a Chieppa. Documento che vedrà l’astensione di Esposito.

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Mercedes risponde all’allarme del sindaco la sinistra non avrà posti in giunta

gennaio 19th, 2010 — 9:34am

BEPPE MINELLO, MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

«Anche con Rifondazione in giunta la Regione ha senza indugio preso decisioni per realizzare la Tav a differenza del centrodestra che nel 2005 fu ben contento di rinviare i sondaggi per timore del voto regionale». Fatta questa premessa la presidente Mercedes Bresso lascia la porta aperta ad un eventuale accordo tattico con la Federazione della Sinistra. E lo fa anche il segretario regionale, Gianfranco Morgando. Una risposta corale dopo l’avviso ai naviganti lanciato dal sindaco Sergio Chiamparino, che aveva sollevato dubbi sull’opportunità di siglare intese con chi, come il leader di Prc, Paolo Ferrero, ha sempre fatto ostruzionismo contro la Tav anche quando era nel governo Prodi.  Morgando sottolinea come «una delle cause della rottura con la sinistra e la scelta di non fare accordi di governo è stata proprio la radicale differenza di vedute sulla Torino-Lione». Prc e Pdci, dunque, non avranno posti in giunta e non faranno parte della maggioranza ma la «zarina» mette in evidenza come sul fronte opposto ci sia «una coalizione fortemente sbilanciata con la Lega Nord e La Destra che esprimono posizioni estremiste». E aggiunge: «Non capisco quale sia il problema nel discutere un’ipotesi tecnica con una forza con la quale stiamo governando con profitto e dalla quale ci dividono alcune idee e non un abisso». Del resto «sulla Tav siamo andati avanti senza il loro dissenso». Bresso si riferisce alla richiesta di ritorno della Tav all’interno della Legge Obiettivo, al via libera al piano dei sondaggi, attualmente in corso, al piano per il trasporto ferroviario locale. Dunque, per la «zarina» non ci sono dubbi «sul nostro sì alla Tav». Nessun imbarazzo nel firmare quel Patto che dovrebbe essere sottoscritto domenica nel corso della manifestazione organizzata in modo bipartisan da Chiamparino, dal sottosegretario ai Trasporti, Mino Giacchino, e dai parlamentari Esposito, Merlo, Napoli e Zanetta. Anche la Sinistra, però, conferma la sua contrarietà: «Fa bene Chiamparino a  reoccuparsi ma farebbe meglio a fare i conti con il No dei sindaci e degli amministratori Pd». Ecco perché Roberto Cota, candidato alle regionali per il centrodestra, ha buon gioco ad attaccare: «La nostra posizione è limpida ed è il Pd a dover far chiarezza sulle alleanze e al proprio interno». All’interno del Pd, comunque, si sta arrivando alla resa dei conti con i «ribelli» della Valsusa. Morgando ha incontrato i componenti della commissione di garanzia regionale e il segretario provinciale, Gioacchino Cuntrò, è salito a Sant’Antonino per una riunione con i segretari di circolo. Due gli obiettivi: creare un coordinamento territoriale senza gli amministratori e strappare la loro adesione alla manifestazione Pro Tav. Adesione che è arrivata ieri sera da parte del Consiglio comunale dove è stato votato un ordine del giorno presentato dal capogruppo del Pd, Andrea Giorgis, dai Moderati e Italia dei valori. La maggioranza di centrosinistra l’ha votato ma non è riuscita a portarsi appresso il sì di Sinistra e Libertà che non ha votato le due righe di adesione alla manifestazione. Mentre Gallo (Nuova sinistra) non ha partecipato al voto così come An-Pdl e FI-Pdl perché non è stato accolto il loro emendamento che pretendeva «chiarezza, cioè che la Bresso non faccia accordi di nessun genere con le forze politiche ostili alla Tav». La Lega ha tagliato corto e votato «no, perché domenica sarà solo una passeggiata elettorale, noi i documenti di sostegno alla Tav li abbiamo già sottoscritti in tempi non sospetti».

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Il Pd chiede al sindaco di fare il capolista del partito alle Regionali

gennaio 14th, 2010 — 7:58am

DIEGO LONGHIN
Chi fino a poco tempo fa qualcuno malignamente considerava come il più acerrimo antagonista della Bresso potrebbe diventare il primo sostenitore della presidente. In cima alle liste del Pd alle regionali potrebbe comparire il nome del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, dopo che martedì sera, intorno alle sei e mezza hanno bussato alla porta dell´ufficio del primo cittadino il segretario regionale, Gianfranco Morgando, e il numero uno provinciale, Gioacchino Cuntrò. Obiettivo? Sondare la disponibilità di Chiamparino a candidarsi. Risposta? «Né si né no: discutiamone, valutando pro e contro». E i contro che si fanno già sentire, come la richiesta di Roberto Ravello, capogruppo di An-Pdl, di «dimissioni prima di una candidatura».
La scelta sarebbe dettata dalla necessità di rafforzare le chance di vittoria del centrosinistra, contrapponendo al centrodestra, guidato dal leghista Roberto Cota, una squadra di primo livello, formata da amministratori e rappresentanti istituzionali.
Il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, si limita a dire che «il Pd è consapevole che a Torino si gioca in larga parte la sfida. Ed è orientato a fare liste che siano espressione della volontà di vincere. Saranno quindi presi in considerazione i contributi che possono arrivare da amministratori autorevoli». La presidente Mercedes Bresso si dice favorevole ad una partecipazione del sindaco: «Una scelta importante – sottolinea Bresso – un´opportunità positiva perché in ogni competizione le forze migliori vanno candidate: primo perché possono portare voti, secondo perché la loro presenza sarebbe una conferma dell´unità di intenti e dell´impegno massimo del partito nella ricerca del risultato».
Entusiasta il capogruppo del Pd a Palazzo Civico, Andrea Giorgis: «Sarebbe un segno di unità del Pd. Si offrirebbe ai nostri elettori una conferma della credibilità di questo partito viste le lacerazioni che si stanno vivendo altrove». Anche Roberto Tricarico, esponente della mozione Marino, non ha dubbi: «Il sindaco è una carta vincente al servizio della Bresso e dell´intera coalizione».
Più perplesso l´onorevole Stefano Esposito: «Chiamparino non ha bisogno di candidarsi – dice Esposito – perché dobbiamo offrire il fianco alla destra che avrà buon gioco a dire che Bresso ha bisogno di un padrino. Si può discutere solo se saranno candidati diversi amministratori, da Neirotti ad Accossato». Ed anche il sindaco di Settimo, Aldo Corgiat, leader dell´area Bersani, invita a riflettere: «Chiamparino è una risorsa importane, ma siamo sicuri che sia corretto utilizzarla ora?».
Le liste si chiuderanno il primo febbraio. Se Chiamparino non sarà disponibile l´alternativa sarebbe un tandem Davide Gariglio, presidente del Consiglio regionale, e Roberto Placido, suo vice. Entrambi non vedono di buon occhio lo scivolone di un posto.

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La sinistra attacca il Pd “Vuole scaricare Bresso”

dicembre 2nd, 2009 — 10:56am

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Dobbiamo dedurre che il giudizio del Pd sull’operato di Mercedes Bresso e della sua giunta non è più positivo». La sinistra radicale spara a zero contro il segretario democratico, Gianfranco Morgando, che davanti al leader nazionale dell’Udc annuncia che in «Regione un ciclo politico sta finendo e serve una nuova stagione del centrosinistra non in continuità con il passato». Armando Petrini (Prc) e Vincenzo Chieppa (Pdci) aggiungono: «L’Udc ha detto chiaramente cosa intende per discontinuità: privatizzare la sanità e costruire nuove centrali nucleari. Se il Pd vuole andare avanti su questa linea lo faccia pure ma senza la federazione della sinistra».

E Chieppa, poi, solleva il caso nel corso della seduta del Consiglio regionale dove il capogruppo del Pdl Angelo Burzi ha buon gioco a sottolineare le divisioni del centrosinistra a partire dalla Tav. La realizzazione della Torino-Lione, infatti, è stata indicata da Morgando come prioritaria per un programma di coalizione. Il sì alla Tav, dunque, diventa lo spartiacque nei confronti di una sinistra radicale che si batte contro quell’opera giudicata inutile. Ma c’è un problema: la maggioranza del Pd della Valsusa e della Valsangone osteggia la Torino-Lione e lo riafferma in un documento approvato poche ore dopo l’intervento di Morgando agli stati generali dell’Udc.

In quel documento si ribadisce la linea contraria alla realizzazione della Torino-Lione, sottolineando il fatto che non si debba accelerare l’apertura dei cantieri perché «sul nostro territorio permangono forti perplessità sull’utilità della stessa». E poi si ribadisce che il «dissenso in un partito plurale va rispettato e non eliminato» e si respinge al mittente la scelta di Morgando di nominare un inviato speciale del partito in quelle valli.

Il segretario prende tempo: «Ne parleremo venerdì alla presenza di Bersani». E commenta: «Registro il dissenso espresso dalla maggioranza del coordinamento del Pd della Valle di Susa nei confronti del documento approvato dall’Assemblea regionale del partito, documento che ho condiviso». Il parlamentare Stefano Esposito fa un’analisi diversa: «Il vero tema del Pd è che cosa fare nei confronti dei ribelli della Valsusa. A livello regionale, infatti, non possiamo avviare una discussione su tenere o buttare a mare l’alleanza con Prc e Pdci se continuano ad essere iscritti al partito amministratori come Plano, Matteoli e Durbiano che sulla Tav hanno le stesse posizioni della sinistra radicale anzi, a volte sono più estremiste».

La palla, adesso, passa a Bersani. E resta da capire anche che cosa dirà la presidente della Regione, Mercedes Bresso, che non vuole costruire nuove centrali nucleari in Piemonte e che si vanta dei successi del sistema sanitario piemontese dove il ruolo del pubblico è centrale. Il vicesegretario del Pd Mariano Rabino si sforza di spiegare: «Partendo da un confronto programmatico con l’attuale maggioranza abbiamo l’ambizione di allargare i confini della coalizione instaurando un dialogo con l’Udc». E l’altro vice, Federico Fornaro, aggiunge: «La giunta Bresso ha ben governato ma serve un nuovo patto per il governo del Piemonte».

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Il funambolo Pierferdi disorienta la platea

dicembre 1st, 2009 — 2:56pm

SARA STRIPPOLI – REPUBBLICA

A destra, a sinistra o al centro da soli? Per quanto Pierferdinando Casini sia bravissimo a smantellare l´accusa di funambolo opportunista, chi si aspettava di capire da quale parte pende adesso l´ago della bilancia Udc, esce dall´hotel Fortino con un vago senso di vertigine. «Boh, sono confuso e neppure tanto felice», si lascia scappare Giovanni Negro, ex-assessore a viabilità e trasporti della Provincia di Cuneo.«Io a dir la verità non ci ho capito niente», è il messaggio sincero che consegna fuori dalla sala al segretario regionale Alberto Goffi. Walter Boero, iscritto Udc, invece è sicuro di aver letto fra le righe: «Si va con il centrosinistra, i segnali sono abbastanza chiari». Per passare ai volti noti di qua e di là, il ciellino Giampiero Leo rivela di essere stato preso sottobraccio da Casini il quale gli avrebbe sussurrato il suo desiderio di andare insieme: «Ovviamente intendo noi democristiani», si affretta a precisare a scanso di equivoci. Sul futuro delle alleanze, però, anche il molto informato Leo non può spacciare certezze che non ha: «Il passaggio sul nucleare che la Bresso non vuole a tutti i costi mi sembra un ulteriore paletto. Fatti i conti e sentiti gli umori di Delfino e altri, mi pare che alla fine la bilancia penda leggerissimamente da parte del centrodestra». Sull´altro fronte, l´onorevole Pd Stefano Esposito pensa che il messaggio sia di segno opposto: «Abbiamo assistito ad un intervento improntato al cerchiobottismo puro, un colpo di qua e uno di là. Dopodiché, mi sembra si possa affermare che sia stato dato un segnale a favore del centrosinistra. Tocca adesso al Pd assumere il ruolo di partito guida». In zona centro-centro, l´uomo della nuova Alleanza per l´Italia Marco Calgaro, in prima fila accanto al suo compagno di percorso Gianni Vernetti, fa notare la sintonia di vedute con Casini, ma alla fine anche lui non si sente di scommettere sulla scelta finale: «se alla fine sarà il centrodestra noi ovviamente non ci stiamo». Giacomo Portas, leader dei Moderati, esce sorridendo: «Per il momento è caduto il veto su Bresso e questo è un elemento di soddisfazione. Non resta che sperare che alla fine la corsa sia con il centrosinistra».

Nel gruppetto dominato da Deodato Scanderebech il dibattito ferve. Che cosa ha capito l´onnipresente Deo? «Io credo che alla fine potremmo andare da soli», la sua prima risposta. Non troppo convinta, però. Un attimo dopo, si volta e rilancia il ritornello di rito: «è il programma che fa la differenza». Accanto a lui, Francesco De Marco sembra sicuro di sé: «mi sembra evidente che le parole di Casini indicano un avvicinamento al centrosinistra». Lina Visentin, segretaria del circolo Udc di Rivoli segue le parole di Scanderebech e scuote la testa: «La scelta di andare da soli mi pare davvero una decisione sterile». Enzo Acoi, del direttivo politico è battagliero: «Non cerchiamo di dare interpretazioni. Casini ha parlato chiaro, a fare la differenza è il programma». Ennio Galasso, avvocato e segretario cittadino Udc svicola e la butta in scherzo. Secondo lei, l´Udc andrà a sinistra, a destra o da sola? «In alto», risponde ridendo. Salvo poi incassare la battuta di un amico di partito: «Galasso punta sempre verso l´alto. Non sarebbe una novità». Alberto Goffi e Michele Vietti sono freneticamente impegnati a tessere reti e a dedicarsi alle pubbliche relazioni e seguono il dibattito senza battere ciglio. Vietato pronunciarsi oggi. Parla Casini. Amico Ghigo, amico Morgando. Stretta di mano, pacca sulle spalle. «Ma non abbiamo certo paura di andare da soli».

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Bersani: Bresso sì “Ma con l’Udc trattiamo noi”

novembre 17th, 2009 — 9:21pm

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

La candidata del Pd per le Regionali è Mercedes Bresso, ma il segretario piemontese Gianfranco Morgando ha ricevuto il mandato da Roma per aprire le trattative con le altre formazioni politiche a partire dall’Udc. Si chiude così, dopo quasi un’ora, il confronto tra il leader nazionale dei Democratici Pier Luigi Bersani e la «zarina». Una riunione nata dopo le esternazioni della presidente contro il partito di Casini – in qualche modo accusato di vicinanza alla mafia – che hanno irritato il segretario nazionale alle prese con un complesso risiko di alleanze e desistenze in tutta Italia.

E così in quei sessanta minuti di colloquio – a cui hanno partecipato anche Enrico Letta e Morgando – sono state scelte le strategie per rimettere in carreggiata quella candidatura messa a rischio da una serie di errori di comunicazione. E la ripartenza è dalle conclusioni dell’assemblea regionale del Pd che puntano a riequilibrare il rapporto tra la candidata e il partito. Bersani insomma vuole un Pd protagonista attivo e non subordinato a singole personalità. Non per niente Morgando sottolinea di «aver ricevuto da Bersani il mandato di aprire un confronto politico e programmatico con tutte le forze con cui si possono fare delle alleanze».

Nello stesso tempo Bersani ha rinnovato la fiducia nella Bresso invitandola, però, a usare toni più bassi. La «zarina» incassa il risultato e fa sapere di essere soddisfatta per l’esito dell’incontro sottolineando anche la sua ampia disponibilità ad aprire una trattativa programmatica con i centristi.

Adesso tocca a Morgando trovare i punti che permettano di arrivare a un’intesa con l’Udc o, quantomeno, di garantirsi una posizione di neutralità. Il segretario cercherà di esaltare gli aspetti di discontinuità tra il primo e il secondo tempo del centrosinistra alla guida del Piemonte. Ma Morgando dovrà guardare con attenzione anche all’attivismo degli uomini di Casini. Ieri il leader piemontese Michele Vietti ha incontrato i vertici del Pdl (incontro interlocutorio che però segna un disgelo nei rapporti) e poi i parlamentari Marco Calgaro e Gianni Vernetti che hanno lasciato il Pd per Alleanza per l’Italia.

Alla fine della riunione è stato deciso di dar vita a un patto di consultazione permanente in vista delle prossime regionali. Calgaro e Vernetti sostengono la necessità di «un nuovo centrosinistra che rompa con la sinistra radicale e apra all’Udc». E poi suggeriscono di concentrarsi sul programma «per poi scegliere il candidato che lo interpreti». Vietti si limita a dire che chi vuole «far nascere nuove coalizioni deve tener conto di questo fervore di novità politiche al centro dello schieramento senza pensare a semplici riedizioni del passato». Sinistra e Libertà sottolinea come «Bresso meriti di essere riconfermata» mentre Stefano Esposito (Pd) commenta: «Conoscendo l’antiberlusconismo di Calgaro non si può che giudicare positivamente questo patto».

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BASTA AI PIANI B. BISOGNA LAVORARE PER IL BIS DI BRESSO

novembre 13th, 2009 — 11:36am

Caro direttore, meglio Bresso o Chiamparino? Diciamolo con franchezza: è giunto il tempo di porre fine a discussioni meramente teoriche su quale possa essere il candidato più «forte» per il centro sinistra in vista delle regionali del 2010. Sicuramente in alcuni salotti torinesi o nel mondo del gossip politico (abilmente alimentato) il “piano b” che dovrebbe portare Chiamparino a detronizzare la Bresso non deve mancare di fascinazione e di capacità di suscitare “appassionanti discussioni”. Ma ciò che può piacere in teoria non sempre trova fondamento nel mondo empirico.

Il sindaco di Torino è un dirigente di primo piano del Pd, conosce le regole che ci siamo dati e sono certo che se avesse ritenuto necessario mettere a disposizione la sua candidatura per la presidenza della Regione lo avrebbe fatto. Peraltro nelle ultime settimane, ha più volte dichiarato che intende terminare il suo mandato di sindaco e che sosterrà la presidente Bresso. Quindi non si vede proprio perché continuare a insistere mediaticamente su qualcosa che non trova riscontro in “fatti concludenti”, per usare la fraseologia cara a Boffano.

Di “fatti concludenti”, invece, ve ne sono a sostegno della ricandidatura della Bresso: ad esempio l´azione di governo di questi cinque anni e i risultati raggiunti. Da questo, e non dai sondaggi, si deve ripartire: costruendo un programma chiaro insieme con tutte le forze politiche disponibili. Il Pd del Piemonte non intende mettere nessuno di fronte a dei fatti compiuti, né limitarsi a proporre una continuità con il passato. Il segretario Morgando e la nuova dirigenza stanno lavorando per creare una coalizione la più ampia possibile, e, al tempo stesso, coesa. Il Pd si propone come perno di un´alleanza riformista capace di allargare i confini intorno a chiari punti programmatici. Auspico che di questa alleanza l´Udc faccia parte. Sono convinto che il partito di Casini e Vietti rappresenti un alleato importante con il quale costruire un´alternativa politica al centrodestra. Però ci sono alcuni aspetti da chiarire. Innanzitutto l´Udc deve sciogliere il nodo del proprio collocamento, perché non può pretendere di trattare su più tavoli. Apprezzo la volontà di rimarcare la loro autonomia per contrastare la logica bipartitica, ma il confronto si faccia su idee e programmi senza ridurlo a trattative di posizioni di potere e poltrone. Nel primo caso non ho dubbi che prevarranno le affinità politiche, culturali e anche morali tra noi del Pd e l´Udc, affinità che non mi pare davvero di riscontrare nel campo avverso. Il secondo aspetto riguarda il fatto che in politica nulla resta senza conseguenze. L´Udc ha stretto un accordo con il Pd in occasione delle elezioni per le province di Torino e di Alessandria. Che cosa accadrebbe se alle regionali l´Udc dovesse correre a sostegno del candidato del centro destra? Credo che di questo si debba parlare e non di piani “b”.

Lettera al direttore de La Repubblica

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“Con un patto nazionale ci sta un candidato Udc”

novembre 5th, 2009 — 9:47am

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Porte aperte all’Udc. Porte sbarrate al sogno degli uomini di Casini e del rutelliano Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, di sostituire Mercedes Bresso con Sergio Chiamparino alla guida del Piemonte. Gli uomini di Bersani a Roma e a Torino fissano i confini del dialogo con i centristi e si spingono ad ipotizzare «all’interno di un accordo strategico nazionale, e dunque di un cambiamento radicale della geografia politica italiana di un’eventuale candidatura alternativa alla Bresso». Aldo Corgiat il coordinatore piemontese della mozione, però, aggiunge: «Deve essere chiaro che il confronto lo si può aprire solo sul nome di una personalità dell’Udc (Vietti ad esempio, ndr.) perché escludo che il Pd possa accettare di scartare Bresso e sostituirla con il sindaco».

Le fibrillazioni politiche sotto la Mole nascono dalla decisione della «zarina» di partire con una campagna di posizionamento sui mezzi Gtt. Una scelta dettata dalla volontà di marcare il territorio e di affermare nei confronti del centrodestra ma, soprattutto, all’interno del centrosinistra e di quelli che dietro le quinte la criticano che Bresso c’è. Risultato ottenuto visto le proteste del segretario dell’Udc. Alberto Goffi l’accusa di scorrettezza «visto che nel corso di un eventuale trattativa non si tiene conto delle nostre perplessità sul suo nome».

La «zarina» si dice stupite delle reazioni perché «sono stata riconfermata all’unanimità dal mio partito e sul mio nome è arrivato il consenso dell’attuale maggioranza». E sottolinea anche il fatto «che nei poster non ci sono impegni di programma perché su questi la discussione con la maggioranza e i potenziali futuri alleati è aperta».

Tutto vero, certo. Ma Bresso non può ignorare il veto dell’Udc sul suo nome a cui ieri si è aggiunto quello di Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, e co-fondatore del movimento di Rutelli. E Dellai arriva a chiedere apertamente al Pd di sostituirla con Chiamparino. Operazione che il sito specializzato Affariitaliani.it dava per conclusa e che invece viene smentita da Filippo Penati, braccio destro di Bersani: «Non esistono accordi nazionali sul Piemonte e non c’è nessun accordo nazionale che possa passare sulla testa di chi governa i territori. Laddove c’è la disponibilità di governatori come la Bresso, bisogna prenderla in considerazione molto attentamente».

La sensazione è che si stiano ancora giocando i preliminari di un lungo torneo dove l’Udc ha tutto l’interesse a fare melina – ieri Berlusconi ha cercato il leader centrista – e prendere tempo per sfruttare al massimo il ruolo di ago della bilancia in alcune regioni. Ecco perché Casini, alla fine dell’incontro con Bersani, ribadisce: «Per le regionali la nostra determinazione è di andare da soli. Ci saranno convergenze sui programmi e sui progetti di modernizzazione delle regioni ma saranno eccezioni».

Parole che spingono il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, a spiegare: «L’Udc non può continuare a fare l’ape che vola di fiore in fiore e non scegliere se stare con il Pd o con Berlusconi. Noi siamo interessati ad un accordo sulla base di un programma e di una loro scelta strategica di alleanze. A queste condizioni siamo disponibili ad avviare un ragionamento su un loro candidato alla presidenza ma non ci possono imporre un nome soprattutto devono rispettare le scelte di Chiamparino che ha ufficialmente affermato di non essere in corsa per la Regione e di sostenere Bresso».

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Bresso si sente più forte

ottobre 27th, 2009 — 9:47am

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Non ti curar di loro ma guarda e passa». Mercedes Bresso cita Dante per liquidare «definitivamente» tutti i personaggi che, malgrado i risultati delle primarie, continuano in qualche modo a mettere in discussione la sua candidatura alle regionali. Tra i vertici istituzionali targati Pd la Bresso è l’unica ad uscire rafforzata. Il popolo delle primarie ha scelto i vincitori ma dietro al risultato si può leggere la nuova geografia del potere tra le varie correnti e i loro leader.

Bresso, dunque. La Governatrice ha scelto di puntare su Bersani e Morgando, ci ha messo anche la faccia, e adesso si gode la vittoria dei suoi candidati che di fatto ne «blindano» la riconferma: «Fra pochi giorni parte la pre-campagna elettorale».

Morgando non vince solo le primarie ma riconferma la sua leadership all’interno dei cattolici democratici. Lo fa acquisendo crediti nazionali – ha rotto la vecchia alleanza con Fioroni e Marini e si è schierato con Bersani sulla scia di Martinazzoli e Follini – e intrecciando un rapporto diretto con Rosy Bindi (la posizione di Mauro Marino viene rafforzata) ed Enrico Letta. La sua vittoria mette in difficoltà il parlamentare Giorgio Merlo e il numero 2 in Regione, Stefano Lepri che si sono spesi scommettendo sulla vittoria di Damiano.

Sul fronte opposto problemi analoghi hanno Marco Calgaro e Davide Gariglio. I leader di Piemonte Europa hanno deciso di contarsi e di presentare, solo in provincia di Torino, una lista a sostegno di Morgando. Alla fine raccolgono 8.357 voti anche grazie al lavoro dell’area laica e socialista di Salvatore Gallo e della coppia Laus-Gentile. In tutto il 5,5%, terzo posto dietro anche alla formazione messa su in fretta e furia dal coordinatore regionale Aldo Corgiat e da Roberto Placido. Sul fronte ex ppi resta stabile la posizione di Antonio Saitta che paga il fatto di essersi schierato, solo alla vigilia del voto, per Morgando.

I due (anche se qualcuno ha iniziato a borbottare per la sconfitta subita da Morgando a Borgo Vittoria, caposaldo del vicepresidente del Consiglio regionale), con il parlamentare Stefano Esposito sono tra i vincitori di queste primarie. Nel difficile lavoro di composizione e ricomposizione degli schieramenti che alle Europee avevano segnato la sconfitta degli ex Ds hanno lavorato per ricostruire proprio quel vecchio sodalizio. Esposito ha ricucito con la Bresso e l’area di Piemonte Democratico. Corgiat ha lavorato su altri dirigenti e amministratori. Il risultato? Il bacino costruito negli anni da Piero Fassino alla fine si è quasi prosciugato. Resiste solo una piccola pattuglia di fedelissimi: Rossomando, Giorgis, Migliasso e Ardito.

L’ex segretario dei Ds si è speso molto per vincere in Piemonte. La scelta di Damiano nasce proprio sulla scommessa di poter sfondare a Torino puntando sui temi del lavoro e della tutela sociale cavalli di battaglia del vecchio Pci. La scommessa è sulla possibilità di giocare sul voto disgiunto. Qualche segnale c’è. L’ex segretario Pds Rocco Larizza, infatti, si schiera a fianco di Damiano. E poi c’è il sindaco che può rilanciare il grande patto che nel 1993 ha portato Valentino Castellani alla guida della città. Anche il Professore si spende per l’ex ministro.

Qualche risultato c’è ma tale da non sovvertire l’esito finale del voto. Sotto la Mole, infatti, Morgando registra il peggior risultato in Piemonte. Le due liste a favore di Damiano una delle performance migliori. L’«effetto Chiampa» vale 4,82 punti in meno per Morgando e 4,27 in più per l’ex ministro. Ma vale solo a Torino città. Il sindaco paga, probabilmente, le sue posizioni critiche verso il Pd e risulta indebolito a livello regionale e nazionale.

In difficoltà sembrano anche i rutelliani che restano nel Pd. Almeno per ora. Vernetti, Peveraro e Rabino hanno appoggiato Damiano convinti di ripetere l’exploit del 2007 quando del Piemonte 2 garantì l’ottima performance di Gianluca Susta. Questa volta il colpo non riesce e le primarie registrano anche un calo dei consensi rispetto al voto degli iscritti.

E poi vince Tricarico: supera il 17% e conquista 70 seggi ma questo non gli consente di svolgere quel ruolo di ago della bilancia che forse sognava.

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Nasce il partito delle primarie “Scegliamo così il sindaco”

ottobre 27th, 2009 — 9:37am

MARCO TRABUCCO – Repubblica

«Mi sembra che la vittoria di Bersani, qui in Piemonte, sia una sconfitta per Chiamparino e una vittoria di Bresso che vede così rafforzata la sua ricandidatura alle Regionali». L´analisi è di Enzo Ghigo, coordinatore piemontese del Pdl, il cui ritorno in campo come possibile sfidante dell´attuale presidente, a marzo, sembra sempre più probabile.

Ghigo non nasconde che il suo commento sia interessato: «Quello che disse Casini qualche tempo fa, “mai con Bresso e mai con Cota”, mi fa pensare che la situazione attuale renda più facile un nostro riavvicinamento all´Udc il cui riferimento nel Pd è proprio Chiamparino. Con l´Udc d´altronde abbiamo riaperto una dialogo sia a livello regionale che nazionale che auspico possa concludersi positivamente».Quel che è certo è che le primarie democratiche concludono la stagione delle chiacchiere e aprono quella dei discorsi concreti anche in Piemonte. Anche se l´analisi di Ghigo (pur condivisa da molti, sottovoce, nel Pd) viene in parte smentita a stretto giro di posta dal leader Udc Michele Vietti: «Siamo contenti che dopo anni di autosufficienza il Pdl piemontese si accorga di nuovo di noi. Però loro , sul candidato, continuano a navigare nell´incertezza. Le primarie del Pd per noi non cambiano nulla rispetto a prima: solo che adesso, con Bersani e Morgando eletti con solide maggioranze, sarà possibile affrontare discorsi molto più concreti». Parole che sembrano un´apertura a possibili alleanze che però, specifica Vietti, «come i fatti di sabato dimostrano è chiaro che devono avere un confine preciso a sinistra».

Gli replica subito Bresso: «È chiaro che far parte di una maggioranza vuol dire avere anche il senso della responsabilità e qualcuno nel Pdci non l´ha capito». Poi sorride a chi le domanda se si sente più forte dopo la vittoria di Bersani: «Tutti in Piemonte mi avevano garantito il loro appoggio». Conclude: «Le primarie sono state un grande esempio di democrazia è chiaro che d´ora in poi dovranno essere usate dal Pd per tutte le scelte». Un´idea che trova d´accordo il parlamentare Stefano Esposito con Aldo Corgiat il grande tessitore della rete che ha portato alla vittoria di Morgando: «L´unica scelta che non farei con le primarie è quella per il segretario, che spetta agli iscritti. Sono invece imprescindibili per le amministrative, prima di tutto per il sindaco di Torino il prossimo anno. E anche, se non cambia la legge, per scegliere chi si dovrà candidare in parlamento». Esposito però specifica: «Prima però pensiamo a vincere le Regionali».

Anche perché se non si dovesse vincerle il Pd rischia davvero la scissione. Ieri il gruppo che appoggiava Cesare Damiano (Fassino, i parlamentari Gianni Vernetti, e Giorgio Merlo, il coordinatore Mariano Rabino, il consigliere regionale cattolico Stefano Lepri, il capogruppo comunale Andrea Giorgis) si sono a lungo riuniti per decidere il da fare. L´idea è quella di creare qui in Piemonte una corrente (anche senza riferimenti nazionali) e di aspettare il 28 marzo: se si dovesse perdere allora potrebbe iniziare la diaspora, con i rutelliani e qualche cattolico in fuga verso il centro: «Non è argomento all´ordine del giorno – specifica Vernetti che dell´ex sindaco di Roma è il rappresentante piemontese – aspettiamo di vedere cosa farà Morgando. Certo in questo Pd c´è il rischio di una deriva socialdemocratica che ci riporta indietro. Se sarà così vedremo. Ma una scissione non è cosa che si possa decidere in poche ore e nemmeno in pochi giorni».

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