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BASTA AI PIANI B. BISOGNA LAVORARE PER IL BIS DI BRESSO

novembre 13th, 2009 — 11:36am

Caro direttore, meglio Bresso o Chiamparino? Diciamolo con franchezza: è giunto il tempo di porre fine a discussioni meramente teoriche su quale possa essere il candidato più «forte» per il centro sinistra in vista delle regionali del 2010. Sicuramente in alcuni salotti torinesi o nel mondo del gossip politico (abilmente alimentato) il “piano b” che dovrebbe portare Chiamparino a detronizzare la Bresso non deve mancare di fascinazione e di capacità di suscitare “appassionanti discussioni”. Ma ciò che può piacere in teoria non sempre trova fondamento nel mondo empirico.

Il sindaco di Torino è un dirigente di primo piano del Pd, conosce le regole che ci siamo dati e sono certo che se avesse ritenuto necessario mettere a disposizione la sua candidatura per la presidenza della Regione lo avrebbe fatto. Peraltro nelle ultime settimane, ha più volte dichiarato che intende terminare il suo mandato di sindaco e che sosterrà la presidente Bresso. Quindi non si vede proprio perché continuare a insistere mediaticamente su qualcosa che non trova riscontro in “fatti concludenti”, per usare la fraseologia cara a Boffano.

Di “fatti concludenti”, invece, ve ne sono a sostegno della ricandidatura della Bresso: ad esempio l´azione di governo di questi cinque anni e i risultati raggiunti. Da questo, e non dai sondaggi, si deve ripartire: costruendo un programma chiaro insieme con tutte le forze politiche disponibili. Il Pd del Piemonte non intende mettere nessuno di fronte a dei fatti compiuti, né limitarsi a proporre una continuità con il passato. Il segretario Morgando e la nuova dirigenza stanno lavorando per creare una coalizione la più ampia possibile, e, al tempo stesso, coesa. Il Pd si propone come perno di un´alleanza riformista capace di allargare i confini intorno a chiari punti programmatici. Auspico che di questa alleanza l´Udc faccia parte. Sono convinto che il partito di Casini e Vietti rappresenti un alleato importante con il quale costruire un´alternativa politica al centrodestra. Però ci sono alcuni aspetti da chiarire. Innanzitutto l´Udc deve sciogliere il nodo del proprio collocamento, perché non può pretendere di trattare su più tavoli. Apprezzo la volontà di rimarcare la loro autonomia per contrastare la logica bipartitica, ma il confronto si faccia su idee e programmi senza ridurlo a trattative di posizioni di potere e poltrone. Nel primo caso non ho dubbi che prevarranno le affinità politiche, culturali e anche morali tra noi del Pd e l´Udc, affinità che non mi pare davvero di riscontrare nel campo avverso. Il secondo aspetto riguarda il fatto che in politica nulla resta senza conseguenze. L´Udc ha stretto un accordo con il Pd in occasione delle elezioni per le province di Torino e di Alessandria. Che cosa accadrebbe se alle regionali l´Udc dovesse correre a sostegno del candidato del centro destra? Credo che di questo si debba parlare e non di piani “b”.

Lettera al direttore de La Repubblica

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“Con un patto nazionale ci sta un candidato Udc”

novembre 5th, 2009 — 9:47am

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Porte aperte all’Udc. Porte sbarrate al sogno degli uomini di Casini e del rutelliano Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, di sostituire Mercedes Bresso con Sergio Chiamparino alla guida del Piemonte. Gli uomini di Bersani a Roma e a Torino fissano i confini del dialogo con i centristi e si spingono ad ipotizzare «all’interno di un accordo strategico nazionale, e dunque di un cambiamento radicale della geografia politica italiana di un’eventuale candidatura alternativa alla Bresso». Aldo Corgiat il coordinatore piemontese della mozione, però, aggiunge: «Deve essere chiaro che il confronto lo si può aprire solo sul nome di una personalità dell’Udc (Vietti ad esempio, ndr.) perché escludo che il Pd possa accettare di scartare Bresso e sostituirla con il sindaco».

Le fibrillazioni politiche sotto la Mole nascono dalla decisione della «zarina» di partire con una campagna di posizionamento sui mezzi Gtt. Una scelta dettata dalla volontà di marcare il territorio e di affermare nei confronti del centrodestra ma, soprattutto, all’interno del centrosinistra e di quelli che dietro le quinte la criticano che Bresso c’è. Risultato ottenuto visto le proteste del segretario dell’Udc. Alberto Goffi l’accusa di scorrettezza «visto che nel corso di un eventuale trattativa non si tiene conto delle nostre perplessità sul suo nome».

La «zarina» si dice stupite delle reazioni perché «sono stata riconfermata all’unanimità dal mio partito e sul mio nome è arrivato il consenso dell’attuale maggioranza». E sottolinea anche il fatto «che nei poster non ci sono impegni di programma perché su questi la discussione con la maggioranza e i potenziali futuri alleati è aperta».

Tutto vero, certo. Ma Bresso non può ignorare il veto dell’Udc sul suo nome a cui ieri si è aggiunto quello di Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, e co-fondatore del movimento di Rutelli. E Dellai arriva a chiedere apertamente al Pd di sostituirla con Chiamparino. Operazione che il sito specializzato Affariitaliani.it dava per conclusa e che invece viene smentita da Filippo Penati, braccio destro di Bersani: «Non esistono accordi nazionali sul Piemonte e non c’è nessun accordo nazionale che possa passare sulla testa di chi governa i territori. Laddove c’è la disponibilità di governatori come la Bresso, bisogna prenderla in considerazione molto attentamente».

La sensazione è che si stiano ancora giocando i preliminari di un lungo torneo dove l’Udc ha tutto l’interesse a fare melina – ieri Berlusconi ha cercato il leader centrista – e prendere tempo per sfruttare al massimo il ruolo di ago della bilancia in alcune regioni. Ecco perché Casini, alla fine dell’incontro con Bersani, ribadisce: «Per le regionali la nostra determinazione è di andare da soli. Ci saranno convergenze sui programmi e sui progetti di modernizzazione delle regioni ma saranno eccezioni».

Parole che spingono il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, a spiegare: «L’Udc non può continuare a fare l’ape che vola di fiore in fiore e non scegliere se stare con il Pd o con Berlusconi. Noi siamo interessati ad un accordo sulla base di un programma e di una loro scelta strategica di alleanze. A queste condizioni siamo disponibili ad avviare un ragionamento su un loro candidato alla presidenza ma non ci possono imporre un nome soprattutto devono rispettare le scelte di Chiamparino che ha ufficialmente affermato di non essere in corsa per la Regione e di sostenere Bresso».

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Bresso si sente più forte

ottobre 27th, 2009 — 9:47am

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Non ti curar di loro ma guarda e passa». Mercedes Bresso cita Dante per liquidare «definitivamente» tutti i personaggi che, malgrado i risultati delle primarie, continuano in qualche modo a mettere in discussione la sua candidatura alle regionali. Tra i vertici istituzionali targati Pd la Bresso è l’unica ad uscire rafforzata. Il popolo delle primarie ha scelto i vincitori ma dietro al risultato si può leggere la nuova geografia del potere tra le varie correnti e i loro leader.

Bresso, dunque. La Governatrice ha scelto di puntare su Bersani e Morgando, ci ha messo anche la faccia, e adesso si gode la vittoria dei suoi candidati che di fatto ne «blindano» la riconferma: «Fra pochi giorni parte la pre-campagna elettorale».

Morgando non vince solo le primarie ma riconferma la sua leadership all’interno dei cattolici democratici. Lo fa acquisendo crediti nazionali – ha rotto la vecchia alleanza con Fioroni e Marini e si è schierato con Bersani sulla scia di Martinazzoli e Follini – e intrecciando un rapporto diretto con Rosy Bindi (la posizione di Mauro Marino viene rafforzata) ed Enrico Letta. La sua vittoria mette in difficoltà il parlamentare Giorgio Merlo e il numero 2 in Regione, Stefano Lepri che si sono spesi scommettendo sulla vittoria di Damiano.

Sul fronte opposto problemi analoghi hanno Marco Calgaro e Davide Gariglio. I leader di Piemonte Europa hanno deciso di contarsi e di presentare, solo in provincia di Torino, una lista a sostegno di Morgando. Alla fine raccolgono 8.357 voti anche grazie al lavoro dell’area laica e socialista di Salvatore Gallo e della coppia Laus-Gentile. In tutto il 5,5%, terzo posto dietro anche alla formazione messa su in fretta e furia dal coordinatore regionale Aldo Corgiat e da Roberto Placido. Sul fronte ex ppi resta stabile la posizione di Antonio Saitta che paga il fatto di essersi schierato, solo alla vigilia del voto, per Morgando.

I due (anche se qualcuno ha iniziato a borbottare per la sconfitta subita da Morgando a Borgo Vittoria, caposaldo del vicepresidente del Consiglio regionale), con il parlamentare Stefano Esposito sono tra i vincitori di queste primarie. Nel difficile lavoro di composizione e ricomposizione degli schieramenti che alle Europee avevano segnato la sconfitta degli ex Ds hanno lavorato per ricostruire proprio quel vecchio sodalizio. Esposito ha ricucito con la Bresso e l’area di Piemonte Democratico. Corgiat ha lavorato su altri dirigenti e amministratori. Il risultato? Il bacino costruito negli anni da Piero Fassino alla fine si è quasi prosciugato. Resiste solo una piccola pattuglia di fedelissimi: Rossomando, Giorgis, Migliasso e Ardito.

L’ex segretario dei Ds si è speso molto per vincere in Piemonte. La scelta di Damiano nasce proprio sulla scommessa di poter sfondare a Torino puntando sui temi del lavoro e della tutela sociale cavalli di battaglia del vecchio Pci. La scommessa è sulla possibilità di giocare sul voto disgiunto. Qualche segnale c’è. L’ex segretario Pds Rocco Larizza, infatti, si schiera a fianco di Damiano. E poi c’è il sindaco che può rilanciare il grande patto che nel 1993 ha portato Valentino Castellani alla guida della città. Anche il Professore si spende per l’ex ministro.

Qualche risultato c’è ma tale da non sovvertire l’esito finale del voto. Sotto la Mole, infatti, Morgando registra il peggior risultato in Piemonte. Le due liste a favore di Damiano una delle performance migliori. L’«effetto Chiampa» vale 4,82 punti in meno per Morgando e 4,27 in più per l’ex ministro. Ma vale solo a Torino città. Il sindaco paga, probabilmente, le sue posizioni critiche verso il Pd e risulta indebolito a livello regionale e nazionale.

In difficoltà sembrano anche i rutelliani che restano nel Pd. Almeno per ora. Vernetti, Peveraro e Rabino hanno appoggiato Damiano convinti di ripetere l’exploit del 2007 quando del Piemonte 2 garantì l’ottima performance di Gianluca Susta. Questa volta il colpo non riesce e le primarie registrano anche un calo dei consensi rispetto al voto degli iscritti.

E poi vince Tricarico: supera il 17% e conquista 70 seggi ma questo non gli consente di svolgere quel ruolo di ago della bilancia che forse sognava.

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Nasce il partito delle primarie “Scegliamo così il sindaco”

ottobre 27th, 2009 — 9:37am

MARCO TRABUCCO – Repubblica

«Mi sembra che la vittoria di Bersani, qui in Piemonte, sia una sconfitta per Chiamparino e una vittoria di Bresso che vede così rafforzata la sua ricandidatura alle Regionali». L´analisi è di Enzo Ghigo, coordinatore piemontese del Pdl, il cui ritorno in campo come possibile sfidante dell´attuale presidente, a marzo, sembra sempre più probabile.

Ghigo non nasconde che il suo commento sia interessato: «Quello che disse Casini qualche tempo fa, “mai con Bresso e mai con Cota”, mi fa pensare che la situazione attuale renda più facile un nostro riavvicinamento all´Udc il cui riferimento nel Pd è proprio Chiamparino. Con l´Udc d´altronde abbiamo riaperto una dialogo sia a livello regionale che nazionale che auspico possa concludersi positivamente».Quel che è certo è che le primarie democratiche concludono la stagione delle chiacchiere e aprono quella dei discorsi concreti anche in Piemonte. Anche se l´analisi di Ghigo (pur condivisa da molti, sottovoce, nel Pd) viene in parte smentita a stretto giro di posta dal leader Udc Michele Vietti: «Siamo contenti che dopo anni di autosufficienza il Pdl piemontese si accorga di nuovo di noi. Però loro , sul candidato, continuano a navigare nell´incertezza. Le primarie del Pd per noi non cambiano nulla rispetto a prima: solo che adesso, con Bersani e Morgando eletti con solide maggioranze, sarà possibile affrontare discorsi molto più concreti». Parole che sembrano un´apertura a possibili alleanze che però, specifica Vietti, «come i fatti di sabato dimostrano è chiaro che devono avere un confine preciso a sinistra».

Gli replica subito Bresso: «È chiaro che far parte di una maggioranza vuol dire avere anche il senso della responsabilità e qualcuno nel Pdci non l´ha capito». Poi sorride a chi le domanda se si sente più forte dopo la vittoria di Bersani: «Tutti in Piemonte mi avevano garantito il loro appoggio». Conclude: «Le primarie sono state un grande esempio di democrazia è chiaro che d´ora in poi dovranno essere usate dal Pd per tutte le scelte». Un´idea che trova d´accordo il parlamentare Stefano Esposito con Aldo Corgiat il grande tessitore della rete che ha portato alla vittoria di Morgando: «L´unica scelta che non farei con le primarie è quella per il segretario, che spetta agli iscritti. Sono invece imprescindibili per le amministrative, prima di tutto per il sindaco di Torino il prossimo anno. E anche, se non cambia la legge, per scegliere chi si dovrà candidare in parlamento». Esposito però specifica: «Prima però pensiamo a vincere le Regionali».

Anche perché se non si dovesse vincerle il Pd rischia davvero la scissione. Ieri il gruppo che appoggiava Cesare Damiano (Fassino, i parlamentari Gianni Vernetti, e Giorgio Merlo, il coordinatore Mariano Rabino, il consigliere regionale cattolico Stefano Lepri, il capogruppo comunale Andrea Giorgis) si sono a lungo riuniti per decidere il da fare. L´idea è quella di creare qui in Piemonte una corrente (anche senza riferimenti nazionali) e di aspettare il 28 marzo: se si dovesse perdere allora potrebbe iniziare la diaspora, con i rutelliani e qualche cattolico in fuga verso il centro: «Non è argomento all´ordine del giorno – specifica Vernetti che dell´ex sindaco di Roma è il rappresentante piemontese – aspettiamo di vedere cosa farà Morgando. Certo in questo Pd c´è il rischio di una deriva socialdemocratica che ci riporta indietro. Se sarà così vedremo. Ma una scissione non è cosa che si possa decidere in poche ore e nemmeno in pochi giorni».

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Ossessioni di ferragosto

agosto 14th, 2008 — 10:19am

In questi giorni, oggi in particolare, Chiamparino continua a scrivere della sua ossessione, vedendoci tutti come nemici. La cosa mi dispiace, perchè in realtà, non è così. Riporto qui di seguito l’intervista che mi ha fatto Luciano Borghesan su La Stampa. Dalla Toscana, colgo l’occasione per augurare a tutti BUON FERRAGOSTO! Continue reading »

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città metropolitana

agosto 1st, 2008 — 8:43am

Anche sui giornali di oggi c’è qualcuno che si pronuncia riguardo la città metropolitana. A farlo è Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte ed ex presidente della Provincia di Torino, una persona che quindi, conosce molto bene questa realtà. Dice: Sono contraria alla città metropolitana, non vedo perchè dovremmo moltiplicare le Provincie. Se il problema del sindaco è quello di avere autonomia in materia urbanistica, la Regione può concederla all’area metropolitana torinese, senza bisogno di creare una nuova istituzione.

A questo punto credo veramente che ci sia bisogno di un dibattito interno, anche perchè, come possiamo notare dalle dichiarazioni lette in questi giorni, le accuse del sindaco Chiamparino sono prive di ogni fondamento e senza alcun senso.

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città metropolitana

luglio 30th, 2008 — 9:11am

Sempre per quanto riguarda la città metropolitana, oggi c’è un articolo su torino cronaca con le dichiarazioni di Aldo Corgiat (PD) e Barbara Bonino (AN).
Qui di seguito inoltre, pubblico un elaborato di Giusi La Ganga

IL GOVERNO DELLE AREE METROPOLITANE

Un governo moderno delle aree metropolitane non è un’invenzione recente.
Il primo tentativo risale agli anni ’60, quando con il PIM (piano intercomunale milanese) si provò a concepire una politica urbanistica e infrastrutturale integrata. Era la stagione degli entusiasmi riformatori e pianificatori del primo centro-sinistra.  Studi di grande modernità, progetti brillanti, ma risultati concreti pochi, se non quello di svecchiare la cultura del governo locale.  Emerse con chiarezza il problema del soggetto istituzionale dotato dell’autorità per andare oltre la attuale frammentazione. Continue reading »

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abbaglio confermato

luglio 27th, 2008 — 10:53am

A confermare la teoria dell’abbaglio, ci pensano oggi su Repubblica, una serie di Democratici, nemmeno loro iscritti a Sinistra Per. A questo punto…

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città metropolitana – comunicato stampa

luglio 25th, 2008 — 7:07pm

Il Sindaco e ministro ombra delle riforme, Sergio Chiamparino, ha ragione nel ritenere che la costituzione delle Città Metropolitane sia un’occasione che Torino non può perdere.
Non ha altrettante ragioni nello sposare soluzioni pasticciate, quali quelle annunciate dal Governo Berlusconi, che brillano, si fa per dire, per vaghezza di contenuti, indeterminatezza delle procedure, assoluta contraddittorietà nel rapporto fra obiettivi dichiarati e tempi necessari a perseguirli.
Voler decidere questioni complesse sposando slogan, proclami e titoli giornalistici può produrre guai.
Un amministratore ed un politico dell’esperienza e delle capacità di Sergio Chiamparino dovrebbe saperlo.
La Città metropolitana deve sostituire e non aggiungersi all’attuale assetto amministrativo.  Deve avere una propria legittimazione elettiva e non essere l’ennesimo ente di secondo grado.
Intervenire in questa materia richiede senso delle istituzioni, rispetto delle popolazioni, lucido disegno semplificatore.
Il governo delle città metropolitane non ha ancora trovato un’adeguata soluzione non tanto per la mancanza di volontà politica quanto per la complessità della questione e soprattutto per la pretesa , a cui anche il governo Berlusconi non rinuncia, di trovare un assetto uguale per tutte le città, che sono invece in situazioni molto diverse.
A Roma affidare al Comune anche le funzioni di Provincia è reso possibile dall’enorme ampiezza del territorio comunale. La Provincia di Milano è pressoché integralmente area metropolitana.
La specificità torinese consiste nel fatto che il suo territorio è assai più ampio così come molto più ampio è il numero dei comuni (315).   Questo rende per Torino impraticabile la soppressione dell’attuale provincia con il passaggio delle relative competenze alla città metropolitana, perché resterebbe scoperta una vasta porzione di territorio.
La Provincia resta la migliore struttura di governo intermedio fra i piccoli e medi comuni e la Regione.  
Chi pensa (per risparmiare!) alla sua soppressione, si illude che basti un sistema a due livelli (Comune-Regione).  Scoprirebbe presto la necessità di mille enti sovracomunali per gestire interventi di area vasta.
Diversa è la linea per risparmiare e razionalizzare: riportare alla provincia tutta la sovracomunalità che ha prodotto un’infinità di enti intermedi con i costi relativi.
Ovviamente queste considerazioni non valgono per i territori metropolitani, dove infatti  già oggi il peso politico e l’utilità della provincia sono meno avvertiti.
Berlusconi vuol dare prova di efficienza creando un moderno sistema di governo per le aree metropolitane?
Bene! Ma evitiamo di procedere come al solito per slogan e cerchiamo di mettere in chiaro le cose da fare per Torino.
1. Occorre definire esattamente il territorio dichiarato metropolitano.
2. Il residuo territorio dell’attuale provincia dovrà essere governato in qualche modo:
    a) con una provincia a ciambella
    b) aggregando il territorio ad altre province
3.  Nel territorio metropolitano dovrà operare un soggetto che sommi le competenze “di area vasta”dell’attuale comune e dell’attuale provincia, lasciando tutto il resto al livello comune-circoscrizione-municipalità.
4. Il soggetto che possiamo chiamare Città Metropolitana deve avere una legittimazione democratica diretta.  Tutte le soluzioni che ipotizzano soluzioni volontaristiche, associative “di secondo grado”, sono state tentate mille volte e non hanno portato a nulla.
5. Solo l’elezione diretta di un Sindaco e di un consiglio metropolitano da parte di tutti i cittadini metropolitani metterebbe in moto un processo irreversibile di cambiamento e di semplificazione.
6. La strada invece di conferire un rango metropolitano all’attuale comune principale, affidandogli funzioni e responsabilità di governo più vasto, senza una corrispondente legittimazione democratica, aumenterebbe contrasti e inefficienze.
7. La strada maestra deve essere quella di non aggiungere ma di sostituire

Sono dunque questioni e nodi di tal natura, e non certo interessi di parte,  a consigliare prudenza e a suggerire, con un po’ di buon senso, un percorso che separi la vicenda della provincia e della città metropolitana di Torino da quella delle altre province indicate dal Governo.
Anche a questo proposito, non può essere ignorato il carattere autoritario e centralista dell’operato di questo governo e del ministro leghista dell’Interno che pretende di ridisegnare da Roma i confini amministrativi delle istituzioni locali. Evidentemente, proclamare il federalismo non sempre significa perseguirne con coerenza regole e principi.
Sergio Chiamparino, proprio sui temi del federalismo e delle autonomie locali, ha una doppia responsabilità, quella di Sindaco e di ministro-ombra: speriamo che l’entusiasmo non lo porti a errori di valutazione, che proprio per le duplici responsabilità produrrebbero il doppio dei danni.

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