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Chiamparino perde in banca

aprile 20th, 2010

Francesco Pacifico – Liberal

«Per quanto mi riguarda, sino all’assemblea di IntesaSanpaolo non parteciperà a nessun altro incontro». E si sa, è difficile far cambiare idea a Giuseppe Guzzetti. Nelle parole del presidente di Fondazione Cariplo c’è un non detto che si può tradurre con «se lo risolvano a Torino il pasticciaccio che hanno creato sulla presidenza del consiglio di gestione di Ca’de Sass» dopo aver di fatto messo alla porta Enrico Salza. E se il secondo azionista di Ca’de Sass non vuole mediare con il primo azionista (Compagnia di San Paolo) sul nome del presidente della banca, Intesa rischia di diventare una polveriera. Perché il dominus delle Fondazioni cresciuto alla scuola di Marcora non ha intenzione di fare sconti né all’avvocato Angelo Benessia e alle sue manovre per affossare Salza né al sindaco di Torino, Sergio Chiampartino, reo di aver spiattelato sui giornali trattative che devono restare segrete. Indipendentemente se quanto raccontato corrisponda al vero o meno. Nella Torino che conta ormai si scommette su due cose: su uno scatto di reni che porti Domenico Siniscalco a ritirarsi dalla corsa alla presidenza del consiglio di sorveglienza di IntesaSanpaolo e sul fatto che Chiamparino abbia messo a rischio le sue chance di diventare un leader nazionale della sinistra. Sembrava trascorso un secolo da quando Massimo Cacciari candidava il primo cittadino di Torino alla guida di un Partito democratico del Nord, caldeggiato per ultimo da Romano Prodi. Invece non è passata neanche una settimana e oggi tutti commentano che alla prima prova di rilevanza nazionale – che altro è il rinnovo dei vertici della prima banca del Paese? – Chiamparino ne esca sconfitto. Infatti le ultime vicende in piazza Castello sono difficile da dimenticare: prima ha appoggiato senza remore l’avvocato Benessia nella sua guerra contro Salza che ha portato a bruciare nomi eccellenti in città come Augusto Iozzio, Federico Ottolenghi o Elsa Fornero. Quindi – pur di raggiungere l’obiettivo – ha fatto convergere l’appoggio di Compagnia di San Paolo su Domenico Siniscalco, sperando nella copertura di Giulio Tremonti, ma con l’unico risultato di spaccare il consiglio della cassaforte torinese. Tanto che a quella dell’ex ministro è stata affiancata la candidatura del bocconiano Andrea Beltratti. Ma non contento, il sindaco ha provato trasformare un pasticcio in una mossa politica, spiegando in un’intervista a Repubblica che l’investitura Siniscalco nasceva dopo una mediazione tra il presidente della Fondazione Cariplo e lo stesso ministro dell’Economia. Apriti cielo. E non soltanto perché se Chiamparino dice la verità, è strano vedere Tremonti prima fare accordi con Guzzetti e Bazoli portando Gorno Temprini alla guida di Cassa depositi e prestiti e poi affossare il loro uomo alla guida del Cdg di Intesa. Con il suo comportamento maldestro Il sindaco ha finito soltanto per dimostrare quanto siano deboli le fondamenta delle maggiori banche italiane, in una fase che vede le maggiori fondazioni vicine al rinnovo dei vertici mentre è massimo il caos politico. C’è chi dice che con l’intervista a Repubblica Chiamparino volesse soltanto cercare uno sponsor (Tremonti?) per i nuovi assetti in IntesaSanpaolo. Chi invece dice che il sindaco «è un uomo spossato, in confusione, mal consigliato dall’ex funzionario del Pci Benessia, perché si avvicina la fine del suo mandato e lui non sa che cosa gli riserva il futuro». Un conto è farsi forte della fascia tricolore per diventare il sindaco più amato d’Italia, un altro conquistare un partito che non ha smaltito la guerra per banche tra la dorsale emiliana e quella tirrenica. Se non bastasse, come ricorda l’ex parlamentare del Pd e ora nell’Api, Gianni Vernetti, «alle ultime elezioni il Pd ha ottenuto a Torino città il 23 per cento, quanto i Ds prendevano 5 anni fa. E con un 12 per cento di voti provenienti dalla Margherita che sono evaporati». In questo clima è difficile riscrivere gli equilibri della Mole, soprattutto se si punta alla poltrona più interessante come lo è la presidenza del consiglio di gestione di Intesa- Sanpaolo. E dove per 20 anni ha fatto il bello e il cattivo tempo il liberale Enrico Salza. Ma contro i disegni di Chiamparino non ci sono soltanto Mercedes Bresso a Torino ed Enrico Letta che lo accusano di fare il gioco della Lega rivendicando di giocare con le banche. Il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, biasima il metodo, mentre il deputato Stefano Esposito e l’assessore Roberto Tricarico non fanno fatica a chiedere un cambio di passo per il governo della città. Lunedì prossimo si riunisce il consiglio della Compagnia di San Paolo, e molte sue anime ne approfitteranno per fare i conti con l’avvocato Benessia. Ma nei prossimi mesi – quando si capiranno i destini della Fiat a Mirafiori e si peserà il successo della nuova banca di stazza media tra Crt e Carige per coprire il vuoto lasciato da piazza Castello – sarà chiaro se Sergio Chiamparino potrà ambire ancora a un ruolo a livello nazionale.

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Operazione Siniscalco, il sindaco sulla graticola

aprile 18th, 2010

ALESSANDRO MONDO – LaStampa
Intesa-Sanpaolo: centrodestra e Lega brindano all’inizio dell’era-Siniscalco; sul fronte opposto, con qualche eccezione, si grida al colpo di mano della premiata ditta Tremonti-Bossi. Nel mezzo il ruolo di Chiamparino, oggetto di critiche bipartisan, e avario titolo, che nelle parole di Agostino Ghiglia si trasformano in un distillato di sarcasmo: «Finalmente ha fatto outing».
Acqua fresca rispetto al comunicato con cui Giuseppe Guzzetti – presidente della Fondazione Cariplo – ha replicato alle dichiarazioni rilasciate dal sindaco a Repubblica: il salvataggio di Enrico Salza sarebbe fallito anche per colpa di Guzzetti, «avendo capito da uomo di potere che era in atto uno scontro si è guardato bene dal collaborare».
Questo il passaggio più controverso dell’intervista. Smentita di Chiamparino nel primo pomeriggio. Poi il contrattacco di Guzzetti, «indignato» per le parole del sindaco. Troppa carne al fuoco, tutta nello stesso giorno. Per di più su un tema delicatissimo, di quelli che andrebbero declinati soppesando anche le virgole.
Enzo Ghigo, senatore Pdl, è convinto che Chiamparino non abbia partecipato attivamente alle scelte della Compagnia di San Paolo: «Ma non può nemmeno dire di aver fatto finta di niente. Nel ruolo in cui è, equivale a un assenso implicito». Quanto a Salza, onore al merito ma adesso ben venga Siniscalco: «Non significa ridiscutere la fusione ma riaffermare il ruolo forte di una banca sul territorio che abbia come interlocutori privilegiati gli imprenditori piemontesi. Su questo Salza era un po’ tiepido…».
Agostino Ghiglia, vicecoordinatore Pdl, ci va a nozze: «Due anni fa Chiamparino dichiarò la sua impotenza verso la fusione, ora mostra di esserne stato uno dei registi. Siniscalco? Prospetta il rilancio di quel poco che resta di Torino nella banca». Sibillino Mario Carossa, Lega Nord: «Chiamparino dice che Lega è interessata prevalentemente a Unicredit e alle banche popolari di Lombardia e Veneto? Intesa-Sanpaolo è troppo importante per Torino e per il Piemonte perchè Cota la dimentichi».
A sinistra volano i coltelli. Sentite Stefano Esposito: «Non condivido l’imprimatur del sindaco all’operazione Siniscalco, dietro la motivazione di una maggiore torinesità si nasconde la cessione di un altro pezzo della finanza del Nord all’asse Tremonti-Bossi». Quanto a Siniscalco, «chiederei solo di non farlo passare per uomo di sinistra». L’ultima stoccata del deputato Pd è per il presidente della Compagnia di San Paolo: «Invito Benessia, della cui affidabilità dubito dopo che ha silurato Calderini alla Cassa Depositi e Prestiti per metterci Gastaldo come segnaposto, di non pensare di usare quel posto per soddisfare altri appetiti della Lega».
Roberto Tricarico, assessore nella giunta-Chiamparino: «Spiace registrare che la nomina di Siniscalco apparirebbe più come un regolamento di conti che un progetto di rafforzamento di Torino. Questa scelta potrebbe essere letta come un modo da parte di Benessia di ingraziarsi i nuovi padroni Bossi e Tremonti». Scoraggiato il collega Alessandro Altamura: «L’indicazione di Siniscalco non mi pare certo una novità negli scenari politici. Tanto più se consideriamo quanto Salza ha difeso la torinesità in questi anni». Chi pensa positivo è Aldo Corgiat. Per il sindaco di Settimo «Torino ha bisogno di essere reinterpretata nelle sue esigenze di sviluppo e Siniscalco può essere un interlocutore importante. Prima degli assetti di potere contano i fatti».

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Il pastiche di Chiamparino

aprile 17th, 2010

Marco Ferrante – Il Riformista

Il Pd si interroga sulla vicenda bancaria torinese. C’è irritazione per il modo con cui il presidente della Compagnia Sanpaolo, Angelo Benessia, si è mosso nei giorni scorsi. Si parla di «subalternità» nei confronti della Lega, come fa Stefano Fassina responsabile economico del partito. È irritato Pierlugi Bersani, dice chi ha parlato con lui. E così Enrico Letta. Dicono che lo stesso Luciano Violante, il quale conosce da molti anni il capo della Compagnia, ritiene che Benessia abbia commesso un errore indicando Domenico Siniscalco per Intesa Sanpaolo. Nella vicenda è inevitabilmente coinvolto anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino. Il punto politico è il seguente. Un anno e mezzo fa Chiamparino nominò alla guida della Compagnia Sanpaolo l’avvocato Angelo Benessia, uomo vicino al Pd.


Da capo della Fondazione, Benessia, si concentra in una battaglia contro Enrico Salza, uomo di raccordo tra i poteri torinesi, nonché fautore della fusione tra la banca milanese Intesa e la toirnese Sanpaolo e presidente del consiglio di gestione della superbanca che ne nacque. E dopo la sconfitta elettorale del centrosinistra, Benessia decide con una mossa peraltro non prevista dallo statuto di indicare per il vertice di Intesa Sanpaolo – di cui la Compagnia è il primo azionista – Domenico Siniscalco, già direttore generale del Tesoro con Giulio Tremonti e ministro dell’Economia nel terzo governo Berlusconi. E lo fa proprio nel giorno in cui Umberto Bossi dice: «Vogliamo le banche del nord».
Nel partito torinese la scelta non è piaciuta. Siti e cronache locali cominciano a dar conto dei sotterranei malumori cittadini. Molti credono che Benessia abbia agito in modo disordinato da presidente della Compagnia e che la scelta di Siniscalco sia stata politicamente un errore. Roberto Tricarico è Assessore alla casa e all’ambiente della giunta Chiamparino e già candidato alla segreteria regionale del partito per la mozione Marino. Dice al Riformista: «Se fossi stato sindaco non avrei indicato Benessia alla Compagna Sanpaolo, ma avrei preferito Gustavo Zagrebelski. E se fossi stato presidente della fondazione non avrei legato l’indicazione dei vertici di banca Intesa Sanpaolo alle pressioni di Umberto Bossi. Non difendo Enrico Salza. Ma il cambiamento lo si costruisce nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni bancarie che – non dimentichiamo – sono imprese che devono tenere conto delle esigenze dei correntisti».
Ancora più duro è Stefano Esposito, quarant’anni, deputato del Pd, contrario a suo tempo alla nomina di Benessia. Nel maggio del 2009 presentò una interrogazione parlamentare su un’operazione finanziaria della Compagnia a cui il governo non rispose. Dice: «Finora la gestione Benessia è stata fallimentare. Ed è stato suicida il modo in cui il Pd ha gestito tutta questa vicenda. Non sono un amico di Salza, non l’ho mai neppure incontrato, ma penso che abbia avuto un ruolo e un progetto politico per questa città. Adesso la borghesia progressista salziana lo molla e pensa solo agli affari suoi. I consiglieri che hanno votato Siniscalco sono tutti di centrosinistra. E molti dirigenti locali del Pd che privatamente dicono le stesse cose che dico io, pubblicamente tacciono. La questione politica è evidente. Siniscalco è stato ministro di un governo Berlusconi e l’ultima cosa che posso fare è dire che sia una buona soluzione per noi. Mi auguro, peraltro, che Chiamparino non abbia contato niente in questa scelta e che questo sia solo uno strappo della Compagnia».
Che si dice, invece, nel Pd nazionale che oggi riunisce la sua direzione a Roma? La generazione dei leader sessantenni cerca di stare alla larga dalla questione. I postumi del 2005 si sentono ancora. «Abbiamo una banca» pesa come una colpa. Piero Fassino, contattato ieri dal Riformista, ha preferito non parlare della questione Intesa Sanpaolo. Si dice che il segretario, Bersani, potrebbe parlarne oggi in direzione, ma senza enfatizzare i punti di frizione con Chiamparino.
Parlano più volentieri le generazioni entranti. Dice Stefano Fassina: «Nella vicenda torinese abbiamo mostrato subalternità. Se questo è il partito del Nord siamo in una condizione disastrosa, meno incisivi della Lega, nonostante che in Piemonte siamo più forti di loro. Abbiamo preso 440.000 voti contro i 317.000 della Lega. Ma i rappresentanti degli enti locali sono subalterni a Giulio Tremonti. C’è anche un paradosso di merito che rilevo incidentalmente: le istituzioni che rivendicano banche vicine al territorio rischiano di portare al vertice di Intesa Sanpaolo la quintessenza del banchierismo tecnocratico, e cioè uno dei vicepresidenti di Morgan Stanley».
Di subalternità parla anche Matteo Orfini, componente della segreteria, e responsabile cultura del partito: «Credo che si sarebbe dovuto lavorare a un’altra soluzione». Perché il Pd sembra così riluttante a prendere di petto le questioni economiche, i rapporti di potere tra economia e politica? «Credo che ci sia qualcuno che ritiene che occuparsi di poteri economici sia sbagliato: questo è il risultato della timidezza con cui la gran parte del partito reagì alla campagna mediatica contro l’operazione Unipol-Bnl. Quella timidezza fu un errore».
Meno disposto all’autocritica il giudizio di Matteo Colaninno, il quale non se la prende con Benessia, ma con la Lega: «Trovo irresponsabile quello che dice Umberto Bossi sulle banche. E trovo assurda la ritualità che questa fase di ricambio nei poteri finanziari sta assumendo. L’enfasi per le liturgie, le fondazioni, i soci stranieri che esternano e recriminano, le popolari con presidenti che sono lì da vent’anni. Poi, nel merito, credo che Siniscalco abbia tutti i titoli per fare il banchiere». Su una linea analoga Debora Serracchiani, secondo la quale «la politica non deve entrare nelle banche e l’inopportunità della nomina di Siniscalco parte da lì, dall’invadenza della politica in economia».
Una linea che quelli come Stefano Esposito non condividono. «Di economia dobbiamo parlare, la politica non può far finta che non gli interessi economici non esistano, questa sarebbe una imperdonabile ipocrisia. E invece dobbiamo avere più coraggio, e ritrovare il gusto della battaglia politica. E se la Lega dice “vogliamo una banca” dobbiamo rispondere non te la diamo, dobbiamo rivendicare il diritto di occuparci noi delle fondazioni e del rapporto con il territorio, cosa che abbiamo sempre fatto finora, e bene».

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L’alta finanza arriva in Sala Rossa

maggio 19th, 2009

Il Pd convoca in Comune la Compagnia di San Paolo

Parola d’ordine: «chiarezza». E’ la ragione che ieri ha spinto il Consiglio comunale a convocare nei prossimi giorni i vertici della Compagnia di San Paolo: in primis Angelo Benessia, il presidente. Il «rendez-vous» si terrà nella conferenza dei capigruppo in seduta congiunta con la prima commissione comunale. Un’iniziativa «forte», che dimostra l’attenzione con cui la Sala Rossa segue le vicende della Compagnia. Obiettivo: ottenere chiarimenti sulle ultime operazioni finanziarie, con le ricadute per il nostro territorio, permettendo a tutti di porre domande e scongiurando ricostruzioni inesatte o strumentali alla battaglia politica.

Parola del capogruppo del Pd Andrea Giorgis. Ieri, in conferenza capigruppo, ha ottenuto di far confluire le due interrogazioni presentate dal Pd (Cassiani) e dalla Lega Nord (Carossa e Angeleri) nella richiesta bipartisan di un’audizione dei vertici della Compagnia. Ora si andrà al chiarimento, aperto al pubblico: quanto basta per imporre ai capigruppo un corso accelerato di alta finanza.

Al centro del dibattito politico, iniziato dal deputato del Pd Stefano Esposito con un’interrogazione al ministro Tremonti, la complicata operazione finanziaria annunciata a inizio maggio dalla Fondazione, che potrebbe portare al 30 di giugno la Compagnia ad acquistare un altro 1,93% del gruppo Intesa e quindi a rafforzare la partecipazione sfiorando il 10 per cento.

La prima tappa è del marzo 2008. L’allora gestione Grande Stevens, temendo l’arrivo di una tempesta sui mercati finanziari, si preoccupò di tutelare il patrimonio della Compagnia sottoscrivendo con la banca d’affari Barclays contemporaneamente due opzioni (un diritto a comprare o a vendere in una data prestabilita azioni della banca). Due strumenti di segno opposto: una “put” che dà alla Barklays il diritto di vendere alla Compagnia l’1,93% del capitale ordinario di Intesa Sanpaolo a 3,28 euro e una “call” che dà a Barclays il diritto di acquistare lo stesso numero di azioni. La scadenza dei due contratti era il 19 dicembre 2008. Quando è stato sottoscritto il titolo Sanpaolo valeva attorno ai 4,3 euro. Grande Stevens e il segretario Generale Piero Gastaldo temevano la caduta del titolo, per questo hanno messo in piedi una forma di assicurazione sul patrimonio. Il diritto ad esercitare l’operazione sta nelle mani di Barclays. La Compagnia può decidere invece come liquidare i contratti: o in contanti o comprando o cedendo le azioni. Ovviamente dietro c’è un premio. Nel mese d’agosto dello scorso anno la nuova dirigenza della Compagnia, presidente Angelo Benessia, decide di mettere mano all’operazione e rinegozia tutto il contratto: cede di cedere l’opzione “call” e quindi la possibilità di vendere titoli incassando un provento di 236.050 euro mentre prolunga al 30 giugno 2009 la “put” e rinegozia il prezzo facendolo scendere da 3,28 a 3 euro. Nel frattempo, ma soprattutto da novembre in avanti, è arrivata la tempesta azionaria. Tre settimane fa la Compagnia ha stabilito che si prenderà le azioni con un esborso di 733 milioni di euro. L’alternativa era mettere già a bilancio 2008 una perdita potenziale di 260 milioni, senza avere in mano nulla. Adesso il titolo Intesa viaggia attorno ai 2,3 euro.

In sintesi, le domande di Esposito, e che saranno al centro del dibattito, sono due. Primo: aver cambiato il contratto ha fatto sì che le due operazioni non si bilanciassero più e quindi la natura assicurativa si sia trasformata in speculativa? «Cosa non permessa per una fondazione», sostiene Esposito. Secondo: se le comunicazioni e le eventuali richieste di autorizzazione al ministero del Tesoro sono arrivate nei modi e nei tempi giusti.

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Compagnia di Sanpaolo

maggio 19th, 2009

 

Nei giorni scorsi ho presentato un’interrogazione al Ministro Tremonti per chiedere chiarimenti rispetto ad alcune operazioni finanziarie compiute dalla Compagnia di Sanpaolo che avrebbero causato una consistente perdita finanziaria.

Essendo questa una materia delicata e molto complicata e non avendo alcuna prevenzione, ho provato a scrivere in modo ordinato le informazioni di cui dispongo, con l’obbiettivo di rendere questo argomento tema di un confronto pubblico e con la speranza di ricevere ulteriori contributi.

Mi permetto di segnalare come avvertenza che ciò di cui mi sto occupando non attiene, almeno in base alle informazioni in mio possesso, alla meritoria e giusta iniziativa che dovrebbe portare la Compagnia di Sanpaolo ad aumentare la propria presenza azionaria all’interno di Sanpaolo Intesa.

Spero con questa precisazione di evitare che i soliti “realisti” parlino di altro rispetto al merito. Read the rest of this entry »

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Compagnia, un caso per Tremonti

maggio 14th, 2009

EMILIO VETTORI – Repubblica

Diventa un caso politico l´aumento della quota della Compagnia di San Paolo nella banca guidata da Bazoli e Passera. Dopo la ricostruzione pubblicata martedì da «Repubblica» su come un´operazione nata come un´assicurazione contro la tempesta finanziaria è diventata una speculazione, due parlamentari – Stefano Esposito del Pd e Stefano Allasia della Lega – hanno presentato un´interrogazione al ministro Tremonti.E ci saranno strascichi anche in consiglio comunale. Lo promettono l´interpellanza presentata dal capogruppo del Carroccio Mario Carossa e dal consigliere Antonello Angeleri («Una scommessa persa in partenza decisamente vergognosa» si legge nell´oggetto) e quella annunciata da Luca Cassiani, consigliere del Pd in Sala Rossa, per capire dal sindaco «se la Città di Torino sono a conoscenza di questa operazione finanziaria e, in particolare, dei motivi che hanno spinto la Compagnia di San Paolo alla scelta visto che anche la società di revisione Deloitte&Touche segnalava che l´operazione finanziaria sui derivati presenta rischi».

Il primo a muoversi è stato Stefano Esposito, deputato democratico. Ha scritto al ministro dell´economia Tremonti «per sapere se è a conoscenza dell´operazione finanziaria che ha spinto gli amministratori della Compagnia a rinegoziare l´opzione put sui titoli Intesa Sanpaolo e a chiudere anticipatamente la vendita a termine dell´indice». Il riferimento è alla decisione della fondazione di rilevare l´1,93% di Intesa Sanpaolo a fronte di un eventuale esercizio di opzioni put di vendita da parte di Barclays. In questo modo la quota nella banca salirà, entro giugno, dall´attuale 7,96 al 9,89%. Secondo Esposito, «tale iniziativa potrebbe provocare una minusvalenza durevole e potrebbe non rispondere a criteri di prudenza e trasparenza, assolutamente necessari per una corretta gestione del patrimonio finanziario della Compagnia».

«C´è da augurarsi – continua Esposito – che il Ministero eserciti in pieno le proprie funzioni di controllo per rassicurare i soci, le istituzioni, la Banca e tutti coloro che hanno a cuore la protezione del patrimonio della Compagnia, utile allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio».

Il capogruppo leghista Carossa usa toni più duri: «Dopo che la Compagnia ha dimezzato i contributi alla cultura, alle scuole e al welfare, quando l´obiettivo di un´associazione di questo tipo dovrebbe essere proprio quello di contribuire alla crescita di tali settori, veniamo a sapere che si è preferito invece investire in una scommessa perdente in partenza. Una decisione che si può solamente definire come vergognosa».

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BILANCIO DELLA COMPAGNIA DI SANPAOLO

maggio 13th, 2009

L’On. Stefano ESPOSITO (PD) lancia l’allarme sui conti della Compagnia di SanPaolo e deposita un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Tremonti per sapere se è a conoscenza dell’operazione finanziaria che ha spinto gli amministratori della Compagnia a rinegoziare l’opzione put sui titoli IntesaSanPaolo e a chiudere anticipatamente la vendita a termine dell’indice. 

Secondo l’On. Stefano ESPOSITO tale iniziativa potrebbe provocare una minusvalenza durevole e potrebbe non rispondere a criteri di prudenza e trasparenza, assolutamente necessari per una corretta gestione del patrimonio finanziario della Compagnia. 

“C’è da augurarsi – dichiara l’On. Stefano ESPOSITO – che il Ministero eserciti in pieno le proprie funzioni di controllo per rassicurare i soci, le istituzioni, la Banca e tutti coloro che hanno a cuore la protezione del patrimonio della Compagnia, utile allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio” Read the rest of this entry »

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