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IL CASO EUTELIA E LE PROPOSTE DEL PD

dicembre 28th, 2009 — 1:31pm

Martedì 29 dicembre 2009, alle ore 12.00, presso la sede dell’EUTELIA (Corso Svizzera, 185), a TORINO, la Delegazione piemontese dei Parlamentari del PD promuove una Conferenza stampa nel corso della quale verranno illustrati l’emendamento (primo firmatario il Segretario Nazionale Pierluigi Bersani) presentato al Decreto Mille-proroghe e le azioni che il PD intende assumere per proseguire nella lotta con i lavoratori dell’Eutelia.

Intervengono Stefano FASSINA (Segreteria Nazionale PD, Responsabile Nazionale Economia e Lavoro PD), l’On. Francesco BOCCIA (Portavoce Gruppo Parlamentare PD per le questioni economiche), i Segretari Gianfranco MORGANDO e Gioacchino CUNTRO’, i rappresentanti dei lavoratori e delle organizzazioni sindacali.

I parlamentari PD Piemonte: Stefano ESPOSITO, Antonio BOCCUZZI, Franca BIONDELLI, Luigi BOBBA, Cesare DAMIANO, Massimo FIORIO, Maria LEDDI, Mario LOVELLI, Mimmo LUCA’, Pietro MARCENARO, Mauro MARINO, Giorgio MERLO, Magda NEGRI, Mimmo PORTAS, Elisabetta RAMPI, Anna ROSSOMANDO.

“Dopo l’incatenamento nella sede torinese della Rai, il PD prosegue il suo impegno a fianco dei lavoratori dell’Eutelia per ottenere dal Governo il mantenimento degli impegni assunti a garanzia della continuità occupazionale e produttiva dell’azienda” (Stefano ESPOSITO ed Antonio BOCCUZZI).

La pesante crisi in corso ha determinato, per molte realtà produttive italiane strutturalmente solide, notevoli difficoltà sia per le prospettive aziendali sia per i lavoratori. Le normative vigenti, innanzitutto quelle relative al sostegno al reddito dei lavoratori, non coprono tutte le fattispecie di crisi aziendali oggi evidenti. In particolare, vi sono aziende abbandonate dal management e dalla proprietà nelle quali i lavoratori non solo non ricevono da mesi le retribuzioni dovute, ma non possono nemmeno accedere ai trattamenti di disoccupazione, né richiedere anticipazioni del TFR, fin quando non sia formalmente dichiarato lo stato di crisi. In tale situazione, si trovano alcune migliaia di lavoratori del gruppo Omega-Eutelia, da oltre 6 mesi senza stipendio e senza alcun sostegno al reddito. Per coprire il buco normativo e per dare risposta a un gravissimo problema sociale siamo pronti a presentare un emendamento al Decreto Mille-proroghe (Pierluigi BERSANI).

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Tribunale fallimentare rinvia tutto a metà gennaio

dicembre 24th, 2009 — 11:39am

La Stampa

Brutte notizie per i lavoratori Eutelia che si battono per difendere il posto di lavoro. Ieri il giudice del Tribunale fallimentare ha rinviato al 17 gennaio l’udienza che deciderà il loro futuro. Nel frattempo, riferisce il parlamentare Pd Stefano Esposito, ha disposto il sequestro cautelare di tutti i beni dell’azienda e ha nominato tre custodi. Una piccola garanzia, che però non affronta il vero nodo della questione: la progressiva disdetta delle commesse da parte dei clienti dell’azienda. Specie quelli di maggiori dimensioni. Stando a notizie ufficiose, racconta Esposito, pare che anche il Ministero dell’Interno si prepari a rescindere il contratto. Oggi Esposito e Boccuzzi incontreranno i lavoratori in una vigilia di Natale tristissima. La prossima settimana è atteso un intervento da parte del segretario nazionale del Pd Bersani.

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Eutelia, deputati pd incatenati contro la Rai

dicembre 23rd, 2009 — 1:31pm

Diego Longhin – Repubblica

TORINO – Non hanno intenzione di aprire i lucchetti fino a quando la Rai non rivedrà la scelta di chiudere il contratto con Eutelia, ora Agile. Azienda sull´orlo del fallimento, per volontà della proprietà, se non entrerà in amministrazione controllata. Due deputati del Pd, Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi, l´operaio scampato al rogo della Thyssen, da ieri mattina si sono incatenati alla balconata nell´ingresso della sede Rai di Torino, insieme al consigliere comunale Enzo Lavolta (Pd) e a un gruppo di lavoratori informatici.

Non si tratta di un blitz dimostrativo: i tre non lasceranno l´ingresso del centro di produzione, a costo di passare notti e Natale, fino a quando la Rai non cambierà idea. Il cda ha rescisso il contratto con Eutelia, che fornisce 27 dipendenti a Torino e 20 a Roma, siglando un contratto con Ibm per 2 milioni di euro. «Il tutto alla vigilia della riunione al tribunale fallimentare di Roma per decidere l´amministrazione controllata – dicono i due deputati del Pd – è stato il sottosegretario Gianni Letta a prendersi l´impegno di non svuotare Eutelia-Agile delle commesse per consentire ad un futuro commissario di garantire la continuità. Com´è possibile che un´azienda dello Stato sia la prima a togliere il lavoro?». E il braccio destro del segretario Pd Pierluigi Bersani, Filippo Penati, chiede alla Rai «di sospendere il contratto con Ibm e di attendere le decisioni del tribunale prevista per oggi».

La Rai ribatte che la scelta di rescindere il contratto è arrivata «dopo mesi di trattative» successive al passaggio da Eutelia ad Agile e «per gravi inadempienze e mancanza di garanzie». L´emittente pubblica ha poi impegnato l´Ibm «a far riassorbire il maggior numero di ex addet-ti impegnati in Rai». Motivazioni che per Esposito «sono finte visto che i vertici di Eutelia sono spariti e che i lavoratori, senza stipendio da mesi, hanno garantito la prestazione. Gli stessi addetti a cui ora si propone un contratto con un subappaltatore di Ibm».

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Incatenati alla Rai “L’azienda non rinunci alle commesse Eutelia”

dicembre 23rd, 2009 — 10:50am

MARINA CASSI – La Stampa

Sono arrivati alle undici di mattina con al seguito un funzionario di polizia. I deputati del Pd Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi con il consigliere comunale Enzo Lavolta. Sono entrati nel palazzone della Rai di via Verdi, hanno salito la breve scaletta, raggiunto la balaustra che divide il grande atrio dove campeggia un argenteo albero di natale e si sono incatenati. Protestano perché il consiglio di amministrazione della Rai ha deciso lunedì di disdettare il contratto con Agile-Eutelia proprio alla vigilia della riunione del Tribunale a Roma che deciderà quasi sicuramente l’avvio della amministrazione straordinaria. E annunciano: «Non ci muoviamo da qui finché la Rai non cambia idea». Abbarbicati a quella balaustra hanno passato tutta la giornata e anche la notte. A sera sono arrivati il presidente della Provincia Saitta con l’assessore Chiama a portare la loro solidarietà.

Nel pomeriggio la Rai ha emesso un comunicato che recita: «Non avendo ricevuto le necessarie garanzie e avendo verificato gravi inadempienze ha dovuto rescindere il contratto per poter garantire il servizio». Precisa che «la Ibm si è impegnata a favorire l’assorbimento del maggior numero degli ex dipendenti di Eutelia che erano impegnati nel lavoro per la Rai».

I due deputati insorgono: «Così si ammazza la Agile; se si sfilano le commesse si taglia il futuro di tutti questi lavoratori. Il contratto per 6,4 milioni sarebbe scaduto a settembre 2010; hanno già passato la commessa alla Ibm per 2 milioni per 10 mesi».

Hanno scelto Torino perché è nel palazzo di via Verdi che lavorano 27 dipendenti Agile al servizio di posta elettronica e alla collocazione dei programmi sul sito Rai. Altri 20 sono impiegati nelle sedi romane. Esposito e Boccuzzi seguono – anche con vivaci interpellanze alla Camera – la lunga, drammatica vertenza della Agile che da mesi non paga i suoi oltre 10 mila addetti in Italia, dopo una serie impressionante di cambi negli assetti proprietari. Dicono: «È uno scandalo il comportamento della Rai. Al tavolo ministeriale il sottosegretario Letta aveva garantito che la Agile non sarebbe stata svuotata delle commesse, almeno quelle pubbliche, che sono il futuro».

I tre vengono raggiunti da un gruppo di dipendenti della Agile con le ormai caratteristiche maschere bianche da invisibili sul viso. Sono esasperati perché da mesi lavorano, si pagano le spese di benzina e non prendono un euro di stipendio.

Annunciano che passeranno il Natale in fabbrica – sia a Torino sia a Ivrea – e sperano che oggi il Tribunale decida per l’amministrazione straordinaria: «Solo così abbiamo una possibilità di uscire da questo incubo». Il consigliere Lavolta ricorda che «mentre gli enti locali stanno vicino a questi lavoratori cercando anche di anticipare loro gli stipendi una azienda pubblica sfila la commessa con grande senso di irresponsabilità». Federico Bellono della Fiom ricorda che la richiesta di amministrazione straordinaria «serve per tutelare i lavoratori e garantire il mantenimento delle commesse esistenti».

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Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi

ottobre 1st, 2009 — 3:00pm

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Com’è difficile fare i padroni quando in politica si sta a sinistra

marzo 16th, 2009 — 11:07am

Stefano Feltri – Il Riformista

C’è una storia di crisi e recessione che sta spaccando il Partito democratico e che ripropone una vecchia questione: gli imprenditori possono essere di sinistra?

La vicenda è quella della Indesit, una delle società del gruppo Merloni, che ha deciso di chiudere lo stabilimento di None, a Torino, e trasferire tutta la produzione di lavastoviglie a Radomsko, in Polonia. La decisione, spiega l’azienda in un comunicato, «è dovuta esclusivamente a criteri di competitività sui mercati internazionali». I seicento operai di None si troveranno quindi senza lavoro, con la fabbrica chiusa e senza la speranza di una ristrutturazione come quella che, a Firenze, ha permesso alla Elettrolux di smettere di produrre frigoriferi non competitivi per dedicarsi ai pannelli solari. Fin qui una delle tante ristrutturazioni aziendali che hanno toccato il Piemonte negli ultimi mesi. La differenza è che in Parlamento siede Maria Paola Merloni, 43 anni, figlia del presidente della Indesit Vittorio, deputata del Pd e, finché è durato, ministro del Governo ombra. In eccellenti rapporti con Francesco Rutelli, l’onorevole Merloni ha rivendicato in una recente intervista: «Non sono né prestata alla politica né in aspettativa dall’impresa, cerco di conciliare le due cose». Infatti continua a sedere nel consiglio di amministrazione.

Ai deputati del Pd che andavano ai cancelli dell’Indesit a discutere con gli operai del futuro dell’azienda e di come fare pressione sul Governo, veniva risposto: parlatene con lei. Così Stefano Esposito, anche lui onorevole, ha provato a chiedere alla Merloni di incontrare i dipendenti, ma visto il suo silenzio, ha fatto un comunicato pubblico firmato anche da altri due deputati, Antonio Boccuzzi e Giorgio Merlo in cui si appellano all’onorevole Merloni perché «pur nel rispetto di scelte imprenditoriali, faccia sentire la sua voce su questa drammatica crisi che investe il nostro territorio, dimostrando che può esistere una naturale coesistenza tra l’appartenere a un partito riformista e le soluzioni che si adottano in momento di crisi economica». E il Pd chiede al Governo (nello specifico al ministro dello Sviluppo Claudio Scajola) di convocare un tavolo per discutere della crisi della Indesit. Ma tra i banchi della maggioranza qualcuno ironizza che il tavolo dovrebbero convocarlo all’interno dello stesso Partito democratico con Maria Paola Merloni. Intanto i sindacati preparano una manifestazione nazionale a Torino contro la Indesit e la sua proprietà: «Noi ci opponiamo all’ipotesi della chiusura e chiediamo soluzioni alternative», spiega Gianluca Ficco della Uilm, ma soprattutto protestano contro la svolta dell’azienda, che ha rotto una lunga tradizione di confronto con i lavoratori per andare allo scontro diretto. E il 20 marzo, con il corteo, forse sfileranno anche alcuni deputati del Pd marciando, di fatto, contro la propria collega Merloni.

La sensazione che comincia a circolare a sinistra, ma che nessuno si sente di dichiarare pubblicamente, è che la crisi stia dimostrano che gli industriali non possono essere davvero di sinistra perché, quando la situazione è difficile, le logiche aziendali prevalgono sempre sui valori del partito. Un argomento a favore di questa tesi lo si trova anche alla Piaggio, altra azienda che conta un parlamentare tra i componenti della proprietà. Matteo Colaninno, altro ministro ombra democratico, non si occupa direttamente della gestione del gruppo industriale comprato pochi anni fa dal padre Roberto (ora presidente di Alitalia). Mentre faceva il ministro ombra dello Sviluppo, la Piaggio chiudeva un accordo separato (senza la firma della Cgil, cioè) che ora sarà sottoposta a un referendum tra i dipendenti. «L’azienda si è comportata secondo la logica del prendere o lasciare», dice Maurizio Landini, che per la Fiom sta seguendo la trattativa.
Nel caso dei Colaninno, dice un osservatore, c’è un’altra variabile che conferma l’imbarazzo di essere imprenditori a sinistra: i rapporti di famiglia. Quando suo padre Roberto si candidò a comprare Alitalia – nella cui quota evidentemente Matteo è giocoforza cointeressato – il giovane ministro ombra per lo Sviluppo doveva andare in tv a dire che l’investimento famigliare (cioè anche suo) era politicamente sbagliato e dannoso per i conti pubblici.

«A volte è molto meglio tagliare un dito che perdere un braccio», ha detto ieri in un’intervista Massimo Calearo, che prima di entrare in Parlamento con il Pd aveva la fama di essere tra i più duri in Federmeccanica, associazione di categoria delle imprese di metalmeccanica e minacciava lo sciopero fiscale contro l’inefficienza romana. Ha spiegato che Maria Paola Merloni «sta soffrendo tantissimo per tutta questa situazione» e il Pd «è un partito molto ampio, dove ci sono imprenditori e anche sindacalisti. Ed è giusto che ci sia dialettica e confronto». Non sarà che con la Grande Recessione si scopre che, sotto sotto, gli imprenditori sono sempre di destra? «Non me lo faccia dire, voglio ancora pensare che si possa essere imprenditori in modo diverso, riformista, e sul modello di Adriano Olivetti. Per questo mi aspetto che la Merloni dica qualcosa, qualsiasi cosa, ma non sono certo che lo farà», risponde l’onorevole Stefano Esposito.

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Una battaglia, per esempio

marzo 15th, 2009 — 12:46pm

Se io fossi Franceschini volantinerei questa tabella in cui si vede come l’Italia è il Paese che nel mondo ha investito la quota proporzionale più bassa dei suoi incentivi anticrisi nelle iniziative ambientali (i dati completi li trovate qui, cliccare in alto a destra “Ambiente, Italia ultima”).

via Piovono Rane

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Interpellanza urgente

febbraio 1st, 2009 — 8:13pm

Assieme a tutti gli altri deputati del Partito Democratico Piemontese, abbiamo presentato questa interpellanza urgente sul mondo dell’auto! Vi invito a leggerla

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dello sviluppo economico - Per sapere – premesso che:  

la grave crisi economica e finanziaria si sta manifestando in tutta la sua inedita gravità e le prospettive per il nostro paese sono state precisate dalla Commissione europea, prevedendo una decrescita dell’ordine del 2 per cento nel prossimo anno, recessione, che interesserà tanto la grande industria quanto il sistema delle piccole e medie imprese; 

i Governi dei principali Paesi industrializzati hanno adottato impegnativi programmi di sostegno dell’economia e, in particolare, del sistema industriale; 

nell’ambito dei suddetti piani, Paesi europei come la Germania, Francia, la Spagna, la Svezia e in ambito extra UE, gli Stati Uniti, la Russia, la Cina, il Canada, hanno già adottato o hanno allo studio misure specifiche per il sostengo del comparto automobilistico, per il finanziamento dei quali vengono stanziate ingenti risorse finanziarie;  

in un mercato sempre più integrato a livello mondiale, il giusto richiamo all’esigenza di non incorrere in misure distorsive, scaturenti da iniziative isolate e non coordinate, almeno a livello europeo, sollecita l’adozione anche nel nostro paese di interventi finalizzati a facilitare e favorire un profondo processo di innovazione in senso ambientale del comparto automobilistico; 

la rilevanza del comparto automobilistico, sia in termini di occupazione diretta e indiretta, sia per fatturato e per la funzione di traino per la ricerca e l’innovazione in molti settori produttivi, merita attenzione e impegno politico, tanto nelle politiche nazionali quanto in sede europea; 

i dati del mese di dicembre evidenziano che, a fine anno, 45 mila lavoratori sono in cassa integrazione in Piemonte. L’industria automobilistica, come nel resto del mondo, sta pagando un prezzo particolarmente alto: ai 5400 operai di Mirafiori in cassa integrazione tra dicembre e gennaio si aggiungono 2000 impiegati che la inizieranno a febbraio. L’intero gruppo Fiat ha previsto in queste settimane, considerando tutte le sedi italiane, la messa in cassa integrazione di circa 50 mila lavoratori. Il calo drastico delle vendite (meno 23% secondo i dati di novembre) e della produzione (meno 46%  rispetto allo stesso mese del 2008) è in linea con quanto sta avvenendo negli altri paesi, evidenziando, all’interno della più generale crisi, un problema specifico che riguarda il settore automobilistico a livello mondiale. L’industria dell’auto è la vittima principale della crisi economica, per il peso che ha nella formazione del PIL (in Italia il settore automotive contribuisce al PIL per circa il 14%) e nella composizione dell’occupazione di molti paesi (in Italia i dipendenti del settore sono circa un milione di addetti; 

la mancata adozione di misure governative risulta particolarmente grave per Torino e per il Piemonte, cuore dell’industria automobilistica italiana, non soltanto per la presenza di FIAT, ma per il peso rivestito da un indotto di piccola e media impresa del settore, che è il suo fulcro produttivo. Il ridimensionamento del comparto dell’automobile avrebbe dunque effetti drammatici, con conseguenze immediate di disoccupazione e crisi sociale, impoverimento del tessuto di piccole e medie imprese, cui si aggiungerebbero rischi di prospettiva per l’intero sistema industriale italiano; 

l’apertura di un tavolo di confronto con le rappresentanze delle imprese del settore automobilistico e motociclistico, rappresenta una necessaria, seppur tardiva, presa d’atto della difficoltà che registra il comparto, ma dovrà essere una sede in cui coinvolgere tutti gli attori, a cominciare dalle organizzazioni sindacali;

la complessità della crisi richiede una strategia complessiva che metta in campo un ventaglio di misure che favorisca un profonda innovazione del settore, dei comportamenti dei consumatori e dell’azione delle pubbliche amministrazioni, nazionali e locali; 

in particolare, sembra necessario assicurare interventi che prevedano: la proroga e il potenziamento dei bonus ecologici per la rottamazione di vecchie auto con acquisto di vetture almeno euro 4; l’individuazione di forme di garanzia per la concessione di crediti al consumo automobilistico; l’introduzione di un organico sistema di incentivi alla ricerca ed allo sviluppo tecnologico del settore, che favorisca l’innovazione dei prodotti in chiave di compatibilità ecologica ed ambientale; la destinazione di risorse adeguate per assicurare il rinnovo completo del parco-auto degli Enti pubblici entro due anni e degli autobus per il trasporto pubblico locale, sostituendo i mezzi con vetture ecologiche; 

allo stesso tempo, è necessario mettere in campo specifiche misure congiunturali di sostegno dell’occupazione per gli addetti del settore, tra cui le più urgenti appaiono: a) la possibilità di aumentare le settimane di CIGO; b) la tempestività dell’assegnazione di risorse, alle Regioni ed in particolar modo al Piemonte, per la gestione della CIGS in deroga. Al 31/12/2008 le risorse sono state esaurite e, se non se ne assegnano di nuove, c’è il rischio che, nell’incertezza del diritto, le aziende procedano al licenziamento; c) il superamento o una nuova definizione dei tetti della CIG per impedire che operai e impiegati, costretti a lunghi periodi di cassa, si avvicinino o superino la soglia di povertà; d) mobilità e disoccupazione in deroga per supportare chi ha già perso il lavoro o non si vedrà rinnovato il contratto. I dati riportano un aumento dei lavoratori licenziati e iscritti in liste di mobilità senza indennizzo (+18%) e un numero consistente di precari che non hanno i requisiti per la disoccupazione; e) procedure semplificate per l’adozione di contratti di solidarietà al fine di assicurare il mantenimento delle competenze della forza lavoro; 

la trattativa in atto tra Governo, Regioni ed Unione Europea volta all’impiego delle risorse del Fondo Sociale Europeo a copertura dei costi della Cassa Integrazione in deroga, ben lungi dall’avere un effetto positivo, causerà in Piemonte la crisi occupazionale di un settore come quello della Formazione Professionale, che occupa 3000 dipendenti e 9000 collaboratori e che è strategico per gestire l’attuale fase di crisi e  favorire l’inserimento o il reinserimento dei giovani e degli adulti disoccupati nel mercato del lavoro - 

come valuti la situazione che si è venuta a determinare per il comparto industriale automobilistico e più in generale della mobilità, anche alla luce della mancata proroga delle misure di sostegno, già adottate negli scorsi anni, che sta mettendo a repentaglio decine di migliaia di posti di lavoro; 

quali iniziative intenda assumere al fine di arrivare a definire una strategia per garantire la tenuta del settore automobilistico nazionale ed europeo, favorendone altresì la difesa dei livelli occupazionali nonché l’evoluzione in senso compatibile con l’ambiente, quale occasione di sviluppo e investimento. 

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I ricercatori hanno diritto alla cassa

novembre 20th, 2008 — 2:15pm

La Stampa

C’è uno spiraglio per la cassa integrazione straordinaria in favore dei 370 ricercatori scientifici della Motorola: lo apre il deputato Stefano Esposito dopo aver condotto una complessa inchiesta sul fatto che gli ingegneri non avrebbero diritto alla mobilità e alla Cis. «Perché dal 2001 – chiede il parlamentare del Pd – la Motorola Electronics si è equiparata a uno studio professionale, sia esso legale, tecnico o commerciale? E’ sotto il codice 771 (che riguarda tali categorie), che sono stati versati i contributi all’Inps: in quel settore non è prevista la quota dello 0,90 per mobilità e cassa». 

Esposito ha ricostruito i passaggi che la multinazionale americana avrebbe fatto in Italia: «La Motorola spa nel ‘98 ha assunto 90 ingegneri con contratti del Terziario, pagando contributi sotto il codice 723 per il Commercio, che prevede il pagamento dello 0,90»; «Nel 2001 la Motorola ha ceduto il ramo d’azienda di Torino con i 90 dipendenti alla Motorola Electronics (di cui la prima detiene il 90%) dando loro una lettera in cui sostiene che “restano invariate le condizioni”»; 3) «Da allora la Motorola non paga più lo 0,90 nè per i 90 nè per i nuovi assunti, mentre le sedi di Milano e Roma mantengono la collocazione nel Terziario». Esposito chiede ai sindacati di tutelare in ogni sede i lavoratori. Con i parlamentari Bocuzzi e Portas (e il consigliere comunale La Volta), si rivolge al ministro Sacconi affinché conceda la cassa integrazione ai 370 della Motorola di Torino come prevede la legge finanziari approvata dal governo Prodi in caso «di programmi finalizzati alla gestione di crisi occupazionale».

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Misure anticrisi – Proposte del PD

ottobre 17th, 2008 — 11:44am

Il Pd condivide le misure di sostegno ai mercati finanziari concordate ai recenti appuntamenti dell’Eurogruppo ed Ecofin e finalizzate a garantire i risparmiatori, a ricapitalizzare le istituzioni finanziarie in difficoltà e ad assicurare il credito interbancario. 

Il Pd condivide, pertanto, le misure previste nei due decreti legge approvati dal Governo a seguito delle riunioni dell’Eurogruppo; 

il Pd considera, tuttavia,   necessario modificare i due decreti  in due direzioni. In primo luogo, per coinvolgere il Parlamento e dare trasparenza alle principali scelte dell’esecutivo. In secondo luogo, per far fronte all’emergenza sul campo dell’economia reale: occupazione, redditi da lavoro e pensione, credito alle micro, piccole e medie imprese, investimenti pubblici e privati. 

Infatti, dai mercati finanziari, la crisi ha investito l’economia reale. Gli andamenti delle Borse di tutto  il mondo, dopo l’attuazione dei piani straordinari di salvataggio decisi dai Governi dell’Unione europea e degli stati Uniti, indicano la crescente preoccupazione degli operatori di mercato per la contrazione dell’attività economica. La priorità della politica economica ora è l’economia reale. 

Per l’Italia, le previsioni per il 2009 sono drammatiche, peggiori di quelle fatte per gli altri Paesi europei. Dovrebbe essere evidente a tutti, ora, quanto il Pd sostiene da mesi, ossia che la politica economica del Governo è completamente fuori contesto: cosa valgono oggi le Robin tax, in un mondo bancario ed assicurativo in pesante difficoltà e la caduta dei prezzidel petrolio? A cosa serve la parziale detassazione degli straordinari, quando aumenta in modo esponenziale la cassa integrazione? Non era meglio utilizzare per chi non arriva alla quarta settimana i 2,5 miliardi di euro spesi per eliminare l’Ici sulle famiglie più ricche? 

È necessario, quindi, un intervento anticiclico da parte del Bilancio Pubblico. Un intervento reso  possibile dalla solidità dei nostri fondamentali di finanza pubblica (si vedano, da ultimo, le previsioni della Nota di Aggiornamento del DPEF 2009-2011 in base alle quali il 

saldo dei conti delle amministrazioni pubbliche va, in termini strutturali, in attivo di 0,2 punti percentuali di Pil nel 2011) e dalle indicazioni dell’Eurogruppo e dell’Ecofin in merito all’applicazione del Patto di Stabilità e Crescita.

In base a quanto premesso, il Pd propone i seguenti emendamenti ai decreti legge per la stabilità del sistema creditizio (DL 155/08 e DL 157/08) e al Disegno di Legge Finanziaria:

Per la trasparenza ed il controllo democratico:

1.previsione di parere obbligatorio vincolante a maggioranza qualificata da parte delle Commissioni Finanze di Camera e Senato per tutti i provvedimenti attuativi delle disposizioni contenute nei decreti legge 155/08 e 157/08;

2.istituzione di un comitato ad hoc per l’attuazione delle misure previste nei decreti 155/08 e 157/08. Il comitato, presieduto dal Ministro dell’Economia, è composto dal Governatore della Banca d’Italia, dal Presidente della Consob, e due componenti aventi requisiti di elevata professionalità ed assenza di conflitti di interesse, nominati dai presidenti di Camera e Senato;

Per le famiglie: 

3.a partire da Dicembre 2008, in corrispondenza del pagamento della 13-esima mensilità, riduzione delle imposte sui redditi da lavoro e da pensione per un importo medio di 400 euro all’anno attraverso l’aumento delle detrazioni. L’intervento, da prevedere nel Disegno di Legge Finanziaria, implica una rimodulazione del percorso di raggiungimento del pareggio del bilancio delle pubbliche amministrazioni;

4.in considerazione della decisione della BCE di offrire rifinanziamento illimitato al 3,75% alle banche dell’area Euro, sostituzione dell’Euribor (oltre il 5% la media al 15/10/08) con il tasso applicato dalla BCE al rifinanziamento delle banche quale tasso di riferimento per il calcolo delle rate dei mutui a tasso variabile contratti per l’acquisto dell’abitazione di residenza;

5.accesso dei piccoli risparmiatori possessori di obbligazioni o polizze index linked inesigibili alle tutele previste per i risparmiatori Parmalat, Cirio, ecc.;

Per le micro, piccole e medie imprese:

6.concessione ai Confidi dell’artigianato, del commercio e dell’industria della garanzia dello Stato per i crediti in essere e per i crediti concessi, fino al 30/06/09, alle micro, piccole e medie imprese. Istituzione ed avvio, entro il 30/06/09 di un fondo interbancario di garanzia dei crediti concessi alle micro, piccole e medie imprese. In tale quadro, sollecitare le banche a sospendere le richieste di rientro alle micro, piccole e medie imprese. In assenza di escussione delle garanzie, l’intervento non determina riflessi sui saldi di finanza pubblica;

7.accelerazione dei pagamenti dovuti dalle pubbliche amministrazioni alle micro, piccole e medie imprese, fissando un limite inderogabile di 60 giorni;

8.previsione di una soglia di credito alle micro, piccole e medie imprese (ad esempio, per il 2008, almeno la media dell’ammontare concesso nel biennio 2006-07) per l’accesso delle banche agli interventi previsti nei DL 155/08 e 157/08;

Per i lavoratori a rischio di disoccupazione:

9.estensione in via straordinaria e temporanea, previa valutazione del Ministero del Welfare, dell’accesso agli ammortizzatori sociali ai lavoratori colpiti dalla crisi e sprovvisti di copertura assicurativa;

Per lo sviluppo:

10.ripristino della piena operatività del credito d’imposta per gli investimenti delle imprese nel Mezzogiorno;

11.ripristino, attraverso il ricorso temporaneo ad un anticipo da parte di Cassa Depositi e Prestiti (ex art. 78, c. 8 del DL 112/08), delle risorse per gli investimenti tagliate dai recenti interventi di finanza pubblica;

12.sostenere un piano straordinario di investimenti in infrastrutture di interesse europeo (per l’energia, per la mobilità) da finanziare attraverso l’emissione di Eurobonds come proposto da Delors negli anni ’90. 

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