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Sindaco-Fiom, match senza vincitori

gennaio 11th, 2011 — 9:43am

ANDREA ROSSI – LaStampa

È come un match di pugilato: corretto ma senza esclusione di colpi. Dura mezz’ora, alterna frasi in italiano e altre in dialetto, toni aspri e confidenze. È un dialogo serrato, tra persone che per molto tempo sono andate a braccetto, hanno percorso un lungo tratto di strada insieme e ora scoprono di non conoscersi più. «Sindaco, mi hai deluso», dice alla fine un’operaia avvolta nella sciarpa rossa della Fiom. E lui: «Lo sapevo», come a certificare che ormai i metalmeccanici della Cgil e Sergio Chiamparino appartengono a mondi diversi.

Quattro del pomeriggio, buvette di Palazzo Civico. Ci sono otto lavoratori di Mirafiori, tutti iscritti alla Fiom, che si aggirano nei dintorni della Sala Rossa dove sta per iniziare il Consiglio comunale. Sono entrati accompagnati da Antonio Ferrante, consigliere di Rifondazione Comunista e operaio alla Fiat. Hanno chiesto di poter parlare al Consiglio: vogliono spiegare le ragioni del «no» all’accordo, cercare una sponda nelle istituzioni. «La distanza tra il Palazzo e quel che accade fuori non è mai stata così profonda», dicono. «La politica in questi giorni farnetica su un accordo di cui non conosce i punti». Non avranno udienza: la conferenza dei capigruppo di Palazzo Civico respinge la loro richiesta.

Hanno portato il testo dell’accordo siglato da Fiat con tutte le sigle sindacali eccetto la Fiom. E lo consegnano al sindaco quando, a Consiglio in corso, Sergio Chiamparino si allontana per andare a incontrarli. È un confronto serrato, a tratti duro, nei toni e nelle parole. Al sindaco i delegati Fiom rimproverano le parole dei giorni scorsi, il «sì» all’intesa. Lui ribatte sicuro: «La Fiom ha sbagliato a tirarsi indietro. Secondo me avrebbe dovuto firmare e poi, nei diciotto mesi che precedono l’entrata in vigore dell’accordo, trattare sulle modifiche ai punti più controversi». Gli operai non ne vogliono sapere: «Il testo parla chiaro: una volta siglato non c’è spazio di manovra». Chiamparino: «Non si può dire sempre di no». E i delegati Fiom: «Non si può nemmeno sempre dire di sì. Lavorare in fabbrica è duro, non è come giocare a carte». L’allusione alle partite con Sergio Marchionne fa scattare il sindaco: «Se volete che non parli più di Fiat non vi accontenterò. Credo sia giusto che io esprima il mio parere».

Alla fine del faccia a faccia nessuno ha ceduto di un millimetro. Gli operai se ne vanno, le scorie del match di Palazzo Civico restano incollate ai partiti, soprattutto al Pd. I democratici si sono opposti – insieme con Api, Udc e Futuro e libertà – all’audizione dei lavoratori. Favorevoli, invece, Sinistra e libertà, Rifondazione, Pdl, Lega, Moderati e La Destra. «In conferenza capigruppo non ci è stato spiegato chi erano questi lavoratori, né se appartenevano a qualche organizzazione sindacale», spiega il capogruppo Andrea Giorgis. «Abbiamo detto che li avremmo ricevuti, ma non in Sala Rossa, visto che il presidente del Consiglio comunale non ci ha saputo spiegare chi erano». Una decisione che ha creato irritazione dentro il partito, scatenando la dichiarazione al vetriolo del deputato Stefano Esposito: «È una posizione lunare. Noi pretendiamo che i lavoratori vengano sempre ascoltati dalle istituzioni».

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Processo alla Fiat: Il partito del Lingotto si sente tradito dalle evasioni barbariche

luglio 24th, 2010 — 9:46am

Processo alla Fiat: Il partito del Lingotto si sente tradito dalle evasioni barbariche

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Mail contro la Fiat Sindacalista licenziato

luglio 14th, 2010 — 10:58am

MARINA CASSI – LaStampa

La Fiat ha licenziato un impiegato di sesto livello – un professional, in sostanza un quadro – delegato della Fiom dell’Engineering and design di Mirafiori perché ha usato la e-mail aziendale per diffondere, a quaranta colleghi, un volantino in cui i lavoratori polacchi di Tichy esprimevano solidarietà ai colleghi di Pomigliano in vista del referendum.

La Fiat parla di atteggiamento «denigratorio» nei confronti dell’azienda contenuto nel messaggio nel quale, tra il resto, si legge l’esortazione degli operai polacchi «a resistere e sabotare l’azienda che ci ha dissanguati per anni e ora ci sputa addosso». Contesta pure l’utilizzo della e-mail aziendale ritenuto tanto più grave perché il lavoratore è un quadro.

La Fiom – che a livello nazionale ha proclamato quattro ore di sciopero venerdì contro questo provvedimento e altri minori a Melfi – con Giorgio Airaudo, ribatte che si tratta «di un licenziamento illegittimo, il primo per un volantinaggio elettronico».

Aggiunge: «Si processa la libertà di opinione e si limita l’agibilità sindacale. Sembra che esistano più Fiat: una che manda lettere di invito al dialogo e l’altra che licenzia».

Il licenziato, Pino Capozzi, un tecnico di 33 anni da due alla Fiat, utilizza una metafora: «Hanno usato un bazooka contro una pulce e quella pulce sono io». E’ aderente al Pd di Nichelino e nelle liste democratiche è stato anche candidato al Comune.

E’ frastornato: «Ho solo espresso una opinione e mentre io inviavo con la mail aziendale la lettera degli operai polacchi e invitavo a una riflessione altri mandavano con la stessa mail espliciti appelli a votare sì al referendum; ma a loro l’azienda non ha contestato nulla». E aggiunge: «Impugno il licenziamento; lo ritengo illegittimo». Non si nasconde che adesso il problema «sarà quello di pagare il mutuo».

Esposito del Pd parla di «grave ritorsione nei confronti di chi ha espresso opinioni diverse». Rossomando, pure del Pd, di «licenziamenti politico». E Cerutti di Sinistra Ecologia Libertà dice: «Tutto il centrosinistra, compreso il Pd, dica parole chiare».

E anche ieri ci sono stati scioperi alla Magneti Marelli, alla Itca e alla Cnh per ottenere il pagamento della parte variabile del premio di risultato Fiat. Oggi ci sarà un incontro ed è probabile che ci siano altri scioperi a Mirafiori. Bellono della Fiom commenta: «Ci aspettiamo un premio non inferiore a quanto erogato lo scorso anno». Lo chiede anche il segretario Fim Chiarle. Ma l’unità tra sindacati per una azione comune – era stato ipotizzato un presidio a Lingotto, l’interrogativo era se con o senza sciopero – non c’è. Le Rsu di Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Cobas valuteranno il che fare dopo l’incontro odierno. Presidio domani mattina della Fim in via Garibaldi per chiedere «un’altra manovra, più equa e più giusta». Il segretario, Claudio Chiarle, ricorda che la crisi non è finita e che la cassa è allo stesso livello se non superiore allo scorso anno e che la manovra «è senza futuro e non aiuta la ripresa». Aggiunge: «A pagare sono gli stessi che già pagano la crisi mentre chi l’ha provocata non paga».

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LICENZIAMENTO DELEGATO FIOM. “UN FATTO GRAVE, MARCHIONNE INTERVENGA E FACCIA PREVALERE BUON SENSO E RISPETTO DELLE OPINIONI”

luglio 13th, 2010 — 5:47pm

Il licenziamento annunciato dalla Fiat del giovane Pino Capozzi, rappresentante sindacale della Fiom impiegato presso gli entri centrali nel settore engineering e design – licenziamento causato dall’utilizzo della mail di servizio per inviare ai suoi colleghi un volantino relativo alla vicenda dello stabilimento di Pomigliano – costituisce un grave atto di ritorsione nei confronti di chi ha espresso opinioni diverse da quelle del management, ma che sono state oggetto di una consultazione referendaria tra i lavoratori.
Un preoccupante atteggiamento antisindacale che non è nell’interesse della stessa azienda, poiché un conto è una sanzione per l’utilizzo improprio degli strumenti di lavoro (in questo caso la casella di posta elettronica), altro è il licenziamento per aver espresso opinioni diverse da quelle dell’amministratore delegato.
Pino è anche un iscritto del Partito Democratico di Nichelino. Una ragione in più che mi spinge a rivolgere un pressante invito a Sergio Marchionne, affinché intervenga direttamente in questa vicenda per ricondurla nell’alveo del buon senso e del rispetto della pluralità delle opinioni.
Questo a prescindere dal merito della questione relativa all’accordo su Pomigliano. Personalmente su questo tema non ho preso una posizione netta, pur riconoscendo la correttezza di alcune delle critiche avanzate dalla Fiom.
Credo che il licenziamento di Pino dimostri che è giunto il tempo di un confronto più articolato su un tema che tocca la vita di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie, a Pomigliano come a Mirafiori.

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CASSA INTEGRAZIONE ALLA FIAT: “UN FALLIMENTO DELLE POLITICHE DEL GOVERNO”

febbraio 24th, 2010 — 2:22pm

Erano parecchi anni che non si assisteva a un così massiccio ricorso alla cassa integrazione da parte della Fiat. E’ evidente che non siamo semplicemente di fronte a una conseguenza della diminuzione congiunturale degli ordini, bensì al fallimento delle politiche fin qui attuate dal Governo che ha pensato di poter condizionare le scelte della Fiat attraverso il ricorso agli incentivi, che si sono rivelati alla fine solo un pannicello caldo. Non perché non abbiano una loro utilità se ben dosati, ma perché intorno ad essi non è stata costruita da parte del Governo una seria e concreta politica industriale sull’auto né su altri settori importanti per il Paese.
A nessuno sfugge il fatto che la Fiat non è più un’azienda italiana ma un player mondiale e Sergio Marchionne sta dimostrando di saper fare bene il suo mestiere sullo scenario internazionale, investendo pesantemente sul mercato statunitense. Mentre negli Usa Marchionne ha trovato un interlocutore diretto nel Presidente Obama, in Italia il nostro Governo sta a guardare e permette al Lingotto di rispondere alla fine degli incentivi secondo la solita logica che scarica gli effetti della crisi sui lavoratori, mentre la famiglia e gli azionisti si intascano i dividendi.
Né bastano a rassicurarci le parole di Marchionne sul fatto che lo stabilimento di Mirafiori non è destinato alla chiusura, perché le parole sono scatole vuote senza conseguenti fatti concreti. Non vorremmo che qualcuno fosse portato a pensare che tutto il problema stia nel destino delle fabbriche di Termini Imerese o di Pratola Serra e non riguardi anche Torino: sarebbe un’illusione irresponsabile e pericolosa.
Siamo estremamente preoccupati e abbiamo l’impressione che si stia ritornando alla situazione vissuta tra il 2002 ed il 2004, quando l’unico vero intervento di politica industriale fu quello fatto dagli enti locali (Regione, Provincia e Comune).
Se i lavoratori della FIAT non troveranno nel Governo un ‘alleato’, allora spetterà nuovamente agli enti locali chiedere garanzie e ragionare con i vertici del Lingotto sulle prospettive future”.

On. Stefano ESPOSITO
On. Antonio BOCCUZZI
On. Mimmo PORTAS

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Serve un impegno di Fiat e del governo per garantire la missione originale

febbraio 18th, 2010 — 8:57am

Stefano Parola – Repubblica
«LA PRIMA parte dell’operazione Tne è stata un successo. La seconda invece stenta a decollare. Il problema va affrontato, ma a risolverlo devono essere il governo e la stessa Fiat».

Stefano Esposito, deputato del Pd, ha seguito fin dai primi passi l’operazione e ora teme per le voci sul quarto bando.

Onorevole Esposito, perché la preoccupa la possibilità che l’area venga destinata a un uso commerciale? «Perché la sua vocazione deve rimanere industriale. Intendiamoci, l’operazione non può essere considerata un fallimento, perché ha aiutato la Fiat a tirarsi fuori da un momento difficilissimo. Ma ora servono proposte per rilanciare il progetto. E per farlo gli enti locali devono chiedere un impegno sia alla Fiat sia al governo». Cosa dovrebbe fare il Lingotto? «Impegnarsi a spostare parti di indotto in quelle aree. Ora le fabbriche dei fornitori sono lontani, cosa che si traduce in costi di trasporto, traffico in tangenziale, inquinamento. Invece Fiat potrebbe aiutare le aziende a insediarsi lì vicino a Mirafiori, per evitare questi problemi e per innescare un effetto traino».

E il governo? «Gli incentivi sono serviti ma non hanno risolto il problema, perché l’esecutivo non li ha stanziati chiedendo al Lingotto quale fosse il suo piano industriale. Quelle risorse potrebbero servire per il polo dei motori puliti e l’auto del futuro. Ora il governo ci dica chiaramente se intende fare la sua parte oppure no».

E se i due interlocutori dovessero restare immobili? «Senza una strategia complessiva per avvicinare l’indotto non si trasferirà mai nessuno. Invece costruire attorno a Mirafiori una rete di imprese sarebbe il modo migliore per scongiurare l’ipotesi che la Fiat smetta di produrre auto a Torino»

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