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“LA BRESSO MI CACCIA? FAREBBE BENE A STARE ZITTA”.

ottobre 20th, 2010 — 6:27pm

L’ex Presidente Mercedes Bresso sta dimostrando di aver smarrito lucidità ed equilibrio. Non solo nel giro di poche ore è passata dalla prostrazione di chi riconosce di aver perso la partita ad affermazioni battagliere sulla lotta per la legalità, ma mi ha aggredito invitandomi ad andare via dal PD. E’ curioso che al mio appello alla Bresso di occuparsi più dell’interesse del partito, e meno del suo interesse personale, si replichi con una fatwa nei miei confronti. Probabilmente si è talmente calata nei panni della ‘zarina’ da credere di vivere in un regime imperiale, dove i contestatori venivano epurati, anziché in una democrazia fondata sulla libertà di espressione.

Non sono certo diventato un para-leghista e quando ho riconosciuto la ragionevolezza della posizione di Cota e Bossi sul riconteggio, ho semplicemente sottolineato l’inutilità di aver disposto un nuovo spoglio delle schede e l’assurdità di una eventuale surroga. Critiche analoghe sono state formulate da insigni giuristi ed autorevoli commentatori, quindi è fuori luogo lo stupore a fronte della decisione del Consiglio di Stato. Invito l’ex Presidente a recuperare i valori dell’equilibrio e della pacatezza e quando parla del consenso di cui lei godrebbe (a differenza del sottoscritto), mi permetto di ricordarle le reazioni suscitate dalla sua scelta di ritirare la firma dei ricorsi in cambio della nomina a Presidente del Comitato europeo delle Regioni oppure le reazioni alla sua scelta di non aderire al gruppo consiliare del PD e di dar vita a un gruppo consiliare autonomo, ovviamente per nobili ragioni.

La Bresso, dall’alto di un’idea esagerata di se stessa, dispensa lezioni morali e politiche a tutti e invita ad andarsene dal PD coloro che non fanno esercizio di cortigianeria nei suoi confronti. Di fronte a tanta arroganza non posso che suggerirle, quando si tornerà a votare per la Regione, di ripresentare la sua candidatura al PD e alla coalizione. Quella sarà la sede dove verificare il consenso intorno alla sua persona. Nel frattempo, farebbe un favore a se stessa e al PD, se incominciasse a stare zitta.

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INVITO TUTTI A PENSARE ALL’INTERESSE DEL PARTITO, NON A QUELLO DEI SINGOLI

ottobre 18th, 2010 — 8:19pm

Spiace che Federico Fornaro e Mercedes Bresso, forse perché accecati dalla speranza della surroga, mi accusino di filo-leghismo, facendo finta di non ricordarsi che sia il Segretario nazionale Bersani sia quello regionale Morgando hanno più volte dichiarato che, di fronte all’accertamento giudiziario di illegittimità delle liste elettorali, il PD è per il ritorno al voto e non per la vittoria a tavolino.

Se Fornaro e Bresso hanno informazioni diverse dalle mie sulla linea del partito, allora chiedano la convocazione di una direzione regionale per discutere della questione. Inviterei tutti ad essere un po’ più attenti agli interessi del PD che non a quelli di singoli esponenti per quanto più autorevoli.

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Bresso ritira il ricorso anti Cota e va in Europa

maggio 21st, 2010 — 7:32pm

SARA STRIPPOLI – Repubblica

Mercedes Bresso dovrebbe essere riconfermata alla presidenza del Comitato europeo delle Regioni, un desiderio che aveva manifestato immediatamente, poche ore dopo la sconfitta di fine marzo. In cambio però cancella la sua firma dai ricorsi presentati al Tar per presunte irregolarità nelle liste di appoggio a Roberto Cota. L´ex-presidente della Regione finisce così sotto il fuoco di fila di molti compagni di partito («bell´esempio di coerenza»), mentre viene assolta dal centrodestra, liberato dalla spada di Damocle di un giudizio positivo del Tar che avrebbe interrotto bruscamente l´avventura di governo. Il via libera alla sua candidatura è arrivato ieri: il presidente della Liguria Claudio Burlando ha rinunciato al suo delegato per favorire Bresso. Il Piemonte invece ha indicato il nome di Roberto Cota, anche se esiste un accordo perché la presidenza del Comitato europeo sia affidata al Pse e quindi alla presidente uscente. «La Conferenza dei presidenti era bloccata – spiega Bresso – e i governatori del centrosinistra, su forte richiesta di Cota, mi hanno chiesto di ritirare il ricorso. Per senso di responsabilità nei confronti del centrosinistra e dell´Italia ho deciso di farlo. Ho accettato la mediazione raggiunta anche per un reciproco riconoscimento». E Bresso chiede ai partiti che firmano con lei i ricorsi, Udc, Verdi e i Pensionati e invalidi per Bresso, di valutare la nuova situazione. Commento scarno per il governatore della Lega che conferma l´esistenza di una trattativa: «Sono una persona di buon senso e ho lavorato per trovare una soluzione di buonsenso». Ed Enzo Ghigo sceglie la via del buonismo: «Bresso ha riconosciuto la vittoria del centrodestra evitando alla nona legislatura di cominciare all´insegna dell´incertezza e così ha dimostrato di avere rispetto per le istituzioni».

Il Pd piemontese però non perdona. Stefano Esposito non fa sconti: «I cacicchi avevano ragione e Bresso si vergogni. Ha mentito ancora ai piemontesi dimostrando di essere lei l´unica ‘cacicca´ del Pd, che in questo modo, grazie a lei, perde credibilità». Il vicecapogruppo del Pd in Consiglio regionale Stefano Lepri è pungente: «Qualche giorno fa Bresso aveva dichiarato di avere il dovere di lottare ed era rimasta l´unica a farlo. Prendiamo atto che la coerenza è un´altra cosa». Più moderato l´intervento del vicesegretario Pd Federico Fornaro: «Il venir meno dei veto di Cota rappresenta un fatto positivo, anche se si è voluto forzare la mano con la richiesta del ritiro della firma. Bresso ha deciso di fare un passo indietro confermando la linea di chi ha sempre tenuto distinto il piano politico ed elettorale da quello giuridico e amministrativo». E il “Pensionato di destra” Michele Giovine commenta ironico: «Un po´ cinica, ma certo non si può dire che Mercedes Bresso non sia stata abile». Bresso dice di non essere intenzionata a fare opposizione dura in Consiglio e si difende dagli attacchi dei suoi: «Quando parlavo di cacicchi non pensavo a Esposito, perché lui non ha preso voti ma è stato eletto in liste bloccate. La mia decisione non è stata affatto di sfiducia sulle motivazioni del ricorso, che ritengo solido». Non sono previste indennità o portaborse per la presidente del Comitato delle Regioni, chiarisce: «Soltanto un gettone di 200 euro per ogni presenza».

Alcuni, non molti, ci avevano creduto. Ed è questo che fa male: sapere che la buonafede di chi aveva sperato nel buon esito del ricorso di Mercedes Bresso contro la vittoria di Cota è stata utilizzata per puntare un coltello alla gola al centrodestra e garantirsi una seggiola in Europa. Conoscevamo un´altra Mercedes Bresso che la sconfitta elettorale, evidentemente, si è portata via. Dell´ex presidente ci è rimasto solo un profilo sfocato: il profilo del tartufo.

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Mercedes isolata anche dai fedelissimi “Che brutta storia”

maggio 21st, 2010 — 7:29pm

FEDERICO MONGA – LaStampa

L’imbarazzo è tale che a un certo punto del pomeriggio si è scomodato addirittura Pierluigi Bersani. Il segretario è stato costretto a fare un giro di telefonate su in Piemonte per cercare di tenere a freno i commenti dei suoi. Anche perché, pare, i piani alti del partito potrebbero avere avuto un ruolo in questa, sono parole di Bresso, «mediazione». Il messaggio da Roma era: state buoni se potete. Come si vedrà, non possumus. I più buoni hanno scelto il silenzio. I più maligni dicono: tanto aveva capito che in caso di vittoria la candidata non sarebbe stata lei.

Persino i suoi assessori, quelli che la zarina aveva mandato in giro per il Piemonte a guadagnarsi il pane duro dei voti, sono stati colti di sorpresa e l’hanno presa davvero male. Dall’altro capo del telefono si coglie un sentimento misto: molto imbarazzo ma anche una certa dose di rabbia. Gianni Oliva, ex assessore alla Cultura: «Sono basito, la legalità è un valore e non si baratta. Se non ci sono i presupposti per fare un ricorso non ci avvia nemmeno. Da una parte mi pare brutto che vi si rinunci per un ruolo in Europa. Dall’altra mi pare altrettanto brutto che la Lega scambi l’opposizione politica con la tranquillità di non avere strascichi giudiziari». Financo il preferito Andrea Bairati non se la sente di comprendere le ragioni dello scambio: «Sono assai amareggiato, è stato un brutto ricatto, mi auguro almeno che ci siano altri disposti a difendere il diritto e la legalità». Irripetibile, invece, la reazione a caldo di Paolo Peveraro che di Mercedes è stato il vicepresidente. Sbollita la rabbia, poi preferisce non commentare.

Sembra voler stendere un velo pietoso anche il presidente della provincia Antonio Saitta che nei giorni scorsi aveva già accusato Bresso di berlusconeggiare troppo in quanto a leaderismo: «Questi sono i risultati». Il sindaco Sergio Chiamparino si trincera dietro una delle sue classiche battute in piemontese: «Lasuma perdi».

Chiedere un commento ai cacicchi è come servire un assist a porta vuota. Stefano Esposito, deputato del Pd, spara a palle incatenate: «Cara signora Bresso, io sono uno dei cacicchi che aveva espresso contrarietà al ricorso e sono stato apostrofato in malo modo. Fino a ieri ha spiegato ai cittadini piemontesi che c’era un grave vulnus democratico sulla vittoria di Cota. Oggi, all’improvviso, è sparito. Mi aspetto almeno che ritiri gli insulti e si scusi con coloro che le avevano suggerito di seguire altre strade. Ma la cosa che mi fa più inc… è che l’unico beneficiario beneficerà di questa storia si chiama Roberto Cota».

Corgiat non è da meno: «Ognuno è responsabile delle proprie azioni. E’ una storia triste. Succede quando si opera da soli, quando si crede di poter fare a meno della squadra. Questa è una malattia che colpisce molti dei nostri dirigenti. Adesso almeno spero che ci serva per il futuro». E infine Placido: «Non ero d’accordo sul ricorso perché rispetto sempre il risultato popolare, ora mi stupisce il repentino scambio. A questo punto mi pare chiaro che la Bresso è stata nominata dalla Lega e da Cota».

I difensori dei diritti e della legalità per dirla alla Bairati comunque vanno avanti. Al netto di altri ripensamenti politico, è quello che spiega l’avvocato Enrico Piovano che sta curando il fascicolo: «Restano altri quattro ricorrenti. Ai fini processuali il ritiro della Bresso ha valenza quasi nulla. E poi, è bene ricordalo, c’è anche un aspetto penale che dipende solo dalla Procura».

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Elezioni da rifare? Il Pd contro la Bresso

maggio 3rd, 2010 — 8:21am

FEDERICO MONGA – LaStampa

Roberto Placido a Mercedes Bresso vorrebbe dedicare la canzone dei Rokes: «Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere». Il deputato Stefano Esposito non ha invece voglia di metterla sul canterino: «Il brano di Vasco Rossi “Rewind” è bellissimo ma è, appunto, una canzone e noi non dobbiamo certo tornare indietro». La sinistra Pd insomma non vuol ricadere sul fronte morettiano del «continuiamo a farci del male».

L’ala cattolica è «basita». Il segretario Gianfranco Morgando è alquanto freddo. Salvo che l’avvocato Enrico Piovano, legale noto per prudenza e competenza in materia, tiri fuori bombe clamorose, è difficile che l’affondo dell’ex governatore del Piemonte per chiedere l’annullamento delle ultime lezioni regionali trovi nel Pd un qualche appoggio politico.

Morgando si limita a ricordare come ora ci sia «solo una responsabilità giuridica in capo ai ricorrenti». Ovvero i Verdi che se la prendono con la truppa ecologista «Verdi Verdi», capitanata dal clan Lupi. L’accusa, dal mondo del «Sole che ride», è di aver «plagiato» il simbolo e il nome. E, in seconda battuta, Udc contro Deodato Scanderebech che all’ultimo minuto ha abbandonato il partito di Casini per sostenere Roberto Cota, portando in dote quei voti che sono mancati alla Bresso per vincere. C’è poi il caso del partito dei Pensionati, guidati da Michele Giovine, che, secondo i ricorrenti sarebbe stata composta con una truppa di anziani da fuori regione. «Per quanto riguarda una responsabilità politica e quindi un appoggio di partito o di coalizione – si limita a dire Morgando – ne dovremo discutere e lo faremo in settimana».

Molto più chiaro Aldo Corgiat, sindaco di Settimo ed esponente di spicco della corrente «Sinistra In Rete»: «Mi auguro che il partito non si metta a seguire questa strada. Non sono in discussione brogli e né li vedo possibili, se la tradizione del civile Piemonte resta sempre valida. Semmai ci possono essere stati degli errori di conteggio ma questi, mi sento abbastanza sicuro di poterlo sostenere, sono, da un punto di vista statistico, equamente suddivisi sui due fronti». Corgiat vede anche un rischio politico: «Se non lo capisco io, che sono un elettore militante, figuriamoci quale potrebbe essere l’impressione su cittadini normali».

Placido preferirebbe che «ci si occupasse tutti assieme di fare una buona opposizione». Il candidato a un posto da vicepresidente nel nuovo Consiglio regionale poi ricorda come sia ancora pendente un ricorso, sempre tra partiti dei Pensionati, addirittura dalle elezioni del 2005, «quando fummo noi a sconfiggere al fotofinish e a sorpresa Enzo Ghigo». «Non tentiamo di tenere aperta una stagione – ammonisce Esposito – che invece dovremmo chiudere. Guardiamo alle prossime sfide, in primis il Comune di Torino, che il lavoro da fare. Dopo questa pesante sconfitta, è davvero tanto».

Anche Davide Gariglio, in questi giorni, avrebbe espresso più di un’insofferenza per una strategia che nel mondo cattolico del Pd viene bollata come «un’inutile testardaggine, quando si è perso – commenta Gariglio – si è perso. Vediamo gli elementi del ricorso, ma certo si corre il rischio di andare incontro a un altro lungo periodo di instabilità che non fa bene al Piemonte». D’altro canto all’interno del partito il malumore verso la Bresso e il suo giro continua a crescere. I nuovi maldipancia sono dovuti anche alla decisione di dividere in Consiglio i due «marchi» «Uniti per Bresso» e «Insieme per Bresso». «Continua – dice un importante membro della segreteria di area popolare che chiede l’anonimato – ad avere un atteggiamento elitario e aristocratico della politica, senza capire che lei e alcuni dei suoi assessori, nonostante i miliardi di fondi distribuiti in questi anni non sono riusciti a creare quel consenso necessario per arrivare alla riconferma».

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Per Conoscenza

marzo 27th, 2010 — 11:32am

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Accordo tecnico con la sinistra si apre un nuovo dilemma nel Pd

gennaio 26th, 2010 — 9:37am

SARA STRIPPOLI – Repubblica
Accordo tecnico o non accordo tecnico con la Federazione della sinistra di Vincenzo Chieppa e Armando Petrini? Questo il dilemma del Pd in questi giorni di tensione crescente sulla vicenda Tav e di riflessioni che seguono la vittoria secca di Nichi Vendola in Puglia. Sabato scorso, in un´intervista a Repubblica, Gianfranco Morgando non faceva sconti: «L´ipotesi di un accordo è sempre più lontana». Sergio Chiamparino è da sempre scettico sull´effetto positivo di un´intesa con la sinistra e ieri lo ha ribadito: «Bisognerebbe far capire in maniera netta la differenza fra accordo politico e accordo tecnico – spiega – a questa condizione l´accordo elettorale ci potrebbe anche stare». Vista l´impossibilità di tradurre i tecnicismi della politica in termini comprensibili, è la tesi del sindaco, è molto meglio scegliere la via della chiarezza e rinunciare a questa ipotesi. A riaccendere il dibattito è stata la lunga lettera firmata da Stefano Esposito e Giorgio Merlo e inviata a Gianfranco Morgando, un invito a rinunciare all´accordo. «Certamente è un bene che esista qualcosa a sinistra del Pd – scrivono i due – ma il diritto di tribuna la Federazione della Sinistra se lo conquisti correndo da sola e non attraverso il mercanteggiamento di posti nel listino». Dopo l´eccellente percorso condotto sin qui da Mercedes Bresso, spiegano Esposito e Merlo «è importante non compromettere il lavoro svolto con scelte che potrebbero penalizzarci davanti agli elettori, offrendo alla destra terreno fertile sul quale recarci danno. Ed esponenti della sinistra come Chieppa e Bossuto hanno passato ogni limite».
Il tema dell´accordo è stato discusso nella segreteria regionale che si è svolta domenica al termine della manifestazione Sì Tav. Almeno tre le posizioni all´interno del partito. Con una minoranza (Boeti, Tricarico, Larizza, Muliere) che ritiene che la sinistra radicale debba avere pari dignità con l´Udc e un´altra (Esposito, Merlo e Rabino) convinta invece dell´effetto dannoso di un accordo di qualsiasi tipo con la Federazione della sinistra. La maggioranza del partito lascia per ora uno spiraglio aperto e pone tre condizioni sulle quali dovranno pronunciarsi Chieppa e Petrini: un solo posto nel listino, e non due come era stato richiesto, con una riflessione attenta sul nome da proporre. In sostanza un veto sul nome di Vincenzo Chieppa, indicato da Diliberto. Terza condizione: uno stop immediato alla campagna avviata contro il Pd.

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Vertice romano tra Bresso e Bersani Il segretario vuole un´alleanza ampia

dicembre 22nd, 2009 — 10:43am

Marco Trabucco – Repubblica

Un incontro con Pier Luigi Bersani, tenuto quasi segreto: Mercedes Bresso infatti ieri pomeriggio è volata a Roma per incontrare il segretario nazionale del Pd. Un vertice che non era programmato, che sarebbe stato fissato solo nel corso del week end e di cui a Torino nessuno o quasi (a parte il segretario regionale Gianfranco Morgando che però ha glissato parlando di «incontro di routine»), era stato informato.

La visita romana della “zarina” comunque nulla avrebbe a che vedere con la sua candidatura che appare solidissima. Piuttosto, dal pochissimo che è trapelato, nell´incontro si sarebbe parlato delle strategie da seguire nelle alleanze in vista delle Regionali di marzo. Dopo l´ormai quasi scontata alleanza con l´Udc, almeno qui in Piemonte, Bersani avrebbe spiegato l´intenzione del Pd (in pieno accordo con il partito di Casini) di cercare di creare la coalizione più ampia possibile e di coinvolgere (il come è da verificare) quindi anche la sinistra radicale.

Tema che è stato al centro anche della direzione regionale dei Democratici che si è tenuta nel pomeriggio in vista dell´incontro che vedrà, domani, il Pd e gli altri componenti della maggioranza Bresso discutere delle Regionali. Alla fine l´assemblea ha approvato un ordine del giorno in cui chiede di verificare le possibilità di un´ alleanza che vada dall´Udc alla sinistra. Un documento però che riflette le posizioni non unanimi del partito con, da un lato chi, come il parlamentare Stefano Esposito, preferirebbe lasciar fuori Prc e Pdci: «Con un avversario come Cota averli come alleati, sia pure solo tecnici, potrebbe allontanare quell´elettorato moderato che ci potrebbe preferire a un candidato leghista» spiega. Altri, come l´alessandrino Federico Fornaro, chiedono invece l´alleanza tecnica con la Federazione della Sinistra.

Due sono le possibilità che si aprirebbero in questo senso: Il Pd potrebbe offrire a Pdci e Prc la garanzia del diritto di tribuna nella prossima legislatura garantendo un posto nel listino a un rappresentante di ciascun partito. Senza accordi programmatici e con la promessa che Pdci e Prc non presenterebbero liste proprie. La seconda soluzione sarebbe invece di un apparentamento tecnico (anche qui senza accordi programmatici) delle due liste nella coalizione di Bresso che permetterebbe di eleggere un consigliere con l´1,2 per cento dei voti mentre se i due partiti di sinistra si presentassero da soli per entrare a Palazzo Lascaris avrebbero bisogno almeno del 5%.

Prc e Pdci per ora non replicano. E presentano invece il programma che vorrebbero realizzare, con Bresso, nella prossima legislatura: «Al primo punto il lavoro con introduzione del reddito minimo, stop alle ‘delocalizzazioni´ e lotta al precariato; poi nell´ordine sanità con taglio dei ticket per precari, cassintegrati e persone rimaste senza lavoro e formazione con difesa delle piccole scuole marginali e integrazione degli immigrati» sono i punti principali presentati ieri dai segretari Vincenzo Chieppa (Pdci), Armando Petrini (Prc). «Partiamo da qui e dalla coalizione attuale. Noi non vogliamo consegnare il Piemonte alla Lega e speriamo che anche il Pd abbia questo punto nella sua agenda».

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Pd, Bresso convitata di pietra all´assemblea

novembre 16th, 2009 — 2:15pm

MARCO TRABUCCO – Repubblica

È STATA la convitata di pietra dell´assemblea regionale del Pd, Mercedes Bresso che si è tenuta ieri mattina al Lingotto. Assente per motivi personali, il suo nome è ritornato in tutte le relazioni di un congresso che, in certi momenti, è sembrato quasi un referendum sulla sua ricandidatura. Di lei, in apertura di riunione era stato letto un messaggio di saluto che, dopo gli usuali convenevoli, si concludeva con la frase «Sono certa di avervi al mio fianco». Le ha risposto in modo esplicito alla fine dell´assemblea il senatore Pietro Marcenaro: «Mi auguro, e mi chiedo se lei è al nostro fianco» ha detto riferendosi alla minaccia lanciata nei giorni scorsi dalla zarina di correre «comunque» da sola.

«Sulla vicenda Bresso – ha continuato Marcenaro – sono stati commessi errori che vanno corretti». Da lei «che non può ritenersi autosufficiente», ma anche da altri. «E il compito di difendere la sua candidatura aiutandola a correggere gli errori» spetta per il senatore Pd al segretario regionale Gianfranco Morgando. Perché ha aggiunto «L´Udc può essere un alleato importante, ma il Pd deve guardare non solo a loro, ma anche ad altri mondi con cui oggi è in difficoltà».

Già perché in molti interventi è stato chiaro che Bresso viene vissuta ormai da parte del partito come alternativa a una possibile alleanza con l´Udc, soprattutto dopo le parole con cui Casini, venerdì, sembra averla definitivamente bocciata. E gli attacchi più duri in questo senso le sono venuti come era immaginabile, dai cattolici come Davide Gariglio, presidente del Consiglio regionale e Stefano Lepri. Quest´ultimo è stato l´unico, o quasi, in tutta l´assemblea a evocare il nome dell´altro «convitato di pietra» Sergio Chiamparino come possibile alternativa a Bresso nella candidatura regionale e lo ha fatto ricordando gli attacchi continui che Vincenzo Chieppa, del Pdci, che fa parte della maggioranza Bresso lancia negli ultimi tempi al sindaco sulla questione squatter. Una questione che Gariglio, con toni un po´ forzati, citando l´incidente dell´altra sera al Regio durante il Torino Film Festival, ha paragonato «a un atto squadrista che ricorda le Br». Gariglio e Lepri invocando la svolta al centro e «un´alleanza con l´Udc che arrivi fino ai confini del Pdl», hanno anche criticato alcuni aspetti della politica regionale degli ultimi anni, in particolare sulla sanità e la cultura. Il presidente dell´assemblea di Palazzo Lascaris ha anche attaccato (senza nominarlo, ma in modo inequivoco) Andrea Bairati, l´uomo di fiducia di Mercedes Bresso «Ci sono troppi assessori in questa giunta che si credono Dio e che poi da sei mesi non ricevono una delegazione di Confindustria».

Alla fine però la minaccia di un documento critico nei confronti di Bresso che proprio il gruppo dei cattolici voleva proporre è rientrata grazie alla mediazione di Morgando. Che nel suo intervento conclusivo ha ribadito sì che le trattative con l´Udc dovevano partire al più presto ed erano fondamentali per sperare in un successo in Regione. E che non esistevano due tavoli di decisione sulla scelta, «uno a Torino e uno a Roma». Ma ha anche aggiunto di non considerare l´accordo con Casini incompatibile con la candidatura Bresso: «Bisogna partire dai programmi come è stato fatto per le provincie di Torino e Alessandria dove l´alleanza sta funzionando».

Una linea non dissimile da quella di Aldo Corgiat, coordinatore della mozione Bersani in Piemonte. «Eravamo partiti bene, per le regionali – ha detto – poi tutto si è incrinato e l´impressione è che adesso nessuno si fidi più di nessuno. Dobbiamo portare il confronto in superficie, riportare la discussione sui contenuti. Sarà utile per noi e per Bresso, la cui candidatura è da riconfermare. Solo così sarà possibile trovare una accordo con l´Udc, un partito di centro alle prese con scelte difficili, che vanno rispettate». «Attenzione l´accordo con l´Udc è fondamentale, ma non è pensabile che siano loro a imporre il candidato» dice il parlamentare Stefano Esposito. «L´alleanza con l´Udc è un valore aggiunto – anche per Cesare Damiano – il Pd ha scelto il candidato, ora deve essere capace di ritessere una larga alleanza. Sarebbe un grave errore guardare solo a sinistra». Meno bressiano l´intervento dell´altro sconfitto nella corsa alla segreteria Roberto Tricarico: «Bresso è la nostra candidata, ma se ci sono novità, ripensamenti o quant´altro, parliamone».

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Bresso in fuga

settembre 7th, 2009 — 12:25pm

Il 60% degli intervistati è “soddisfatto” della presidente

Il centrodestra, però, batte la maggioranza: 48,5 a 42,5

 

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Mercedes Bresso può essere il valore aggiunto per un centrosinistra che deve recuperare sei punti nei confronti del centrodestra. Ma a fare la vera differenza tra le due coalizioni sarà l’Udc che con il suo 5% è destinata a diventare l’ago della bilancia nella competizione che si svolgerà fra 7 mesi. Il sondaggio commissionato da due parlamentari del Pd (Stefano Esposito e Anna Rossomando) mette in evidenza la bassa mobilità elettorale tra i due poli – Pdl e Lega cedono lo 0,4% al centrosinistra – e la forte competizione interna ai due schieramenti. A sinistra il Pd recupera consensi, rispetto alle Europee, nei confronti dell’Italia dei Valori. Sul fronte opposto la Lega Nord sottrae l’1,7% dei voti alla Pdl. Il partito di Berlusconi perde consensi anche a favore della destra di Storace. 

Il ruolo di Bresso

Dopo il niet di Sergio Chiamparino e i risultati di questo sondaggio (un campione di 1000 piemontesi intervistati tra l’1 e il 3 settembre) dovrebbero cadere anche gli ultimi ostacoli all’interno del Pd per la riconferma di Mercedes Bresso alla presidenza del Piemonte. Le rilevazioni di Ipr evidenziano che la fiducia dei piemontesi nella «zarina» raggiunge il 60,1% e che la soddisfazione per il suo operato e per quello della giunta è del 58,2 per cento. Numeri che fanno dire ad Esposito (Pd ramo Bersani) che la «Bresso è in grado di fare la differenza». E Rossomando (Pd ramo Franceschini) aggiunge: «E’ la conferma della bontà della scelta di riconfermare la Bresso». 

Il Pd e le alleanze

Tutto vero, certo. Ma il problema della Bresso è la debolezza della sua coalizione che, compresa la sinistra radicale, arriva al 42,5%. Certo, c’è una piccola erosione di voti al centrodestra (lo 0,4%) ma i punti da recuperare restano 6 e non tutti potranno arrivare dalla lista civica Insieme per Bresso. Per vincere la presidente ha bisogno di un’alleanza ampia che va dai comunisti all’Udc. La Bresso è pronta ad allargare la sua coalizione (la sinistra radicale, anche se divisa, vale il 5,5%) ma resta da capire quale sarà il prezzo da pagare ai centristi che non hanno nessuna intenzione di allearsi con Ferrero e soci. 

Pdl in calo, Lega superstar

All’interno del centrodestra il sondaggio mette in evidenza la costante ascesa della Lega Nord a scapito del Pdl. Il Popolo delle Libertà resta il primo partito ma perde il 3,4 per cento rispetto alle Europee. Una metà dei voti li assorbe il Carroccio. Anche la Destra attrae elettori. Questi due exploit permettono di mantenere alto il consenso per la coalizione alternativa alla sinistra anche se a oggi non c’è un accordo per le regionali con il partito di Storace. 

Tutti alla corte dell’Udc

E così il partito centrista diventa determinante. Il sondaggio segnala un calo dei consensi, fermi al 5% rispetto al 6,2 delle Europee, ma l’Udc è in grado di fare la differenza. Berlusconi è arrivato a offrire la candidatura di presidente al leader subalpino Michele Vietti. I centristi, per ora, stanno a guardare anche in vista di un annunciato faccia a faccia tra Casini e il Cavaliere.

I minori

Il quattro per cento del campione del sondaggio Ipr si dice pronto a votare per altri partiti. Il dato non specifica la collocazione politica degli intervistati, comunque questo potrebbe essere per i candidati alla presidenza un bacino di voti dove pescare.

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