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Caso Askoll: Evitata la chiusura ma è appeso a un filo il destino dei lavoratori

maggio 20th, 2011 — 8:16am

Giuseppe Legato – LaStampa
La bella notizia, che rischia di essere l’unica, è che la Askoll di Moncalieri non chiuderà nell’immediato lo stabilimento di via Vittime del Vajont. Al tavolo regionale la società ha annunciato l’intenzione di ritirare la procedura di cessazione di attività. Feste, proclami e ottimismo. Peccato che le cose non stiano esattamente così. O perlomeno non solo in questi. Perchè Askoll ha detto chiaro e tondo «che non produrrà più a Moncalieri le pompe per elettrodomestici». E, visto che solo questa era la sua attività a Sanda-Vadò, non si capisce cosa farà in futuro. Su questo non una parola. È spuntata, invece, una promessa di piano industriale. Cosa preveda non si sa. Come non si conosce se il polo produttivo di Moncalieri rimarrà aperto con 5 o con 80 dipendenti. Intanto s’inaugura da giugno una procedura per crisi aziendale che, nella migliore delle ipotesi, allungherà – rispetto all’annuncio di chiusura – la cassa integrazione per altri due anni. Da qui la necessità di tenere alta la guardia sulle promesse così da non illudere i 208 lavoratori.

«Ora l’impegno della Regione – dicono gli assessori regionali Claudia Porchietto e Giovanna Quaglia rispettivamente titolari delle deleghe al Lavoro e al Bilancio – è quello di tentare tutte le strade per mantenere la capacità produttiva degli stabilimenti oggetto di crisi. Abbiamo già coinvolto il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi e in tempi brevi prevedo un incontro con il Ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani». Più prudenti l’assessore provinciale al Lavoro, Carlo Chiama e il sindaco di Moncalieri Roberta Meo che ha partecipato al tavolo tecnico con l’assessore Francesco Maltese. «Evitare la chiusura immediata dello stabilimento è un risultato certamente positivo. Detto ciò spiega Meo – rimane una forte preoccupazione per gli esiti occupazionali» . Chiama rincara la dose: «Va verificata la reale disponibilità della Askoll a garantire un futuro produttivo allo stabilimento. Per fare ciò però bisogna aspettare il piano industriale». A questo punto i sindacati (Cgil, Cisl e Uil) chiederanno ai lavoratori di interrompere la protesta e di rimuovere il blocco ai cancelli dello stabilimento.

«È un primo importante passo per il quale ho lavorato e che mette oggi le parti in condizione di trattare il futuro di Askoll e che dà speranza ai lavoratori e alle loro famiglie». Lo ha detto il neo sindaco di Torino Piero Fassino soddisfatto per la decisione dell’Azienda di ritirare la procedura di cessata attività dello stabilimento di Moncalieri, dove si era recato domenica scorsa per incontrare i lavoratori dell’Azienda in un presidio davanti ai cancelli.

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Venduti a peso d’oro terreni e capannoni della fabbrica di carta

maggio 20th, 2011 — 8:15am

Giuseppe Legato – LaStampa
Cosa succede alla Ilte di Moncalieri? È la domanda che si stanno facendo in questi giorni i politici e i sindacati alla luce di un fatto accaduto qualche giorno fa. E cioè: la Ilte lavora in affitto nello stabilimento di Moncalieri. Da qualche mese, infatti, paga un canone per continuare a usufruire dei locali di via Postiglione. La proprietà, infatti, ha venduto nel 2010 i capannoni, i terreni alla società «Intercarta Real Estate srl» detenuta a maggioranza – da giugno 2010 – da quattro fratelli imprenditori di Pomezia. Che con la Ilte, indirettamente, hanno già avuto a che fare. Uno di loro, nel 2008, ha avviato un business proprio con Vittorio Farina attuale proprietario di Ilte. Insieme ad Alessandro Confalonieri crearono la «Mag International» società dalla quale nacque poi il free press «D News». La vendita dell’immobile, di per se, non sembra confermare una chiara volontà dell’azienda di rimanere sul territorio. Lo dice Giancarlo Chiapello, capogruppo dei Popolari in Consiglio comunale. «Il fatto – spiega che la struttura e i terreni siano stati venduti, non è un bel segno». A questo si aggiunge una storia emersa proprio in questi giorni. Ovvero: la «Intercarta Re» ha presentato al Comune di Moncalieri una domanda per la sistemazione di pannelli fotovoltaici sui prati, sulla copertura dei parcheggi e sullo stabilimento. Lara Calvani (Cgil) non si stupisce. «Non per forza deve essere un fatto negativo» dice. E aggiunge: «Potrebbe essere un modo per ammortizzare i costi di affitto». Sarà cosi, ma i dubbi rimangono. Danilo Lanè segretario del partito democratico ha chiesto un incontro al neo sindaco di Torino, Piero Fassino per parlare di politica e anche di Ilte. «Non ci piace questa situazione – dice – e non ci piace nemmeno il fatto che nessuno ci venga a spiegare cosa sta succedendo. Non possiamo permetterci di perdere Ilte nè ora nè tra dieci anni».

Per la cronaca la «Intercarta Re srl» ha ricevuto un finanziamento di 51 milioni di euro da un pool di bance : Unicredit, Sanpaolo e Monte dei Paschi di Siena. Una cifra ingente investita nell’acquisto dell’immobile di Moncalieri che gli istituti hanno erogato dopo essersi fatti assistere dallo studio legale Simmons&Simmons. La riconversione al fotovoltaico dei tetti e dei prati pare sia ferma, bloccata dal decreto milleproroghe in attesa di finanziamenti. Che succede allora? Di certo c’è il piano industriale di Ilte votato a maggioranza dei lavoratori che parla, per ora, di circa 250 esuberi strutturali al termine dei prossimi due anni.

Il fatto che una società immobiliare abbia acquisito i capannoni non piace all’onorevole del Pd Stefano Esposito che dice testualmente: «Faremo le barricate contro qualunque tentativo di trasformare un attività produttiva di pregio e storica in un’operazione immobiliare sia essa un centro commerciale o un intervento edilizio. Mi domando anche sulla base di quali sicurezze tre banche abbiano concesso un prestito cosi oneroso».

Di certo, anche in questo caso c’è che la Intercarta Re srl è detenuta dai quattro fratelli Brandizzi (quota di 5,250 milioni ciascuno) e per 3,5 milioni da Intercarta Spa i cui vertici sono sempre i fratelli in questione. Intercarta Spa si occupa proprio di carta da macero, anche di quella che produce la Ilte.

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La rabbia operaia chiude la Ilte “No alla mobilità”

marzo 20th, 2011 — 9:44am

Giuseppe Legato – LaStampa
Entrambi i cancelli di ingresso sono chiusi. Il fuoco di fortuna acceso ieri mattina alle 6 continua ad ardere mentre il vento agita le bandiere della Cgil e della Cisl attaccate con scotch da pacchi alle inferriate marroni. La promessa dei lavoratori suona come un grido di battaglia: «Da qui non entra e non esce nessuno fin quando non si ritirano i 250 esuberi».

Momento di crisi e tensione alla Ilte di Moncalieri, azienda del settore grafico che stampa, tra le altre cose, anche le pagine gialle di Seat. Nelle scorse settimane la proprietà ha annunciato un piano industriale che, di fatto, dimezzerebbe gli attuali 500 dipendenti della fabbrica. Avverrà tra 12 mesi dopo un periodo di cassa integrazione straordinaria. Un fulmine inatteso nonostante i conti in rosso e il calo di commesse già noti per la crisi di settore. «Le trattative sono in altomare», dice Beppe Guagliardo, delegato Fistel Cisl che è un po’ l’anima della protesta. «La fabbrica è chiusa. Impediremo a chiunque l’accesso al sito e occuperemo la fabbrica».

I lavoratori si sono organizzati con i turni. Giorno e notte ci sarà sempre qualcuno che presidierà i cancelli. Andranno a avanti a caffè nella speranza che l’amministratore delegato faccia dietrofront. «Non ce ne andremo fino a quando la proprietà non arretrerà sulle mobilità». Il tavolo di discussione tra sindacato e Ilte è ufficialmente sciolto. «Abbiamo proposto all’azienda una serie di idee per rientrare del passivo – spiega Guagliardo – ma fin quando si continua a parlare della vita di 250 persone non ci sediamo ad alcun tavolo».

Ballano, dunque, 250 posti di lavoro. Ma non sono i soli: «Bisogna tener conto delle terzialità, delle cooperative che lavorano quasi soltanto per Ilte e che impiegano circa 150 dipendenti», dice Lara Calvani, Rsu di fabbrica. Bel problema anche questo: «Perché si tratta di persone con contratti a tempo determinato legati agli incarichi esterni. Se vengono meno questi, viene meno anche il lavoro».

Nei giorni scorsi i lavoratori sono stati ricevuti dal sindaco Roberta Meo e dall’assessore Francesco Maltese. La trafila istituzionale li ha portati anche in Regione e Provincia: «Si sono spesi tutti – dice Umberto Caputo, addetto alla manutenzione -, ma qui servono fatti e il tempo sta per scadere». Le accuse dei sindacati sono chiare: «La colpa è anche della Regione, ma il discorso vale sia per la giunta Bresso sia per quella Cota. Da due anni – racconta Adolfo Granito, segretario regionale Ulicom-Uil – chiediamo che il problema del comparto grafico sia affrontato in maniera sistemica. L’Ilte, in un contesto del genere, avrebbe potuto tirare le fila essendo l’azienda più grossa».

Le cose invece stanno andando in maniera diversa. I lavoratori giurano che i picchetti ai cancelli continueranno anche oggi e domani. Chiedono il ritiro della mobilità e il ripristino delle cosiddette ore di solidarietà. E, in fondo, continuano a chiedersi perché con un piano industriale appena varato – era il 27 febbraio 2010 – ci fosse bisogno di mettere mano a un altra manovra che alleggerisse l’occupazione nello stabilimento. Ieri mattina gli onorevoli del Pd Stefano Esposito e Antonio Boccuzzi hanno raggiunto il presidio: «Abbiamo sentito il presidente Cota parlare di federalismo, di lavoro che resta in Piemonte. Peccato che qui la Ilte, un’eccellenza del territorio, stia di fatto delocalizzando la produzione di Moncalieri».

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Su Straniero una brutta partenza del sindaco

maggio 19th, 2010 — 3:09pm

LaStampa

Pochi giorni fa su Giovanni Straniero il fedelissimo del sindaco Roberta Meo durante la campagna elettorale era arrivato il fuoco dell’opposizione. «Sta sempre in Comune e non ha titolo per farlo per cui chiediamo se la sua presenza sia legittima». Oggi interviene l’onorevole del Pd Stefano Esposito. «Mi confronto quotidianamente con la disperazione della gente senza lavoro – dice – e mi domando come si possa pensare di spendere 80mila euro all’anno per Giovanni Straniero, un uomo di staff che non mi pare il novello Enrico Letta. Questa amministrazione in campagna elettorale aveva promesso discontinuità col passato, se si comincia dallo staff non è che ne veda molta». Le accuse di Esposito sono indirizzate a un capitolo della manovrina di bilancio che stanzierà 39 mila euro nel Consiglio di domani. Da più parti si sostiene che quei soldi servano a ingaggiare il dirigente come capo di gabinetto per sei mesi». Fatto sta che i revisori dei conti hanno dato parere favorevole. Di quei 39 mila euro, 32mila sarebbero una partita di giro di fondi già esistenti e corrisponderebbero all’indennità del segretario Mauro Penasso che da marzo è decaduto da direttore generale.

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Esposito: i burattinai cacciati non vanno sostituiti da altri

aprile 14th, 2010 — 10:34am

Giuseppe Legato – LaStampa

Entra Chiapello in Consiglio comunale (ma si candida anche a un ruolo di governo), il Pd perde un posto e iniziano anche le grandi manovre per formare la giunta. Ci sono 20 giorni di tempo fino al primo Consiglio comunale. Ieri sera nella prima segreteria del Pd è arrivata la proposta di rivendicare sia il presidente del Consiglio comunale che il vicesindaco. Si vedrà. Intanto l’onorevole Stefano Esposito traccia un primo quadro: «Mi auguro che Roberta non sostituisca i burattinai che abbiamo cacciato dal centrosinistra con altri burattinai. Detto ciò non chiamerò mai il sindaco per indicarle l’assessore o i nomi di papabili. Ho promesso a una parte della città che ha accettato la mia scommessa su Meo che sarei rimasto imparziale sull’operato della giunta».

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Io, fuori dalla politica voglio un Comune-azienda

febbraio 15th, 2010 — 8:50pm

Giuseppe Legato -Lastampa

Convincente. Di più: trasversale. Tanto da far sbottonare anche il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che di lei dice: «E’ un’ottima candidatura, nuova, autorevole, che ci fa superare il periodo di grande crisi dei partiti del centrosinistra di Moncalieri. Conosco bene suo padre. E se buon sangue non mente…».
A nemmeno 24 ore dall’investitura democratica, la trentanovenne Roberta Meo, amministratore delegato di un’azienda informatica e candidato del centrosinistra in pectore, si gode le prime investiture «di peso». Come quella di Chiamparino appunto, ma anche del presidente della Provincia, Antonio Saitta: «E’ la persona adatta per Moncalieri. Una figura che può rendere il governo di questa città giovane, dinamico, moderno. E’ una bella novità. L’esperienza manageriale sarà utile, e per quanto mi riguarda mi spenderò perché sul suo nome ci siano le più ampie convergenze politiche possibili». Mentre i «big» torinesi la incoronano lady Moncalieri – «E’ stato un bel regalo di San Valentino», dice – Roberta sorride al convegno di ieri mattina a Nichelino sul nuovo maxi-ospedale di zona.
E’ stata la prima uscita da candidata, il debutto nel mondo – sconosciuto per lei – della politica. Mercedes Bresso le ha stretto la mano, ha posato con lei per le foto di rito. Le ha regalato poche parole, ma gratificanti: «Sono felice che una giovane donna imprenditrice rappresenti il Pd e il centrosinistra in questa città». Gioacchino Cuntrò e Luca Licata, segreteria del Pd, hanno chiuso il cerchio: «Nel partito c’è finalmente un’aria serena, cosa che ormai non si vedeva da mesi». Il che può bastare a Roberta Meo per fare il pieno di entusiasmo: «Non mi aspettavo questa risposta. Ho visto molta gente contenta», spiega.
Ma torna subito al sodo: «Abbiamo 40 giorni per vincere. Entro il 27 febbraio le liste devono essere depositate. C’è poco tempo e tanto da fare». E allora, al lavoro. Da ieri è partita la corsa alla formazione di una lista civica, una lista «del sindaco» che raccolga consensi trasversali. Niente a che fare con una sfilza di imprenditori in vetrina: «No – dice Meo – sarà un contenitore di esperienze, di realtà della città molto diverse tra loro che si mettono insieme per portare il proprio contributo». Se le si domanda perché Moncalieri dovrebbe credere in lei, risponde: «Perché sono una persona determinata. Conosco la politica dell’imprenditoria e so che una città è un impresa. Con i suoi problemi, con le sue criticità, le sue strutture che devono essere gestite come una squadra. La situazione di oggi a Moncalieri forse non è questa. Io voglio portare la mia energia perché si crei un gruppo unito che faccia una politica trasparente e onesta. I cittadini sapranno cogliere tutto questo, mentre noi ci impegneremo perché la promessa sia rispettata».
Il primo giorno da candidata del centrosinistra è filato via così, tra una sfilza di nomi e di incontri e i rituali passaggi dei testimoni. Il sindaco uscente, Angelo Ferrero, sostiene: «Roberta è una figura che incarna perfettamente il progetto che purtroppo non sono riuscito a realizzare in pieno: un progetto di vero cambiamento». Questo ieri mattina. Nel pomeriggio invece il nuovo volto del centrosinistra è tornato a casa dalla sua famiglia. Un momento personale, ma emozionante. Le piccole figlie le hanno regalato due quaderni e una letterina. C’era scritto: «Cara mamma, le agendine ti serviranno in questi mesi per prendere i tuoi appunti». «Le porterò con me in campagna elettorale come portafortuna», giura. Di lei comincia a trasparire un inatteso Dna moncalierese: si è sposata nove anni fa a Santa Maria della Scala, e la madre è la responsabile del gruppo vincenziano della stessa parrocchia.
Su Facebook, in poche ore, è nato un gruppo con 400 adesioni. Viene da pensare – ma il responso delle urne sarà l’unico attendibile – che abbia indovinato la mossa il deputato Pd Stefano Esposito che da più parti è indicato come colui che ha creato in silenzio questa candidatura. L’onorevole la butta sulla politica: «La scelta di Roberta Meo dimostra che il Pd è un marchio vendibile. E che se ha il coraggio di rinnovarsi e di aprirsi, il nostro partito è in grado di attrarre il senso civico dei cittadini e dei suoi elettori e di raccoglierne la disponibilità. Quanto accaduto prova che il rinnovamento della classe dirigente bisogna farlo sul serio: per questo posso dire che il centrosinistra di Moncalieri non aprirà mai più le porte a Francesco Fiumara e Vincenzo Quattrocchi».

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Due candidature senza discussione

gennaio 8th, 2010 — 9:44am

Stefano Esposito, parlamentare Pd, quasi non ci crede: «Mi sembra incredibile – dice – che la candidatura in una città come Moncalieri sia nata senza discussione. Sono sbalordito».

Ferrero contro Pucci. Cosa pensa?

«Ho ben chiari i limiti di Ferrero e glieli ho sempre ripetuti. Detto ciò rimane una persona per bene e pulita che nulla c’entra con quelli che lo hanno costretto a mollare».

Pucci ritorna in pista. Di lui invece cosa si può dire?

«Di Modesto Pucci ho un rispetto assoluto. È una persona che ha dato moltissimo a Moncalieri. Però mi sembra tardi. Doveva candidarsi due anni fa o meglio ancora sette anni fa. Cosi sembra una soluzione di ripiego. E lui non lo merita».

Le primarie sembrano inevitabili. Aiuteranno?

«Non sono un fanatico delle primarie, ma è l’unico strumento per risolvere il problema Moncalieri. Invito Cuntrò a indirle subito».

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All’Antimafia arriva il caso Moncalieri

novembre 23rd, 2009 — 9:09am

GIUSEPPE LEGATO, MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

L’affaire Moncalieri e i suoi intrecci tra politica, affari e rischi di infiltrazioni della criminalità organizzata arriveranno sul tavolo della Commissione parlamentare antimafia. Sarà l’onorevole Giuseppe Lumia a sollevare il caso per «avviare una riflessione politica all’interno della Commissione». Il parlamentare è intervenuto venerdì sera nel corso di un’assemblea pubblica a Settimo e ha deciso di farsi carico «della richiesta di accendere un riflettore nazionale sulle vicende di Moncalieri e di altri Comuni dell’hinterland di Torino».

Lumia si dice convinto che non si tratta di «territorio dominato dalla mafia, anzi, ma ci sono forti segnali che mettono in evidenza il rischio di penetrazione soprattutto da parte della ’ndrangheta». Il parlamentare siciliano parla di «preoccupanti segnali di radicamento nel territorio e di infiltrazioni nei subappalti».

E aggiunge: «Nel corso degli anni, e malgrado il successo delle inchieste giudiziarie, c’è stata una sottovalutazione di alcuni episodi come, ad esempio, l’omicidio del giudice Bruno Caccia». Per l’ex presidente dell’Antimafia, poi, «sono stati sottovalutati altri segnali che hanno messo in evidenza la collusione con il sistema di potere e di gestione degli appalti e del tentativo di penetrazione nella politica da parte dei clan, soprattutto calabresi».

Ecco perché, per evitare quello che è successo nella Germania dell’Est subito dopo la caduta del Muro di Berlino e che la strage di Duisburg ha reso evidente, cioè il potere delle ’ndrine sul sistema economico di quel paese, è «necessario accendere un riflettore politico anche in provincia di Torino e in tutto il Nord». Che fare, allora? Secondo Lumia è importante «introdurre un codice etico in politica».

E qualcosa in vista delle prossime elezioni comunali si sta muovendo. Concludendo l’assemblea regionale del Pd che si è svolta alla Gam il segretario Gianfranco Morgando ha raccontato che uno dei primi atti da segretario è stato quello di incontrare il coordinatore del Pdl Enzo Ghigo e «insieme abbiamo fatto un ragionamento per tenere fuori dalle alleanze le liste civiche che si muovono con disinvoltura tra gli schieramenti solo per la gestione del potere».

E da ieri quel ragionamento è diventata una proposta politica perché nell’assemblea il tema è stato posto con forza prima dall’onorevole Stefano Esposito: «Sulla scorta di quanto avvenuto ultimamente il Pd deve porsi il problema delle infiltrazioni della ’ndrangheta nel territorio. Sono un garantista e non chiamo in causa nessuno in particolare, non do del mafioso a nessuno e dico che tutti hanno il diritto di ricandidarsi, ma abbiamo il dovere di partire da Moncalieri per trovare un punto di rottura con questo clima torbido fatto di cambi di casacca e di altre cose poco chiare». E poi è toccato all’ex commissario Mauro Marino chiedere che il patto con il centrodestra venga firmato prima delle elezioni per sancire che non saranno fatti accordi con chi ha cambiato casacca senza farsi tanti problemi.

Ieri nel corso dell’assemblea del Pd non sono stati fatti i nomi ma è evidente che il veto democratico si abbatte su Vincenzo Quattrocchi e Francesco Fiumara, ex sindaci calabresi degli Anni Ottanta e Novanta, e fino a pochi mesi fa elementi chiave della dimissionaria coalizione di centrosinistra guidata dal sindaco Ferrero. Oggi i due sono a capo di liste civiche in odore di centrodestra. L’aut aut dei democratici è netto così come la proposta al Pdl. Esposito attacca la Lega Nord perché «sono loro che stanno forzando per fare entrare le liste civiche nel centrodestra».

Lapidario il commento di Fiumara sulla vicenda: «Non devo replicare niente a nessuno. Dico però che evidentemente qualcuno sente il peso politico delle persone. E lo teme». Non risponde nemmeno Quattrocchi: «E cosa dovrei dire a questi “figuri” che nulla sanno di Moncalieri?».

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Patto contro il partito della betoniera

novembre 22nd, 2009 — 9:38am

SARA STRIPPOLI – Repubblica

Un patto trasversale per combattere il “partito della betoniera” a Moncalieri. Parte dall´assemblea del Partito democratico, ma coinvolge subito anche il coordinatore del Pdl Enzo Ghigo, la proposta di un patto fra Pd e Pdl perché non si chiudano alleanze, né al primo né al secondo turno, con chiunque dimostri di cambiare casacca e schieramento per coltivare i propri interessi. La proposta è dell´onorevole Stefano Esposito, il quale riapre il tema del futuro governo della città dopo il commissariamento, parlando esplicitamente di «infiltrazioni mafiose a Moncalieri e accusando la Lega di essere il partito al momento più attivo nello stringere alleanze con personaggi che nel suo intervento il commissario del Pd di Moncalieri Mauro Marino definisce senza remore «mercenari della politica». Nomi nella riunione alla Gam non se ne fanno, ma è evidente che il riferimento è a Francesco Fiumara, ex-presidente del Consiglio comunale di Moncalieri che ha lasciato il centrosinistra corteggiato dalla Lega.

L´invito di Esposito è raccolto dal segretario Gianfranco Morgando, che alla questione di Moncalieri dedica una parte del suo intervento conclusivo: «Sono convinto dell´utilità di questo patto etico e ne ho parlato con Enzo Ghigo nell´incontro che ho avuto con lui nei giorni successivi alla mia riconferma nel ruolo di segretario. Sono convinto dell´importanza di sottoscrivere un accordo di questo genere, considerata la disinvoltura di cercare nuove collocazioni finalizzate esclusivamente alla gestione del potere in quel territorio». Enzo Ghigo conferma la sua disponibilità: «Sono assolutamente favorevole, ne ho parlato con Morgando ma dovrò sentire anche con gli altri rappresentanti della mia coalizione. Credo tuttavia che se si vuole garantire la governabilità di quel Comune il patto possa rappresentare un passo importante».

Della situazione di Moncalieri ha parlato venerdì sera anche il presidente della commissione Antimafia Giuseppe Lumia, intervenuto in un incontro a Settimo. Lumia ha dato la sua disponibilità ad andare a Moncalieri per approfondire la situazione, mentre il sindaco di Settimo Aldo Corgiat lancia l´allarme su quanto sta avvenendo anche in altri Comuni della provincia di Torino, la stessa Settimo, Rivoli: «Bisogna mantenere alta l´attenzione», dice Corgiat.

A Moncalieri, il commissario Mauro Marino sta chiudendo gli incontri per la discussione del futuro assetto del partito, la prossima settimana si aprirà il dibattito sui nomi dei candidati del Pd per la carica di prossimo sindaco di Moncalieri. Fra i democratici presenti alla Gam anche l´ex-sindaco Angelo Ferrero. La discussione di oggi all´interno del partito non ci sarebbe stata, lascia intuire «se lui e la sua giunta non avessero rotto il silenzio con la denuncia esplicita sull´impossibilità di governare a Moncalieri».

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Il Comune di Moncalieri sta perdendo introiti

febbraio 4th, 2009 — 5:56pm

Sara Strippoli – Repubblica

 

Onorevole Stefano Esposito, Francesco Fiumara, ex primo cittadino e uomo centrale della vicenda Moncalieri dice che il sindaco Angelo Ferrero è “uno che va per conto suo”. Lei cosa ne pensa? 

«Io credo che anche il nostro partito abbia delle responsabilità, perché non ha coinvolto come avrebbe dovuto la maggioranza nelle discussioni di merito. Però non trucchiamo le carte. Fiumara, che per quanto mi riguarda è un galantuomo, e gli altri consiglieri dei Moderati non possono tirare in ballo questioni di metodo e continuare a non chiarire le ragioni per le quali ostacolano azioni fondamentali dell´amministrazione». 

Lei crede che Giacomo Portas, leader dei Moderati, sia in imbarazzo sulla questione dell´affidamento dell´incarico al Politecnico? 

«So che Portas si sta occupando della vicenda Moncalieri. Quando cito il merito parlo dello studio preliminare affidato al Politecnico sul piano regolatore, ma anche di blocco totale di iniziative concrete. In questi mesi ho ricevuto le lamentale di decine di imprenditori interessati ad investire a Moncalieri. Stupefatti che in una città strategica come quella sia tutto bloccato e si stia perdendo un´occasione di sviluppo davvero preziosa in un periodo di crisi come questo». 

Ci può elencare le situazioni di cui parla ? 

«La prima riguarda due aree industriali, la ex-Dea e la ex-Firpas, vicino alle Fonderie Limone. Due aree industriali sulle quali c´era già una delibera di programma, l´intenzione era realizzare non solo un progetto residenziale ma anche alloggi di edilizia convenzionata per creare una soluzione di mix sociale». 

Tutto fermo, e poi? 

«Poi c´è l´area ex-Pozzo, dove è ferma la variante per la trasformazione da zona industriale a residenziale, undicimila metri quadri da riqualificare e urbanizzare. Peraltro la delibera risale al 2007, tempi biblici. Un altro scoglio è sul piano commerciale, non si fa un solo passo avanti, eppure esiste la volontà di molte attività commerciali di insediarsi sul territorio. Infine la variante industriale sull´area Vadò, dove dovrebbero arrivare altre imprese. C´è anche una richiesta da parte dell´associazione autotrasportatori di avere un´area di sosta. In tutti questi casi gli oneri di urbanizzazione che potrebbero entrare nelle casse del Comune sono altissimi». 

Chi ha interesse a fermare questi progetti?

«Sia ben inteso che a me non interessa entrare nel dibattito su cosa si debba fare o meno, spetta alla giunta e al Consiglio comunale. Dico che ci sono occasioni di sviluppo che un partito come il nostro non si può permettere di perdere. Il prezzo politico da pagare sarebbe pesante. Per questo credo sia arrivato il momento che, a cominciare dal Pd per arrivare agli alleati, in modo finalmente trasparente, dicano ai cittadini di Moncalieri cosa vogliono e perché».

Altrimenti? 

«Altrimenti andiamo pure a votare, per quel che mi riguarda».

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