Posts Tagged ‘morgando’

Pd, sì all’intesa con la sinistra ma stop a Chieppa nel listino

gennaio 29th, 2010

MAURIZIO TROPEANO – LaStampa
Si complica la strada per arrivare ad un’alleanza tecnica tra la Bresso, il centrosinistra e la Federazione della Sinistra. Le barriere non sono politiche ma personali e malgrado la presidente affermi che non ci siano pregiudiziali sul nome da inserire nel listino, la direzione regionale democratica approva un documento che suona come un veto nei confronti di Vincenzo Chieppa, segretario regionale del Pdci. Veti che Armando Petrini, segretario di Prc, non può che respingere: «Si tratta di argomenti pretestuosi che non possiamo accettare».
Resta da capire se alla fine prevarrà la linea del partito o quella della Bresso che ieri sera non ha partecipato ai lavori della direzione preferendo invece andare in una parrocchia di Nichelino per un faccia a faccia con Marco Bonatti, direttore della Voce del Popolo, a conclusione di un ciclo di incontri su fede e laicità. La «zarina», però, conversando con i giornalisti in mattinata aveva ribadito di non aver «pregiudiziali sui nomi nel listino anche se preferirei una donna. E’ un accordo tecnico e ho chiesto alla Federazione della sinistra di indicare una rosa dei nomi».
Alla fine toccherà al segretario Morgando trovare un punto di intesa e poi sottoporre la questione al vaglio di un vertice di maggioranza convocato per domani pomeriggio. La presidente però è determinata: «Non dobbiamo chiedere i quarti di nobiltà, la sua posizione sulla Tav o altro. E’ un posto di maggioranza al quale rinunciamo in cambio di un accordo». La presidente avrebbe avuto garanzie su una campagna soft e su un comportamento in aula non ostruzionistico. Ma questo non basta a risolvere il caso Chieppa.
Come si è arrivati a questa situazione? Gli accordi nazionali nella Federazione della Sinistra assegnano il capolista sul proporzionale al Prc e il posto nel listino agli uomini di Diliberto, Chieppa appunto. Bresso e Morgando non hanno posto veti sul listino. Il problema è che non tutti nel Pd sono d’accordo con l’intesa tecnica con la sinistra radicale, in primis il sindaco di Torino e il presidente della Provincia, i parlamentari Merlo ed Esposito. E poi c’è il problema Chieppa. Il sindaco sta raccogliendo una raccolta con tutte le dichiarazioni del segretario comunista e, in caso di conferma dell’intesa, è pronto a sparare a zero. E Merlo ed Esposito hanno messo nero su bianco i motivi di imbarazzo nell’accettare Chieppa: «Da ultimo la campagna di boicottaggio dei prodotti israeliani».
Così per evitare una divisione nel partito si è cercata una soluzione di compromesso che da una parte conferma dell’accordo tecnico con la sinistra radicale e, dall’altra, pone rigidi paletti per l’ingresso nel listino. Il primo a muoversi su questa linea è Aldo Corgiat (mozione Bersani): «Non è accettabile la presenza di candidati che fanno dell’ingiuria e della provocazione anche personale contro i dirigenti del Pd il loro metodo di espressione politica». Sulla stessa falsariga si muove anche la mozione Marino. E c’è anche un documento di maggioranza firmato dai vicesegretari Fornaro e Marino e da Lorusso e Gentile che si può sintetizzare così: sì alla Sinistra no a Chieppa. Documento che vedrà l’astensione di Esposito.

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Accordo tecnico con la sinistra si apre un nuovo dilemma nel Pd

gennaio 26th, 2010

SARA STRIPPOLI – Repubblica
Accordo tecnico o non accordo tecnico con la Federazione della sinistra di Vincenzo Chieppa e Armando Petrini? Questo il dilemma del Pd in questi giorni di tensione crescente sulla vicenda Tav e di riflessioni che seguono la vittoria secca di Nichi Vendola in Puglia. Sabato scorso, in un´intervista a Repubblica, Gianfranco Morgando non faceva sconti: «L´ipotesi di un accordo è sempre più lontana». Sergio Chiamparino è da sempre scettico sull´effetto positivo di un´intesa con la sinistra e ieri lo ha ribadito: «Bisognerebbe far capire in maniera netta la differenza fra accordo politico e accordo tecnico – spiega – a questa condizione l´accordo elettorale ci potrebbe anche stare». Vista l´impossibilità di tradurre i tecnicismi della politica in termini comprensibili, è la tesi del sindaco, è molto meglio scegliere la via della chiarezza e rinunciare a questa ipotesi. A riaccendere il dibattito è stata la lunga lettera firmata da Stefano Esposito e Giorgio Merlo e inviata a Gianfranco Morgando, un invito a rinunciare all´accordo. «Certamente è un bene che esista qualcosa a sinistra del Pd – scrivono i due – ma il diritto di tribuna la Federazione della Sinistra se lo conquisti correndo da sola e non attraverso il mercanteggiamento di posti nel listino». Dopo l´eccellente percorso condotto sin qui da Mercedes Bresso, spiegano Esposito e Merlo «è importante non compromettere il lavoro svolto con scelte che potrebbero penalizzarci davanti agli elettori, offrendo alla destra terreno fertile sul quale recarci danno. Ed esponenti della sinistra come Chieppa e Bossuto hanno passato ogni limite».
Il tema dell´accordo è stato discusso nella segreteria regionale che si è svolta domenica al termine della manifestazione Sì Tav. Almeno tre le posizioni all´interno del partito. Con una minoranza (Boeti, Tricarico, Larizza, Muliere) che ritiene che la sinistra radicale debba avere pari dignità con l´Udc e un´altra (Esposito, Merlo e Rabino) convinta invece dell´effetto dannoso di un accordo di qualsiasi tipo con la Federazione della sinistra. La maggioranza del partito lascia per ora uno spiraglio aperto e pone tre condizioni sulle quali dovranno pronunciarsi Chieppa e Petrini: un solo posto nel listino, e non due come era stato richiesto, con una riflessione attenta sul nome da proporre. In sostanza un veto sul nome di Vincenzo Chieppa, indicato da Diliberto. Terza condizione: uno stop immediato alla campagna avviata contro il Pd.

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Mercedes risponde all’allarme del sindaco la sinistra non avrà posti in giunta

gennaio 19th, 2010

BEPPE MINELLO, MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

«Anche con Rifondazione in giunta la Regione ha senza indugio preso decisioni per realizzare la Tav a differenza del centrodestra che nel 2005 fu ben contento di rinviare i sondaggi per timore del voto regionale». Fatta questa premessa la presidente Mercedes Bresso lascia la porta aperta ad un eventuale accordo tattico con la Federazione della Sinistra. E lo fa anche il segretario regionale, Gianfranco Morgando. Una risposta corale dopo l’avviso ai naviganti lanciato dal sindaco Sergio Chiamparino, che aveva sollevato dubbi sull’opportunità di siglare intese con chi, come il leader di Prc, Paolo Ferrero, ha sempre fatto ostruzionismo contro la Tav anche quando era nel governo Prodi.  Morgando sottolinea come «una delle cause della rottura con la sinistra e la scelta di non fare accordi di governo è stata proprio la radicale differenza di vedute sulla Torino-Lione». Prc e Pdci, dunque, non avranno posti in giunta e non faranno parte della maggioranza ma la «zarina» mette in evidenza come sul fronte opposto ci sia «una coalizione fortemente sbilanciata con la Lega Nord e La Destra che esprimono posizioni estremiste». E aggiunge: «Non capisco quale sia il problema nel discutere un’ipotesi tecnica con una forza con la quale stiamo governando con profitto e dalla quale ci dividono alcune idee e non un abisso». Del resto «sulla Tav siamo andati avanti senza il loro dissenso». Bresso si riferisce alla richiesta di ritorno della Tav all’interno della Legge Obiettivo, al via libera al piano dei sondaggi, attualmente in corso, al piano per il trasporto ferroviario locale. Dunque, per la «zarina» non ci sono dubbi «sul nostro sì alla Tav». Nessun imbarazzo nel firmare quel Patto che dovrebbe essere sottoscritto domenica nel corso della manifestazione organizzata in modo bipartisan da Chiamparino, dal sottosegretario ai Trasporti, Mino Giacchino, e dai parlamentari Esposito, Merlo, Napoli e Zanetta. Anche la Sinistra, però, conferma la sua contrarietà: «Fa bene Chiamparino a  reoccuparsi ma farebbe meglio a fare i conti con il No dei sindaci e degli amministratori Pd». Ecco perché Roberto Cota, candidato alle regionali per il centrodestra, ha buon gioco ad attaccare: «La nostra posizione è limpida ed è il Pd a dover far chiarezza sulle alleanze e al proprio interno». All’interno del Pd, comunque, si sta arrivando alla resa dei conti con i «ribelli» della Valsusa. Morgando ha incontrato i componenti della commissione di garanzia regionale e il segretario provinciale, Gioacchino Cuntrò, è salito a Sant’Antonino per una riunione con i segretari di circolo. Due gli obiettivi: creare un coordinamento territoriale senza gli amministratori e strappare la loro adesione alla manifestazione Pro Tav. Adesione che è arrivata ieri sera da parte del Consiglio comunale dove è stato votato un ordine del giorno presentato dal capogruppo del Pd, Andrea Giorgis, dai Moderati e Italia dei valori. La maggioranza di centrosinistra l’ha votato ma non è riuscita a portarsi appresso il sì di Sinistra e Libertà che non ha votato le due righe di adesione alla manifestazione. Mentre Gallo (Nuova sinistra) non ha partecipato al voto così come An-Pdl e FI-Pdl perché non è stato accolto il loro emendamento che pretendeva «chiarezza, cioè che la Bresso non faccia accordi di nessun genere con le forze politiche ostili alla Tav». La Lega ha tagliato corto e votato «no, perché domenica sarà solo una passeggiata elettorale, noi i documenti di sostegno alla Tav li abbiamo già sottoscritti in tempi non sospetti».

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“Raccontiamo tutta la verità naufragio colpa di Pdl e Lega”

gennaio 10th, 2010

Sara Strippoli – Repubblica

Stefano Lo Russo, lei è il coordinatore della segreteria regionale del Pd, chiamata in causa nella gestione della vicenda della Comunità montana. Ritiene che l´accordo Pd-Pdl fosse un percorso doveroso come dice Chiamparino?
«Era un percorso che abbiamo tentato, ma per chiarezza sarebbe opportuna una ricostruzione corretta dei fatti. A suo tempo, il Pd regionale aveva proposto intese unitarie per la gestione delle nuove Comunità montane, compresa la valle di Susa, con la partecipazione di tutte le componenti politiche della valle, Pdl e liste civiche “No Tav” incluse. Una soluzione che avrebbe contribuito a ridimensionare il ruolo dei movimenti».
Chi si è messo di traverso?
«È stato il centrodestra a rifiutare la proposta, quindi all´origine della mancata realizzazione dell´intesa unitaria non c´è il Pd, ma proprio il partito di Osvaldo Napoli e della Lega».
Napoli però dice di aver parlato con Morgando e di non aver mai avuto risposta per un´intesa a due Pd-Pdl. Cosa replica?
«La nostra proposta politica era chiara e costruttiva, ma il centrodestra non c´è più stato per ragioni tattiche e strumentali».
Non crede che sarebbe stato difficile comunque gestire le liste civiche “No Tav” in un´intesa allargata?
«Al contrario. La nostra proposta andava esattamente nella direzione della governabilità delle istituzioni. Il Pd di valle ha rifiutato l´accordo con il solo Pdl e a quel punto la nostra indicazione era quella di andare da soli».
Così però non è stato.
«Infatti. E i risultati purtroppo sono evidenti, non hanno seguito le nostre indicazioni».
Adesso arriva la segnalazione alla commissione di garanzia. Non sarebbe stato opportuno scegliere una linea più dura sin dall´inizio con i dissidenti del Pd come chiedeva qualcuno all´interno del partito?
«Il nostro percorso è stato lineare. Credo che il compito della politica sia quello di costruire le condizioni perché la Tav sia realizzata. Gli strappi finora si sono sempre rivelati dannosi e hanno finito con il rafforzare la minoranza che non vuole la Torino-Lione».

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Il presidente Saitta: “Plano è come un imam in chiesa”

gennaio 8th, 2010

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

«È come se un imam venisse nominato parroco di una chiesa cattolica o viceversa. Plano si è autonominato per partecipare all’Osservatorio soltanto per boicottarlo e buttare a mare i risultati ottenuti. Non era più comprensibile una contraddizione all’interno del Pd». Le parole di Antonio Saitta, presidente della Provincia descrivono forse meglio la soddisfazione per la decisione del segretario regionale dei Democratici, Gianfranco Morgando di chiedere l’intervento del presidente del collegio regionale dei Garanti, Gianpaolo Zancan, per «verificare se nel comportamento di alcuni dei nostri amministratori valsusini ci siano i presupposti per l’applicazione delle sanzioni previste dallo Statuto per chi non si attiene alle norme comportamentali dello Statuto e del Codice Etico».

Secondo Morgando, infatti, le ultime scelte del presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone e degli altri amministratori del Pd della Valle «confermano la loro volontà di procedere in netto contrasto con le indicazioni fornite dal partito a livello provinciale, regionale e nazionale». Il segretario piemontese non può che prendere atto che nemmeno l’invito del leader nazionale Bersani ad avere comportamenti responsabili «pur nel rispetto del legittimo dissenso non ha finora trovato adeguato ascolto».

Di fatto, dopo l’empasse dell’Osservatorio la scelta di chiamare in causa i garanti è diventata per il Pd una strada obbligata anche per sottrarsi agli attacchi del centrodestra che da sempre parla di ambiguità dei democratici e della presidente Bresso. Lo spiegano i parlamentari Giorgio Merlo e Stefano Esposito: «L’esito della riunione dell’Osservatorio denota un atteggiamento politico irresponsabile di alcuni amministratori che non può che essere affrontato sotto il profilo politico e disciplinare». E Claudio Lubatti, capogruppo in Provincia, spiega: «Svelando il suo vero piano, boicottare l’Osservatorio con l’obiettivo di bloccare la realizzazione della Tav, Sandro Plano si è messo fuori dal Pd».

Il presidente della Comunità Montana, però, spiega di «non essere preoccupato di aver violato il codice etico del mio partito». E spiega: «Non credo che partecipare come osservatore ad un tavolo tecnico possa essere considerato un atto criminale. Si sta caricando di significati assolutamente spropositati ogni atto della Comunità Montana. Invito tutti alla moderazione». Secondo Plano se «avere opinioni diverse da quelle correnti è un reato allora un partito democratico dovrebbe interrogarsi». E da questo punto di vista un «provvedimento di espulsione sarebbe un atto di forte gravità».

Il caso sarà al centro della direzione regionale del partito convocata nel pomeriggio per affrontare anche il tema delle alleanze e per rispondere anche alle richieste della sinistra radicale che chiede un confronto sui temi sociali, sanità pubblica e lavoro, e non sulla «Tav perché le nostre posizioni sono quelle dei sindaci Pd valsusini».

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Tav, ora nel Pd si faccia chiarezza definitiva. Saggia la scelta di Morgando.

gennaio 8th, 2010

“La scelta del segretario regionale del Pd piemontese di investire la commissione di garanzia del partito in merito al comportamento politico di alcuni amministratori locale del Pd della Val Susa è coraggiosa ed indispensabile, pur nel rispetto della autonomia decisionale della suddetta commissione.

Al riguardo, auspichiamo l’adozione di provvedimenti inerenti la gravità della situazione. Lo stesso esito della riunione di stamane dell’Osservatorio guidato da Virano denota un atteggiamento politico irresponsabile di alcuni amministratori locali della Val Susa che non può non essere affrontato sotto il profilo politico e disciplinare”.

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Alta velocità, Morgando “commissaria” la Valsusa

novembre 22nd, 2009

Gianfranco Morgando lo chiama “inviato speciale”. Di fatto però ieri l´assemblea del Partito democratico ha deciso di commissariare il Pd valsusino. Dopo l´ultima iniziativa del neo presidente della Comunità montana Sandro Plano il vaso sembra colmo e il segretario regionale dice che «è necessario avere in valle una persona autorevole che sia di riferimento per il partito». Da Venaus, Plano replica che l´inviato speciale sarà il benvenuto: «così finalmente si farà chiarezza».

Per intervenire sulla situazione della Val di Susa alla vigilia della partenza dei sondaggi, Gianfranco Morgando dribbla la parola commissariamento e parla di “inviato speciale”. Giochi linguistici a parte, il Partito democratico della Valle di Susa è di fatto commissariato, se, come spiega il segretario regionale, dopo la goccia che ha fatto traboccare il vaso dell´appello di Sandro Plano ai tecnici perché si ritirino dall´Osservatorio, c´è la necessità di avere una persona «autorevole che sia punto di riferimento del partito in Valle di Susa». La supervisione della segreteria regionale si rende necessaria «anche perché sappiamo bene – chiarisce Morgando – che fra gli amministratori presenti all´interno delle liste della Comunità montana ce ne sono alcuni che, magari sbagliando, sono entrati in lista dichiarando di essere contrari all´accordo con le liste No Tav. È quindi necessario ripartire da un confronto franco».

L´intervento di Morgando chiude la lunga assemblea del partito convocata ieri mattina alla Galleria d´arte moderna. Una riunione molto affollata che poteva risolversi in un borbottio su cariche e nomi di direzione e segreteria e che invece ha spostato il dibattito sui temi di attualità. Su Tav e sull´urgenza che il partito faccia finalmente chiarezza, è nato un vivace dibattito partito dall´ordine del giorno presentato dagli onorevoli Stefano Esposito e Giorgio Merlo, alla fine approvato a maggioranza con due soli voti contrari e l´astensione del consigliere Nino Boeti. Un documento in quattro punti che lancia un messaggio anche alla sinistra radicale: «di fronte a posizioni ambigue e bandiere alzate in occasione della partenza dei sondaggi, anche le alleanze andrebbero ridiscusse», spiegano Esposito e Merlo.

Con la premessa che il governo investa le risorse necessarie, il documento chiede che l´assemblea regionale del Partito democratico piemontese «promuova e sostenga tutte le iniziative volte alla realizzazione dell´opera» e ribadisce che nel rispetto di tutte le opinioni «il compito del partito è far rientrare le posizioni di aperto e manifesto dissenso. Posizioni che, se dovessero ostacolare apertamente la realizzazione del progetto dell´alta capacità ferroviaria, richiederebbero un chiaro e non equivoco intervento degli organi preposti del partito». Al terzo punto si invita il partito «a costruire una coalizione politica per le prossime elezioni regionali che ponga la realizzazione della Torino-Lione fra le priorità programmatiche, senza alcuna ambiguità e al quarto, dopo un emendamento chiesto da Stefano Lepri, si insiste su «una forte attenzione alle procedure di aggiudicazione e costruzione dell´opera, al fine di evitare infiltrazioni mafiose e rischi di intreccio tra politica e affari».

In rappresentanza della Valle di Susa, dal palco è intervenuta Maria Grazia Gerbi, ex-sindaco di Coazze, mozione Marino, favorevole all´accordo fra Pd e liste No Tav per la Comunità montana, che ha votato contro l´ordine del giorno: «Sono molto arrabbiata, impedire alla candidata presidente della Regione di tenere aperte le trattative con un elettorato che si dice di voler riconquistare mi sembra assurdo». Gerbi ha difeso il programma della Comunità montana «sono oltre trenta pagine in cui all´argomento Tav si dedicano solo tre righe e non si dice che siamo contrari alla Tav». Una dichiarazione che non ha convinto Morgando: «Non sono certo tre righe», ha replicato secco nel suo intervento conclusivo.

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La provincia di Torino incorona Bersani

settembre 21st, 2009

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

La sorpresa di questo secondo fine settimana di congressi di circolo del partito democratico è il consenso degli iscritti per Ignazio Marino. Voto parzialissimo, certo, ma il chirurgo raccoglie più del 18 per cento delle preferenze delle 2452 persone che hanno votato in Piemonte. La seconda particolarità della consultazione subalpina è il voto disgiunto per la segreteria regionale che premia Cesare Damiano e penalizza Gianfranco Morgando. Il segretario piemontese uscente è in testa ma ha circa cinque punti in meno rispetto al trionfante Pierluigi Bersani (57,8%). L’ex ministro del Lavoro viaggia invece con sei punti in più rispetto al segretario nazionale uscente. La sorpresa Marino trova una conferma anche nel risultato di Roberto Tricarico (16%).

Ma il dato elettorale consegna anche un Pd subalpino diviso sul territorio. I congressi della provincia di Torino rafforzano Bersani, che supera il 60 per cento ed evidenziano un testa a testa tra Franceschini e Marino, il 19,7% dei voti il primo contro il 19,2 del secondo. Si riduce la forbice del voto disgiunto. Damiano drena meno consensi a Morgando e Tricarico. 

Il candidato della mozione Marino recupera anche grazie all’exploit di Nichelino dove, sostenuto anche dall’ex deputato Salvatore Buglio, vince il congresso di circolo con oltre 160 voti. Nella sezione di Settimo la mozione Bersani ottiene una maggioranza bulgara – anche in Borgo Vittoria – nonostante Piero Fassino si intervenuto a presentare la mozione Franceschini. Gli uomini del segretario nazionale vincono invece il congresso di Chivasso. 

Secondo Mariano Rabino, coordinatore della mozione Franceschini, «il dato parziale è assolutamente in linea con le nostre attese» considerato che si è votato in quelle che si possono considerare «roccaforti di Bersani». Rabino, però punta il dito su quello che giudica un dato preoccupante, il gap tra il numero degli iscritti e quelli che sono poi andati a votare: «Lavoriamo per favorire la massima partecipazione al voto degli iscritti che continua ad essere relativamente ridotta».

Secondo Stefano Esposito (Bersani) la percentuale dei votanti è tra il 56 e il 60 per cento degli aventi diritto. Alta rispetto a quella del vecchio pci/pds/ds dove partecipavano al voto il trenta, quaranta per cento dei militanti. Certo c’è di un circolo del Vco dove ha votato solo il segretario. E così la mozione Franceschini punta tutto sul voto delle primarie e sulla mobilitazione di «iscritti ed elettori». Il coordinamento della Bersani, però, sottolinea come «questi risultati confermano il consenso maggioritario che sta raccogliendo la proposta di Bersani e Morgando e rappresentano un elemento di fiducia e tranquillità per le primarie e il futuro dei democratici».

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SUSTA NON ALIMENTI TENSIONI E RISPETTI MORGANDO

luglio 30th, 2009

L’ultima dichiarazione di Gianluca Susta segna, purtroppo, il tentativo dell’eurodeputato di inasprire il confronto congressuale che deve ancora aprirsi. Non mi sorprendo certo per i toni adoperati, dal momento che ricordo ancora le sue ‘sparate’ in occasione delle primarie del 2007 e contro Sergio Cofferati alla vigilia delle elezioni europee. 

Gianluca Susta chiede il ritiro di Gianfranco Morgando e spetta a Morgando rispondere, ma alcune dichiarazioni contenute nel comunicato di oggi sembrano per lo più rivolte ad alcuni sostenitori della Mozione Franceschini che evidentemente dimostrano una ‘leggera’ difficoltà nel dover sostenere Damiano contro Morgando. 

Ribadisco di considerare la candidatura di Cesare Damiano una scelta dignitosa, di tutto rispetto, che contribuirà ad un confronto congressuale serio ma sereno. 

Invito Gianluca Susta a evitare di alimentare tensioni poiché la discussione sul PD e nel PD potrà anche essere aspra nei contenuti ma da parte mia e dei sostenitori di Bersani rispettosa delle persone che sono prima di tutto compagni di partito e non certo avversari politici. Gli chiedo anche di avere un po’ più di rispetto nei confronti di Morgando, che è colui che i piemontesi hanno scelto come Segretario il 14 ottobre 2007. 

E poi, caro Susta, ricordo male o eri tu che in una recente intervista a “La Repubblica” (12 luglio 2009) dichiaravi di essere pronto ad appoggiare Morgando, mentre ora, dopo il suo annuncio di voto per Bersani, lo inviti a ritirarsi? Mi riesce difficile trovare una coerenza in tutto questo. 

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Il Pd sul voto in Provincia fa la bella addormentata

febbraio 18th, 2009

Alessandro Mondo – La Stampa

Caro Morgando, diamoci una mossa». Il giorno dopo la batosta subìta da Renato Soru in Sardegna, e a un paio di mesi dall’avvio della campagna elettorale per le elezioni provinciali, Stefano Esposito, deputato Pd ed esponente della componente «Sinistra Per» (protagonista di memorabili battibecchi con Chiamparino), aziona la sirena di allarme anche a Torino.

Che succede?

«Nulla, questo è il guaio. Invece di capitalizzare il lavoro fatto da Saitta e di sfruttare le difficoltà del Pdl, dalla mancata convergenza della Lega sulla candidatura-Porchietto all’incapacità di esprimere idee sul governo della Provincia, il Pd dorme sugli allori, convinto che alla fine porterà a casa il risultato».

Teme che non sarà così?

«La partita non è affatto scontata. Ci serve una coalizione chiara: basta con la melina, dobbiamo chiudere entro quindici giorni».

Colpa di Morgando?

«Il partito in Piemonte lo guida lui, ma il deficit che stiamo vivendo è colpa di tutti. E tutti, compreso Saitta, devono sforzarsi di sciogliere i nodi sul tappeto».

Non è l’obiettivo al quale lavora Saitta?

«Si muove bene sul territorio e finora ha portato avanti una serie di incontri bilaterali, che però servono fino a un certo punto: si era detto che dopo Natale avremmo avuto la coalizione…».

Invece?

«Il Pd sonnecchia, a tutti i livelli. A fine marzo, poi, si terranno le primarie nei collegi provinciali: guai se diventassero lo spunto per uno scontro interno e non una grande occasione per avviare la campagna elettorale. Dato che siamo un partito plurale, e da più parti viene chiesta una rappresentanza di tutte le componenti, la soluzione potrebbe essere proprio un tavolo delle componenti. Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, ma sia chiaro che da “Sinistra Per” non ci saranno richieste in questo senso».

Torniamo alla coalizione.

«Si costruisce riunendo i potenziali alleati e facendo chiarezza sulla base del programma: o dentro o fuori. La sinistra radicale, di fatto, è già fuori».

L’Udc, invece, non è ancora dentro.

«Di questo passo non accadrà mai. Dopo l’ultimo incontro tra Vietti e Saitta, il Pd è ammutolito. Rischiamo di persuadere il partito di Casini a correre da solo o, peggio ancora, di spingerlo verso il Pdl. Eppure è da mesi che Morgando e Saitta ci pongono il tema di allargare l’alleanza: è ora di vedere le carte dell’Udc. E ancora: vogliamo chiarire i rapporti con la nuova sinistra in fase di costruzione? Poi ci sono i Moderati…».

… e l’Italia dei valori. Che aria tira da quelle parti?

«In entrambi i casi esistono tensioni che rimandano agli equilibri politici in Regione e Comune. I Moderati rischiano di essere attratti dalle sirene del centrodestra: dato che per il Pd sono un alleato leale, bisogna lavorare per tenerceli. Anche Bresso e Chiamparino dovrebbero spendersi».

Perchè: non sta accadendo?

«Sono molto impegnati sulla politica nazionale. E’ necessario che svolgano il ruolo di dirigenti politici piemontesi, impegnandosi a fondo nella battaglia sulle provinciali. Non dimentichiamo che se perdiamo la Provincia di Torino ci saranno contraccolpi anche alle regionali del 2010».

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