Tag: rifiuti


La differenziata logora chi la fa

ottobre 16th, 2010 — 12:28pm

Alessandro Mondo – LaStampa

Torino. Pura teoria. Dogma irrealizzabile. Peggio: una chimera che danneggia il sistema invece di sostenerlo. Il sistema è quello della raccolta differenziata: meno del 30% la media italiana, con punte di eccellenza in alcune realtà territoriali. La chimera sono i traguardi fissati negli anni a livello nazionale: 60% nel 2011, 65% nel 2012. Obiettivi irrealizzabili, secondo l’Anci, decisa ad abolirli con un emendamento al decreto legge incaricato di recepire entro fine anno la direttiva europea sui rifiuti. La richiesta, sostenuta dal deputato Pd Stefano Esposito alla Camera, è stata presentata il 14 settembre alla Commissione ambiente del Senato.

Oltretutto Bruxelles è più attenta alla qualità che alla quantità della raccolta: la direttiva europea, senza fissare asticelle, si limita a disporre che entro il 2020 il 50% del pattume raccolto con la differenziata sia effettivamente riciclato. Particolare non trascurabile: a Torino, dato Amiat, poco meno del 18% dei rifiuti differenziati finiscono comunque in discarica.

Il fenomeno, condiviso da altri comuni e da altre province, interessa essenzialmente organico e plastica. Stando ai numeri forniti dall’Ato rifiuti, il 30% dell’organico raccolto nel Torinese – dove la differenziata raggiunge una promettente media del 50% – torna in discarica. Nel caso della plastica, siamo al 29%. Diverse le cause: deficit di comunicazione, errato conferimento dei rifiuti, numero e logistica degli impianti, scarsa domanda sul mercato. La performance migliore riguarda carta, vetro e metalli: lo scarto non supera il 5%.

Insomma: non è solo questione di quantità ma di qualità. Non a caso, spiegano dall’Ato, paesi come Germania, Austria, Svezia, Olanda e Belgio preferiscono valutare quanto effettivamente riciclato e valorizzato sotto il profilo energetico. Sulla base di queste considerazioni l’Anci chiede di eliminare traguardi troppo ambiziosi (oltre che costosi) e controproducenti su vari fronti: dall’omogeneità della raccolta alla pianificazione degli impianti.

Uscita a sorpresa, che spiazza un po’ tutti e accende il dibattito a Torino e dintorni. Favorevole Paolo Foietta, Ato rifiuti: «Gli obiettivi del 60 e del 65% sono un dogma che si applica indistintamente alle realtà rurali e alle metropoli, prescindendo da qualsiasi fattibilità reale».

Moderatamente d’accordo, con una serie di distinguo, Provincia e Comune. Antonio Saitta chiede di mantenere comunque una soglia, «purchè sia credibile»: «Altrimenti si fornisce una sponda ai detrattori della differenziata». Giusto lavorare sulla qualità oltre che sulla quantità, aggiunge, riducendo gli imballaggi e dando incentivi ai comuni più virtuosi. Posizione sostanzialmente condivisa da Roberto Tricarico, assessore all’Ambiente di Torino.

Contraria la Regione, che ieri ha documentato la buona salute della raccolta: in pole position il Novarese con il 71% (71,3 nel capoluogo); ultima la provincia di Vercelli, sotto il 30%. In Piemonte la differenziata ha raggiunto il 49,6. «Gli obiettivi oggi contestati, noti da tempo, sono stati uno stimolo per realtà virtuose come Novara – replica l’assessore Roberto Ravello -. Azzerarli significa mortificare i comuni virtuosi e vanificare i contributi pubblici erogati negli anni».

24 comments » | Senza categoria

Il sindaco spazzino muove il Parlamento

luglio 5th, 2010 — 8:28am

Emanuela Minucci – LaStampa

Per il sindaco è ormai diventata una specie di fissazione. E c’è da capirlo. Ne parla da anni. E da anni vede vanificato il suo sfogo. Lui lancia l’accusa, e il giorno dopo il fido assessore Tricarico ci mette una pezza. Poi, passa una settimana, e il primo cittadino tornando sull’auto blu dall’aeroporto di Caselle si ritrova puntualmente a sgranare gli occhi davanti al peggior biglietto da visita della città: aiuole spartitraffico costellate di cartacce e rifiuti «che offrono di Torino uno spettacolo indecente».

Il triangolo più sciatto e malconcio della città se ne sta appeso lungo la bretella della tangenziale che porta a Caselle e gli spartitraffico. All’inizio – anni preolimpici – il sindaco se la prendeva con l’Amiat e l’assessore di turno all’Ambiente. Poi, in Comune, hanno scoperto che la competenza di quel tratto di verde (come di tutti i praticelli che costeggiano raccordi, bretelle e altri «non luoghi») non era dell’azienda di via Giordano Bruno, ma dell’Anas. E lì sono cominciati i dolori. Perché piuttosto che cercare di «togliere uno sporco impossibile» l’Amiat si rassegnava a intervenire in prima persona scortata dai vigili urbani («perché pulire quella zona – spiegava ieri l’ad Magnabosco – è pure pericoloso»).

Ieri – dopo essere già sbottato sull’argomento più volte, in giunta – il sindaco non ci ha più visto. E ha deciso di annunciare in pompa magna, davanti alla pensosa platea degli Stati Generali del Pd, che non ne può più di quella pessima cartolina di Torino e che se «nessuno continua a fare niente sono pronto a prendere i sacchetti neri dei rifiuti, ad indossare i guanti, e ad andare io a fare pulizia».

Di fronte all’immagine del sindaco-spazzino (vagamente berlusconiana) le truppe del Pd si sono mosse con geometrica potenza. L’assessore all’Ambiente Roberto Tricarico, avvertito al telefono, ha subito annunciato l’arrivo di un’ordinanza «cui sta già lavorando il segretario generale e che obbligherà i responsabili a mantenere pulita e ordinata quella zona». Peccato che i responsabili, abbiano già fatto sapere in passato, allo stesso Tricarico, che dell’ordinanza se ne fanno un baffo, anzi, sono pronti ad impugnarla. «Io ho risposto – ribatte l’assessore – che farebbero meglio a impiegare i soldi che spenderanno in avvocati nella pulizia di queste aree». In ogni caso oggi l’Amiat farà già un sopralluogo (e magari darà pure una pulitina, chissà) e domani la questione sarà debitamente affrontata nella riunione di giunta.

Ma non basta ancora. Di fronte all’eventualità che il primo cittadino si veda costretto a indossare la tuta verde dell’operatore ecologico si è mosso addirittura il Parlamento. L’onorevole del Pd Stefano Esposito – presente sabato a Villa Gualino – ha infatti promesso un’interpellanza parlamentare urgente.

Basterà? Chi conosce Chiamparino sa che nel momento in cui ha deciso di mischiare l’alta politica alle cartacce significa che l’obiettivo «di ripulire gli spartitraffico urbani e vederne l’erba finalmente tagliata di fresco» potrebbe diventare un obiettivo più importante della Variante 200.

Se non altro per questione di principio e perché – come ha ribadito lui stesso a Villa Gualino «Non possiamo investire risorse ed energie nel rilancio turistico della città e poi presentarci con un simile biglietto da visita». Alcuni assessori raccontano come da settimane in giunta il sindaco batta e ribatta su questo tema. Ora, però, lo sanno tutti. «E l’Anas più che telefonare agli avvocati farebbe meglio a rimboccarsi le maniche» concludeva ieri Tricarico.

17 comments » | camera, PD

Il “raccordo pattumiera” per Caselle diventa un´interrogazione al ministro

luglio 5th, 2010 — 8:09am

Erica De Blasi – Repubblica

Per il sindaco si tratta di un chiodo fisso, così come tutti gli accessi della città, che sono il biglietto di visita di Torino. Le scarpate del curvone all’uscita del raccordo per l’aeroporto, quella che porta in corso Grosseto, continuano ad essere sozze. Una vera discarica. E visto che le missive scritte dal Comune non sono servite, ora si tenterà la strada dell’interrogazione in parlamento. A farsi carico della questione sarà l’onorevole Stefano Esposito (Pd) non solo per la bretella che porta allo scalo torinese, ma per la superstrada per Chivasso: altra arteria dove sulle scarpate si può trovare di tutto. «Il ministro Matteoli ci dovrà spiegare perché l’ente proprietario delle aree non può intervenire, nemmeno su sollecitazione degli enti locali», dice Esposito.

Al momento le lettere scritte dall’assessore al Verde, Roberto Tricarico, e dal primo cittadino all’Anas non sono servite. Non solo non è arrivata nessuna risposta, ma l’ente nazionale strade non ha pulito. Alla fine è dovuta intervenire l’Amiat sul curvone di corso Gorsseto, ma la situazione, dopo pochi mesi, è tornata uguale a prima. «Entro fine mandato andrò io con sacco, guanti e pinze», ha sbottato il sindaco sabato mattina. E considerando il pedaggio extra di 5-6 milioni all’anno a carico dei torinesi, sovratassa che dipende dal raccordo Torino-Caselle, l’Anas potrebbe destinare qualche soldo a ripulire le scarpate. «Almeno farsi carico dei costi», aggiunge l’assessore Tricarico.

L´ingresso in Torino da Caselle è una spina nel fianco. Da tutti gli altri ingressi, dalla fine del 2006, si è messo a punto un piano d´intervento straordinario. I primi tratti di corso Giulio, corso Vercelli, corso Regina Margherita, corso Unità d’Italia, corso Francia e corso Unione Sovietica sono sotto controllo. E il tutto è affidato all’Amiat, compreso lo sfalcio dell’erba, che spetterebbe alle circoscrizioni. Un sistema per evitare che la divisione delle competenze provochi ritardi e soprattutto troppa sporcizia. Ma non sempre tutto funziona come dovrebbe. Oltre alla scarpata di corso Grosseto il sindaco ha citato anche la rotonda tra corso Maroncelli e corso Unità d’Italia. «Verificheremo», dice il responsabile di Palazzo Civico Lombardo.

23 comments » | camera, PD

AMBIENTE PANICO NEI CONSORZI PER LE CAUSE COLLETTIVE AVVIATE DAI CITTADINI

settembre 11th, 2009 — 9:39am

La Consulta non giudica l’imposta compatibile con le nuove tariffe

Rifiuti, corsa ai rimborsi In ballo 45 milioni di euro

GIUSEPPE LEGATO – La Stampa

La torta dei possibili rimborsi ha una cifra da capogiro: 45 milioni di euro. Eccola qui la stima dell’Iva pagata dai cittadini della provincia di Torino negli ultimi anni nei Comuni che sono passati dalla vecchia tassa (Tarsu) alla tariffa (Tia) per il servizio di raccolta rifiuti e che potrebbero tornare nelle tasche degli utenti. La recente sentenza della Corte Costituzionale – che giudica l’Iva incompatibile con la tariffa – ha aperto un fronte che rischia di collassare i conti già in rosso dei consorzi colpiti da esposizioni finanziarie (crediti da tasse non pagate) per milioni e milioni di euro. 

I cittadini si stanno già organizzando in una serie di cause cumulative e una sola parcella – quella dell’avvocato chiaramente – da dividere tra le “teste” che reclamano. Lo sanno bene all’Ato (autorità d’ambito per i rifiuti) da cui confermano: «Comitati spontanei e associazioni dei consumatori si stanno muovendo vorticosamente». 

L’ansia da rimborso contagia tutti i consorzi della provincia e le relative città. Tutti i grandi centri devono fare i conti con la pronuncia dei giudici che hanno stabilito che il 10% dell’Iva applicata alle bollette dei rifiuti è – in linea di principio – rimborsabile a tutti gli effetti agli utenti che l’hanno versata. Fanno eccezione – tra i grandi Comuni – soltanto Torino e Ivrea che sono rimasti a Tarsu senza applicare le indicazioni del decreto Ronchi, peraltro oggi congelate. La storia è delicata perché esporrebbe finanziariamente gli stessi consorzi del torinese. Dal Covar 14 hanno già fatto sapere che per loro – 13 milioni di Iva versati fino ad oggi dai Comuni a tariffa – sarebbe l’inizio di un dissesto. 

Ma la prospettiva vale per tutti. Ecco perché la questione approderà a giorni al Parlamento. L’onorevole del Pd Stefano Esposito (in qualità di membro della commissione Ambiente di cui fanno parte anche Agostino Ghiglia, Pdl, e Walter Togni, Lega Nord) ha chiesto e ottenuto un’audizione ai ministeri competenti (Ambiente e Finanze). «L’obiettivo? Fare chiarezza». Su cosa? «Intanto sulla responsabilità presunta dei consorzi in questa vicenda. Nessuno di loro ha colpe. I consorzi – dice Esposito – hanno letteralmente applicato una circolare ufficiale emanata dall’Agenzia delle Entrate che spiegava la liceità – e la necessità – dell’applicazione dell’Iva sulla Tia. Detto ciò i consorzi hanno versato l’Iva incassata allo Stato, perciò non vedo perché i soldi li debbano restituire i consorzi». 

Che poi questa sentenza porti vantaggi alle tasche dei cittadini è tutto da vedere. Sarebbero infatti possibili aumenti della tariffa, se dovesse arrivare un provvedimento legislativo a ratificare la sentenza dei giudici. Riccardo Civero (Ato) spiega: «Se un servizio erogato dalle cooperative su cui si appoggia il consorzio costa mille+Iva, il cittadino pagherà mille+Iva. Se però questa non si potrà più incassare, è inevitabile un aumento della bolletta che anche senza Iva sarà di 1200 perché i consorzi devono incassare quello che spendono per legge». 

Intanto ieri in provincia i consorzi riuniti dal neo assessore all’ambiente Roberto Ronco hanno deciso di iniziare una serie di consultazioni anche con le associazioni di categoria e – in prima battuta – non assumere iniziative singole di rimborso in attesa che arrivi chiarezza da un tavolo tecnico istituito proprio ieri a palazzo Costerna. Anche l’ultimo acconto 2009 sarà emesso con Iva in addebito.

21 comments » | PD

Ciclo dei rifiuti, deficit di 250 milioni

luglio 13th, 2009 — 11:28am

Diego Longhin – Repubblica

Spunta un buco di 250 milioni nella gestione del ciclo dei rifiuti di Torino e Provincia. Undici aziende indebitate l´una con l´altra e creditrici dei Comune per decine di milioni. Un deficit ancor più preoccupante con l´avvicinarsi della chiusura, a fine anno, della discarica di Germagnano che, per fare un esempio, rende all´Amiat qualcosa come 30 milioni di euro l´anno. Il calcolo del “rosso” è del deputato Pd Stefano Esposito, fino a poco tempo fa presidente di Seta, che rilancia il progetto di accorpare tutte le aziende provinciali sotto la guida di Amiat. Il dato viene confermato dal presidente dell´Ato provinciale, Foietta.

Rifiuti? Un buco da 250 milioni di euro. Un calcolo a spanne e per difetto, ma non molto lontano dal rosso che si può intravedere mettendo insieme i bilanci delle undici società che si occupano di raccolta e smaltimento rifiuti nella provincia di Torino. Tema caldo a pochi mesi dalla chiusura dei cancelli di Basse di Stura e mentre il Comune cerca di capire che futuro assicurare all´Amiat.

Un conto fatto dall´onorevole Stefano Esposito (Pd), che conosce bene il settore, essendo stato presidente di una di queste aziende, Seta, e di Trm quando si è messa in moto l´operazione inceneritore del Gerbido. Un rosso che leggendo i bilanci non si vede, ma che in realtà c´è e rischia di esplodere come una bolla e che, se non si interviene sul sistema in fretta, di mandare al fallimento più di una impresa. «Spesso si tratta di partite di giro – sostiene l´onorevole Esposito – di crediti e debiti che le aziende hanno l´una verso l´altra, oppure con il Comune di riferimento, senza dimenticare le difficoltà a riscuotere la tariffa di raccolta. Ad esempio Seta ha un debito di 13 milioni nei confronti di Amiat, mentre l´ex municipalizzata di Torino deve ancora incassare arretrati ingenti da Palazzo Civico». Vengono messi tra i crediti anche le bollette della tariffa rifiuti, per le società che adottano il sistema, non riscossa, pari al 20-22 per cento del totale. «Il problema – aggiunge Esposito – è che i debiti sono veri e prima o poi qualcuno rivendicherà il loro pagamento. Mentre i crediti che fanno quadrare i conti sulla carta sono difficilmente incassabili. È una situazione al collasso».

L´unico modo per evitare che il sistema salti secondo Esposito è di realizzare «aggregazioni a livello provinciale, che si sarebbero potute fare da tempo con al centro Amiat, per creare un´azienda forte che possa trovare un partner privato industriale o finanziario. Si è invece preferito arrivare impreparati ad appuntamenti importanti, come la chiusura della discarica di Basse di Stura, senza considerare che la diminuzione dei rifiuti e l´aumento della raccolta differenziata mettono a dura prova le società che continuano ad avere a disposizione impianti».

Il settore in provincia di Torino ha un giro di affari di 500 milioni di euro e occupa circa 3.500 persone, di cui 2.000 lavorano in Amiat, azienda in cerca di un futuro a pochi mesi dalla chiusura programmata di Basse di Stura, anche se rimangono liberi più di 200 mila metri cubi di discarica e ci potrebbe essere la tentazione di prorogare i termini per evitare che dal primo gennaio del 2010 l´azienda riduca drasticamente gli incassi per i conferimenti. Questione al centro della prossima riunione di maggioranza a Palazzo Civico.

Ma i conti di Esposito sono corretti? Sì, la controprova arriva da Paolo Foietta, numero uno dell´Ato-Rifiuti della Provincia. «Le cifre sono giuste – spiega – d´altronde ci troviamo di fronte ad un settore frammentato. È possibile che in una Provincia come Torino operino undici aziende? No. Mettendo insieme i pezzi del sistema si otterrebbero molti risparmi, si pensi solo all´Iva per i pagamenti da una società all´altra. E poi si potrebbero bilanciare i conti, le gestioni degli impianti e fare economie di scala, anche perché l´ingresso di privati allo stato attuale non sarebbe risolutivo». Foietta punta il dito sulla Regione: «In Emilia Romagna si è fatto, peccato che sia stata la Regione a stimolare le fusioni e a prendere l´iniziativa. In Piemonte non si è mosso nulla in questo senso».

22 comments » | Senza categoria

“SU RIFIUTI E INCENERITORE PORCHIETTO FAREBBE BENE A INFORMARSI”

gennaio 28th, 2009 — 2:06pm

“Guardiamo con simpatia alla discesa in campo di Claudia Porchietto.   

Vorremo però che la candidata alla Presidenza della Provincia fosse un interlocutore informato, dato che sta inanellando una serie di affermazioni che non rendono giustizia al prestigio del ruolo da lei ricoperto nell’Api. 

Siamo disponibili ad un confronto nel merito delle questioni relative all’inceneritore e ai rifiuti. Su questi temi in Provincia abbiamo lavorato con il parere contrario della coalizione che appoggia la candidatura della Porchietto.

Abbiamo anche capito, leggendo e ascoltando le interviste da lei rilasciate, che la candidata Porchietto ama usare la parola ‘società civile’. 

Il problema però non è essere civili o meno, bensì essere competenti e capaci, così come competente e capace è stato in questi anni il Presidente Antonio Saitta, che ha operato egregiamente in tutti i settori. 

Siamo pronti per un dibattito su questione rifiuti, inceneritore e consorzi, quando e dove vuole la Porchietto! 

La invitiamo, però, a consultarsi prima con l’area che l’appoggia, onde evitare di imbattersi nuovamente in errori che vedono contrapposti i suoi pensieri e quelli di tutta la coalizione che sostiene la sua candidatura”.

22 comments » | Senza categoria

Scovare i furbi e farli pagare altrimenti il sistema crolla

dicembre 29th, 2008 — 9:27am

Gianni Giacomino – La Stampa

 

In Commissione Ambiente stiamo studiando una proposta di legge che consenta di individuare, in tempi rapidi, chi non paga la tariffa rifiuti e renda più stringato il recupero dei soldi. Altrimenti non ci salviamo. Tutto il sistema non si salva». È chiarissimo Stefano Esposito, 39 anni, parlamentare del Pd e per due anni presidente di Seta, la società che gestisce la raccolta dei rifiuti in 30 comuni del Torinese, oggi in forte crisi di liquidità.

Scusi, ma da questa crisi si può uscire? E in quali tempi?

«Si uscirà quando Seta riuscirà a recuperare tutta l’elusione. Si parla di oltre 7 milioni di euro dal 2005 al 2007 che non sono stati riscossi. Non per colpa di Seta, ma perché non solo i privati, ma, anche medie e grandi aziende, non pagano. Per questo Seta è costretta a indebitarsi con le banche, producendo un vortice pericolosissimo di interessi da capogiro. Certo, con la Tarsu, che è una tassa, i tempi di riscossione sono molto più rapidi. E poi i singoli Comuni possono intervenire finanziariamente all’integrazione di quel che manca».

In che senso?

«Perché la Tarsu va a ruolo nel giro di due anni, mentre la Tia è una tariffa, deve essere saldata per intero dagli utenti e, per arrivare ad un pignoramento, occorre passare attraverso l’ufficiale giudiziario. È un percorso lunghissimo».

Ci può fare un esempio?

«La Seta ha circa 20 mila fatture mai incassate e l’ufficiale giudiziario riesce a smaltirne un centinaio al mese. Se va bene riusciremo a recuperare tra sei anni la Tia non pagata nel 2005. Sono tempi biblici, inaccettabili per chi investe in uomini e mezzi e deve garantire un servizio tutti i giorni».

E qui dovrebbe entrare in gioco la vostra proposta di legge per accelerare i tempi?

«Non solo. L’ultima procedura che ho avviato prima di lasciare la presidenza di Seta è quella di demandare il recupero della Tia a Equitalia, che può anche arrivare al fermo amministrativo dell’auto di chi è moroso».

Scusi, tralasciando il buco di Seta, il servizio di raccolta porta a porta come funziona nel Torinese?

«Molto bene. Il vero porta a porta è partito solo nel 2004 e adesso quasi la metà dell’immondizia è differenziata. È un risultato strepitoso, uno dei migliori di tutto il Paese. Il porta a porta è un costo che vale la pena accollarsi».

Alcuni amministratori, però, si lamentano della qualità del servizio. Come mai?

«Ma io li capisco, perché sia i costi che la qualità del servizio si possono sempre migliorare. Tutto funziona bene quando l’azienda che fa la raccolta e i cittadini che ne usufruiscono sono in perfetta sintonia».

È una condizione tutt’altro che facile da raggiungere, non le sembra?

«Può darsi. Mi sorprendono i sindaci che filosofeggiano, come quello di Venaria. Se gli amministratori di Seta per lui sono una banda di incapaci vada alla Corte dei Conti e denunci. Mi dispiace che i dipendenti e i dirigenti di Seta siano coinvolti in questa situazione, perché sono tutte persone capaci».

Riscossione dell’eluso a parte, com’è il futuro della raccolta rifiuti?

«Buono, quando si arriverà ad avere chiuso il ciclo integrato dei rifiuti. Questo vuol dire che, entro il 2014, sarebbe opportuno poter contare su due termovalorizzatori e sul 50 per cento della differenziata in tutta la provincia. E il conferimento dei rifiuti sarà nelle isole ecologiche, che sono meno impattanti degli attuali cassonetti utilizzati per il porta il porta».

24 comments » | Senza categoria

Back to top