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Tav, cantiere “strategico” chi entra ora va in carcere

ottobre 25th, 2011 — 7:20am

MARIACHIARA GIACOSA – Repubblica

La Maddalena diventa sito strategico di interessa nazionale. Almeno così è scritto a pagina 180 del Decreto sviluppo messo a punto dal governo con l´obiettivo di «assicurare la realizzazione della Torino-Lione e garantire lo svolgimento del lavori».

In pratica il cantiere diventerebbe come una grossa caserma, di 7 ettari quando sarà tutta recintata e per chiunque dovesse entrarci scatterà l´articolo 682 del codice penale: ovvero arresto da tre mesi ad un anno o ammenda da euro 51 a euro 309. Cambiano quindi le regole che hanno fino ora regolato i rapporti tra dentro e fuori le reti. Chi cercherà di tagliarle, obiettivo poi mutato della manifestazione di domenica, non rischia più solo la denuncia ma l´arresto. Un giro di vite non da poco che potrebbe anche influire sulla partita più impegnativa che riguarderà il cantiere nelle prossime settimane. Ltf fa facendo alcune verifiche «perchè non è prassi consueta» per capire se la dichiarazione di sito strategico possa in qualche modo semplificare le procedure di esproprio, contro le quali i No Tav si sono organizzati da mesi acquistando molti dei terreni su cui dovrebbe allargarsi l´ultima parte del cantiere.

«Mi dimetto» annuncia il Si Tav Renzo Pinard, sindaco pdl di Chiomonte, appena saputa la notizia. «Non accetto che in Italia si debba fare un´opera pubblica con la forza – spiega – indipendentemente dalla divisa che hanno gli agenti. Convocherò la mia maggioranza, approveremo il bilancio per il Commissario prefettizio e poi darò le dimissioni». «E´ un brutto precedente – aggiunge – che si attua solo perché la politica qui non ha saputo dare risposte». Ed è un segno della sconfitta della politica anche secondo Sandro Plano che sottolinea come «questa scelta rischi solo di aumentare la tensione».

«Hanno gettato la maschera, ma la nostra linea non cambia», commenta il leader dei No Tav Alberto Perino. «Non potranno più raccontare all´Unione Europea la bugia di un´opera condivisa con la popolazione», conclude.

Soddisfazione bipartisan invece nell´arco parlamentare. Stefano Esposito del Partito democratico, che da mesi chiede l´adozione del provvedimento con un pressing serrato sul ministro Maroni: «Ora è più chiaro il tema delle recinzioni e chi va oltre sa cosa rischia». «Adesso esistono gli strumenti per punire chi tenta di bloccare i cantieri», aggiunge il Pdl Agostino Ghiglia. «Scelta necessaria e opportuna», commenta l´assessore regionale Barbara Bonino.

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L’ultimo ok dalla Ue: “L’opera si farà”

ottobre 20th, 2011 — 9:05am

MARCO ZATTERIN – LaStampa

La Torino-Lione passa l’esame senza problemi, la Commissione europea ritiene ora che il recente accordo italofrancese sia una base sufficiente per garantire che l’opera sia ultimata entro il 2030. Altra storia il corridoio ferroviario numero cinque, quello che va da Helsinki a La Valletta e, come richiesto dal governo italiano e come inizialmente non previsto da Bruxelles, corre per Palermo oltre che per Bari. Qui c’è l’incognita del Ponte sullo Stretto, sul quale il responsabile europeo per i Trasporti, Siim Kallas, pilateggia e lascia a Roma ogni responsabilità. «Non prendiamo alcun impegno – dice l’estone – se passa per aria o per mare è lo stesso, purché arrivi a destinazione nei tempi previsti».

La disputa che ne segue rischia di oscurare la rilevanza della strategia europea in questo momento di crisi galoppante e di sviluppo latente. La Commissione ha adottato un piano da 50 miliardi di euro per rilanciare le reti europee. Vale per trasporti (31,7 miliardi), energia (9,1) e Tlc (9,2). Questi fondi saranno versati per coprire circa il 20-30 per cento dei programmi che verranno realizzati dagli Stati membri, il che implica l’obbligo di mettere 70-80 euro su 100 ogni volta che l’Ue accetta di partecipare. In più, l’esecutivo ha anticipato la possibilità di emettere dei project bond, prestiti obbligazionari decisamente innovativi garantiti dall’Europa con cui finanziare sul mercato le infrastrutture. Nel complesso, l’insieme dei capitali provenienti dal bilancio Ue e dalla Bei dovrebbe liberare investimenti per 4,6 miliardi.

«Un contributo importante alla crescita e al lavoro», assicura il presidente della Commissione, José Manuel Barroso. L’effetto moltiplicatore del denaro europeo, si calcola, è di sei volte, un euro investito ne genera sei. Per accelerare il piano, l’esecutivo comunitario ha identificato sul fronte dei trasporti dieci corridoi ritenuti prioritari per i quali prevede un completamento di qui al 2030. L’Italia è coinvolta nel numero uno (il corridoio baltico che arriva a Ravenna via Udine; nel tre (l’Algesiras-Budapest che passa sotto le Alpi); nel cinque (Helsinki-La Valletta che dopo Napoli si dirama per Bari e Palermo); nel sei (da Genova a Rotterdam).

«Lieto fine per la Torino-Lione – spiegano fonti della Commissione- l’intesa bilaterale sulla ripartizione dei costi ha eliminato l’ostacolo più importante». Nessuno si sbilancia sui fondi, ma i rapporti di spesa sono quelli di sempre. Vale anche per Palermo e il corridoio cinque. Gli uomini di Kallas volevano passare per la Puglia, era l’unica via che dava loro certezza. La pressione italiana è stata consistente. Il governo ha nella Sicilia un bacino di consenso importante, l’opposizione non voleva essere da meno. Incontri e lettere hanno fatto il gioco. Ieri sera gli eurodeputati nazionali hanno anche emesso un comunicato bipartisan di gaudio massimo dal quale si sono ovviamente astenuti i leghisti.

«Palermo è una città importante in una regione importante, quindi è logico che sia stata inclusa nel corridoio transeuropeo», ha spiegato Kallas, che però al ponte non si vuole legare e demanda la decisione all’Italia. La quale, spiegano a Bruxelles, «se presenterà un progetto realistico, credibile e completabile entro il 2030 – e se avrà i soldi per integrare il cofinanziamento – potrà anche ottenere dei fondi europei».

Solo una parte, sia chiaro. Si spiega che il ponte in quanto tale non è sulla lista della Commissione, dunque è facoltativo. L’Italia, dicono poi a Bruxelles, «ha sempre spiegato si tratterebbe di un progetto privato, con un ritorno previsto per gli investimenti attraverso il pagamento dei pedaggi: in tal caso, potrebbe ottenere i prestiti e le garanzie della Bei», mentre gli altri finanziamenti non sarebbero certi. Partita da giocare, insomma. Resta la confusione delle letture politiche, coi siciliani che lamentano i denari che non ci sono per saltare da Scilla e Cariddi, il governo che promette di autofinanziarsi sul mercato, il Pd che invita a usare i soldi per la crescita, gli ambientalisti che giudicano «grave» la posizione di Bruxelles in favore dell’opera. La porta, si vede, non è chiusa per quello che a sinistra chiamano il «Ponte Silvio». Che si faccia, però, è tutt’altra storia.

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Da Roma a Chiomonte è già paura black bloc

ottobre 17th, 2011 — 8:19am

Massimo Numa – LaStampa
Una trentina di attivisti No Tav dell’area autonoma e anarchica torinese e della Val Susa sono stati segnalati durante gli scontri di sabato a Roma, e la loro posizione è ora al vaglio degli inquirenti che stanno valutando le testimonianze e visionando le immagini videoregistrate dalla Digos in piazza San Giovanni.
Un inquietante segnale premonitore, in vista della manifestazione nazionale indetta contro il cantiere della Torino-Lione di Chiomonte per la mattina di domenica prossima, con un programma tutt’altro che pacifico. L’obiettivo dichiarato è quello di abbattere «in migliaia e migliaia» le recinzioni del cantiere. Un inquietante segnale premonitore, in vista della manifestazione nazionale indetta contro il cantiere della Torino-Lione di Chiomonte per la mattina di domenica prossima, con un programma tutt’altro che pacifico. L’obiettivo dichiarato è quello di abbattere «in migliaia e migliaia» le recinzioni del cantiere.
«I black bloc che hanno devastato Roma – dice Stefano Esposito, Pd, che non nasconde le sue preoccupazioni per la “giornata del taglio” – sono gli stessi che hanno trasformato la lotta alla Tav in Val Susa, dal 23 maggio a oggi, in una guerriglia senza senso, pericolosa per tutti, già costata centinaia di feriti tra le forze dell’ordine. E il 23 ottobre si prepara in modo del tutto irresponsabile il probabile bis, esponendo tanti pacifici No Tav a gravissimi pericoli». Spiega ancora Esposito: «Andranno a volto scoperto, dicono, e in pieno giorno ma “armati” di cesoie e tronchesine, gli attrezzi adatti a devastare le protezioni degli operai e dei tecnici che lavorano all’interno del cantiere. E poi? Come si fa, senza scadere nel ridicolo, a definire questa una manifestazione “pacifica”?».
Analoghe considerazioni anche da parte di Agostino Ghiglia, Pdl, che negli ultimi giorni ha duramente attaccato l’ala violenta dei No Tav: «Viene annunciata una spedizione che prevede la certezza di commettere un reato di natura penale e anche civile, in grado di provocare gravi danni al cantiere. E’ l’esito finale della scelta scellerata del movimento di definirsi, con orgoglio, “tutti black bloc”».
Di nuovo Esposito: «Chiomonte è stata utilizzata come una palestra per preparare e sperimentare azioni eversive da esportare poi nelle varie manifestazioni che caratterizzeranno l’autunno del nostro Paese. Tra i protagonisti delle vergognose violenze di ieri c’era il centro sociale Askatasuna i cui capi sono da sempre alla guida del movimento violento No Tav».
Un’ulteriore conferma che gli allarmi fin qui lanciati erano tutt’altro che infondati, secondo Esposito, che si dice davvero molto preoccupato per quanto potrebbe accadere fra sette giorni. E delle conseguenze, per gli uomini delle forze dell’ordine come per i manifestanti: «Per domenica prossima è stata indetta una manifestazione il cui obiettivo chiaro è l’illegalità.
E invitare gli agenti a non difendere il cantiere e a non respingere gli aggressori è molto semplicemente una minaccia rivolta a chi rappresenta lo Stato. Il comunicato dei comitati No Tav di ieri non è solo delirante, ma conferma il fatto che costoro si considerano fuori dalla legge e negano l’autorità dello Stato, secondo uno schema che era proprio dei gruppi extraparlamentari degli anni Settanta. Se qualcuno mi annuncia che verrà ad abbattere la porta di casa non può certo prendere di essere accolto con gli applausi; pertanto i No Tav che hanno annunciato un’azione illegale non possono pretendere che lo Stato li lasci fare».

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Tav, Cota: “Pronti a militarizzare”

ottobre 13th, 2011 — 8:12am

Maurizio Tropeano – LaStampa

«A Parigi ho ascoltato l’apprezzamento per le nostre forze dell’ordine impegnate nel presidio dell’area di cantiere. Si parte da qui e dalla gestione equilibrata dell’ordine pubblico per fare valutazioni successive compresa la decisione di dichiarare l’area dei lavori alla Maddalena di Chiomonte sito di interesse strategico nazionale». La presa di posizione del presidente della Regione, Roberto Cota, arriva dopo la conclusione positiva della commissione intergovernativa sulla TorinoLione e le indicazioni del commissario dell’Ue per il corridoio 6, Laurens Jan Brinkhorst, sull’irreversibilità del Tav. Se è così allora è necessario fare «di tutto per garantire che questa situazione permanga nel lungo periodo sia per quanto riguarda la sicurezza dei lavori sia per l’avvio delle compensazioni nei comuni interessati».

Cota sottolinea la necessità di tenere insieme «fermezza e coinvolgimento delle amministrazioni locali e che da questo punto di vista tutte le misure necessarie dovranno essere adottate». Se questo è l’obiettivo, allora «ci può anche stare il sito di interesse strategico». Una decisione che comunque spetta al Governo anche se è chiaro che l’apertura del presidente rafforza il pressing del Pd (soprattutto del parlamentare Stefano Esposito) e del Pdl (il coordinatore regionale Enzo Ghigo) per ottenere la dichiarazione di sito militare da parte di Palazzo Chigi.

La determinazione del Governatore nasce anche dal comportamento della delegazione francese nel corso del vertice di Parigi che ha sgomberato il campo da ogni ipotesi alternative. Certezze confermate ieri dalle dichiarazione del ministro ai Trasporti Thierry Mariani che ha spiegato al quotidiano Le Parisien come «quello della Torino-Lione sia il più grande cantiere d’Europa, più importante del tunnel della Manica e che interessa a tutti». E ancora: «Chi di voi oggi potrebbe fare a meno di quel tunnel? La Torino-Lione è un investimento che guarda all’avvenire».

In Valsusa, comunque, continuano a non pensarla così. Da una parte c’è il movimento No Tav che sta organizzando una nuova protesta per il 23 ottobre con appuntamento a Giaglione e una marcia fino alla baita della Clarea con l’obiettivo dichiarato di tagliare le reti di recinzione del cantiere. Dall’altra ci sono gli amministratori locali che per bocca del presidente della Comunità Montana respingono al mittente l’offerta di Cota. Sandro Plano fa una premessa: «Siamo contrari alla Torino-Lione e dunque non ci interessano e non chiediamo compensazioni. Da tempo abbiamo indicato le questioni che creano grandi problemi sul nostro territorio: scuola e sanità pubblica, assetto idrogeologico, trasporto locale. Si tratta di priorità a cui dare risposta e che non c’entrano con le compensazioni». Plano, comunque, non perde occasioni per criticare la scelta della Regione di aprire una «trattativa Comune per Comune. Da anni gli enti locali lavorano insieme, così si ritorna indietro».

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“IN VALLE DI SUSA METODI MAFIOSI. SI PONGA FINE ALLA SPIRALE DI VIOLENZA”.

ottobre 6th, 2011 — 1:45pm

“Mezzi dati alle fiamme e minacce agli imprenditori ed ai lavoratori: no, non stiamo parlando di episodi intimidatori avvenuti in qualche zona del nostro Paese a grave infiltrazione mafiosa, bensì della Valle di Susa. Quanto accaduto nella notte, con l’incendio i mezzi della ditta Lazzaro, così come le minacce sui siti No Tav nei confronti del titolare della Geomont (due aziende valsusine che hanno la sola colpa di essere impegnate nel cantiere di Chiomonte), rappresentano fatti gravi ed inaccettabili che ricordano da vicino i metodi adoperati dalla criminalità mafiosa.

Oramai nessuno può negare che ci troviamo di fronte a una pericolosa spirale di intolleranza e violenza, conseguenza del clima fanatico alimentato dai vari comitati No Tav. Le forze dell’ordine stanno svolgendo un lavoro importante, ma evidentemente questo non basta ed occorre una ulteriore e più determinata azione da parte dello Stato. Chiediamo al Ministro Maroni di adoperarsi affinché i mandanti e gli esecutori degli atti intimidatori e delle minacce vengano assicurati alla giustizia e si ponga fine a una situazione che rischia di sfuggire di mano a tutti. Gli assalti al cantiere e agli agenti come l’intimidazione nei confronti di aziende e lavoratori non hanno nulla a che vedere con le ragioni di chi si oppone alla Tav: sono atti illegali e come tali vanno perseguiti”.

On. Emanuele FIANO

(Responsabile Nazionale Sicurezza PD)

On. Stefano ESPOSITO

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TORINO-LIONE. LETTERA APERTA DI 100 PARLAMENTARI AL PREMIER SILVIO BERLUSCONI

settembre 30th, 2011 — 11:55am

“SIAMO A UN MOMENTO CRUCIALE, SERVE UN ULTERIORE SFORZO”.
“Si anticipi la riunione della Commissione intergovernativa per non correre il rischio
di perdere i finanziamenti europei per le reti Ten-T”

“Egregio Presidente, siamo giunti a un momento cruciale per la nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Riteniamo che sia indispensabile un impulso politico decisivo da parte del nostro Governo, affinché ogni incertezza sulla nuova linea ferroviaria Torino-Lione venga meno e si dia conferma definitiva ed irreversibile alla realizzazione di un’infrastruttura che rappresenta un ‘simbolo di futuro’ per l’Italia e la Francia come per tutto il Sud dell’Europa”: questo l’appello contenuto in una lettera aperta al Premier Silvio Berlusconi dal titolo “La nuova linea ferroviaria Torino-Lione simbolo di futuro” sottoscritta da 100 parlamentari appartenenti a tutte le forze politiche presenti alla Camera dei Deputati.

L’iniziativa, che vede come primo firmatario il deputato PD On. Stefano ESPOSITO, fa seguito ad un’analoga lettera che i parlamentari francesi hanno inviato nelle scorse settimane al Presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy e al Primo Ministro François Fillon.

Tra gli aderenti all’appello rivolto al Premier Berlusconi si segnalano il Vice Segretario del PD Enrico LETTA, i Sottosegretari Guido CROSETTO e Laura RAVETTO, il Capogruppo della Lega Nord Marco Giovanni REGUZZONI, il Vice Presidente del gruppo PdL Osvaldo NAPOLI, la Presidente della Provincia di Asti Maria Teresa ARMOSINO e il parlamentare Agostino GHIGLIA, il Presidente della Commissione Bilancio Giancarlo GIORGETTI, i parlamentari UdC Teresio DELFINO e Marco CALGARO ed il deputato dell’IdV Renato CAMBURSANO.

“Dopo l’approvazione del progetto preliminare (VIA e CIPE) e l’apertura del cantiere di Chiomonte – scrivono i Parlamentari italiani – il raggiungimento dell’accordo politico tra i due Ministri sulla nuova positiva ripartizione dei costi tra Italia e Francia, da sancire prossimamente nel nuovo trattato, costituisce un fatto di grande rilevanza dal momento che viene così garantita una delle condizioni richieste dall’Unione Europea per confermare i 672 milioni di euro previsti per la progettazione e le opere preliminari della Torino-Lione. Tuttavia il 19 ottobre la Commissione Europea dovrà dare il via libera ai finanziamenti comunitari 2014/2020, che comprendono anche 20 miliardi di euro destinati alle reti Ten-T. Se la Torino-Lione non dovesse rientrare nel pacchetto approvato dalla Commissione Europea, questo significherebbe per la nuova linea ferroviaria restare sulla carta una priorità generica, ma del tutto priva di finanziamenti, compromettendo gli 800 milioni di euro finora già spesi in studi e lavori e soprattutto la quota del 30% sull’opera principale”.

“Per questo – concludono i Parlamentari italiani – è urgente procedere senza ulteriori ritardi o tentennamenti, d’intesa con i francesi, anticipando, se possibile, la riunione della Commissione intergovernativa che è stata fissata per l’11 ottobre per consentire un tempo congruo di azione tecnico-politica prima del 19 ottobre”.

“Sono particolarmente soddisfatto di questa iniziativa che vede l’adesione di parlamentari di tutti i partiti – dichiara l’On. Stefano ESPOSITO, promotore della lettera aperta – che conferma ancora una volta che la Torino-Lione è una priorità per il nostro Paese e che il consenso alla sua realizzazione è ampio, trasversale, convinto e determinato. Mi auguro che dopo gli sforzi fin qui posti in essere dal Governo sia possibile anticipare la riunione della Commissione intergovernativa e giungere così alla firma del trattato prima dell’11 ottobre”.

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Tg3 piemonte: intesa intergovernativa Italia – Francia sulla TAV

settembre 29th, 2011 — 10:43am

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=68LFjM-T8Ak[/youtube]

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Tav, vertice tra ministri Martedì l’intesa con Parigi

settembre 25th, 2011 — 4:05pm

Maurizio Tropeano – LaStampa

Il D-day è martedì. Quel giorno il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, e il suo collega francese Thierry Mariani, dovrebbero mettere la parola fine alla lunga e complessa trattativa per il rinnovo del nuovo trattato internazionale sulla Torino-Lione. La firma ufficiale del patto dovrebbe avvenire in forma solenne – come quella registrata a Torino nel 2001 – in tempi successivi ma i due ministri scriveranno una lettera congiunta alla Commissione Europea dove illustreranno nei dettagli l’intesa sia quelli di carattere economico che sulla nuova società di gestione.

Resta da capire se i contenuti della lettera dei due ministri soddisferanno le condizioni poste dal commissario Siim Kallas per confermare lo stanziamento del contributo europeo per la realizzazione della tratta internazionale della linea. Roma e Parigi sono ottimiste sulla possibilità si superare l’esame anche perché le ultime azioni sono state con cordate con il commissario Ue per la realizzazione del corridoio 5. E Jan Brinkhorst ha dato il via libera allo slittamento della Cig, la commissione intergovernativa, all’11 ottobre. Quella riunione dovrebbe servire ad autorizzare Ltf ad avviare gli studi per elaborare il progetto definitivo del tracciato.

Roma, però, deve accelerare l’iter burocratico per trasformare la decisione del Cipe, il comitato interministeriale per la programmazione economica che ha già approvato e finanziato il progetto preliminare, in delibera scritta da inviare alla firma da parte della Corte dei Conti. Solo allora la Lyon Turin Ferroviarie potrà avviare la fase della progettazione definitiva.

L’ottimismo che sembra contraddistinguere gli addetti ai lavori è legato al fatto che per chiudere l’accordo i due ministri dovranno superare un ultimo ostacolo: la differenza di quaranta milioni tra la proposta di ripartizione dei costi proposta dall’Italia e l’offerta fatta dalla Francia. E’ probabile che Roma riesca a scendere sotto la soglia del 58% della spesa, probabilmente il 57,8, comunque sotto i 3,5 miliardi.

Ma al di là della ripartizione dei costi i due governi hanno già trovato l’accordo sugli altri punti a partire dalla nascita della nuova società che dovrà realizzare concretamente lo scavo del tunnel di base. Società che dovrebbe raccogliere l’eredità di Ltf, sia in termini di uomini che di esperienza, allargandone il ruolo anche all’aspetto della gestione del traforo. E al nuovo soggetto promotore dovrebbe partecipare non solo le due società ferroviarie ma anche i ministeri, con ogni probabilità quelli delle Finanze.

Gli stessi soggetti che insieme agli enti locali e ad operatori privati della logistica e del trasporto dovrebbero diventare i soci fondatori della società di corridoio che, sul modello di quanto avviene al Brennero, dovrebbe essere incaricata di gestire in modo integrato le politiche di trasporto della linea ferroviaria ad alta capacità e del corridoio autostradale. Società che potrebbe utilizzare gli introiti della sovrattassa sul pedaggio autostradale introdotta per finanziare la galleria di servizio del tunnel autostradale del Fréjus.

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ABBIAMO VISITATO IL CANTIERE DI CHIOMONTE PER PORTARE LA NOSTRA SOLIDARIETA’ ALLE FORZE DELL’ORDINE. NEI PROSSIMI GIORNI CI ATTENDIAMO SEGNALI IMPORTANTI DA PARTE DEL GOVERNO”

settembre 23rd, 2011 — 3:20pm

Facendo seguito all’incontro avvenuto nell’ultima settimana di agosto con i rappresentanti dei sindacati delle forze dell’ordine e alla lettera aperta inviata in data 16 settembre al Ministro dell’Interno Roberto Maroni, questa mattina i parlamentari del Partito Democratico On. Emanuele FIANO (Responsabile Nazionale Sicurezza PD) ed On. Stefano ESPOSITO, hanno effettuato un sopralluogo presso il presidio del cantiere di Chiomonte, in Valle di Susa.
Dichiarano l’On. Emanuele FIANO e l’On. Stefano ESPOSITO: “Abbiamo voluto portare la nostra solidarietà a tutte le forze dell’ordine che da mesi sono impegnate a garantire lo svolgimento di lavori decisi in sedi democratiche ed istituzionali. In Valle di Susa non si è mai messo in discussione il diritto al dissenso, ma ciò che è inammissibile ed ingiustificabile è che dal dissenso si passi alla violenza e sistematicamente si bersaglino gli agenti e gli operai con pietre, bombe-carta, biglie di ferro ed ammoniaca, provocando ben 319 feriti. Il PD si è fatto portatore delle richieste formulate dai sindacati delle forze dell’ordine e con la lettera aperta al Ministro Maroni abbiamo chiesto che venga assicurato un equipaggiamento adeguato ad affrontare la stagione invernale, autoveicoli 4X4 e ricoveri mobili, nonché una cucina da campo stabile per garantire pasti caldi ai poliziotti che, a causa degli intensi turni, sono costretti a saltare i pasti o a mangiare al sacco. Bisogna mettere gli agenti in condizione di svolgere con dignità le loro mansioni e abbiamo motivo di credere che nei prossimi giorni da parte del Governo giungeranno segnali positivi”.
I Parlamentari del PD hanno spiegato che tali interventi sono necessari anche in vista dell’imminente allargamento del cantiere, infatti Ltf avvierà nelle prossime settimane le procedure di esproprio di diversi appezzamenti di terreno al termine delle quali l’estensione del cantiere passerà dagli attuali 4.5 ettari ai futuri 7 ettari.
Concludono l’On. Emanuele FIANO e l’On. Stefano ESPOSITO: “Speriamo che il Governo possa riprendere in considerazione la proposta, avanzata a suo tempo dal PD, di un sito nazionale di interesse strategico, che non deve in alcun modo essere confuso con il sito militare. La tutela dell’ordine pubblico non può essere devoluto all’esercito e il cantiere deve continuare ad essere presidiato dalle forze dell’ordine (polizia, carabinieri, guardia di finanza e guardia forestale), con immutate regole di ingaggio, ma l’istituzione del sito strategico comporterebbe un opportuno inasprimento delle pene nei confronti degli eventuali assalitori del cantiere che potrebbero così venire immediatamente arrestati”.
All’incontro era presente anche il Vice Presidente del PD di Torino Raffaele Bianco

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Il figlio di un imprenditore Sí-Tav minacciato dai compagni: “Mafioso”

settembre 22nd, 2011 — 12:43pm

MASSIMO NUMA – LaStampa

«Mio figlio adolescente frequenta il liceo di Oulx, ieri mattina alcuni ragazzi, con le bandiere No Tav hanno tenuto una manifestazione all’interno della scuola. Poi sono entrati nella sua aula e gli hanno detto che è "mafioso" che tanto il cantiere della Torino-Lione non si farà mai. In un clima di intimidazione e di violenza psicologica». Parla uno degli imprenditori che hanno lavorato all’interno del cantiere Ltf di Chiomonte. I ragazzi No Tav, in un report pubblicato su uno dei siti del movimento sostengono invece che si sono trattate di semplici manifestazioni di solidarietà per le due ragazze arrestate dopo gli incidenti del 9 settembre scorso: «Sono arrivati i carabinieri, ma non ce n’era alcun bisogno, era una protesta tranquilla, avvenuta senza incidenti in tutte le superiori della Valle». Ma stamane l’imprenditore andrà dal preside, deciso a ritirare il figlio dal liceo: «E’ stata organizzata una maniacale campagna d’odio da parte di alcuni soggetti del movimento No Tav contro la nostra azienda e i lavoratori. Ci sono stati presidi, attentati incendiari, presidi davanti ai cancelli. Adesso tocca alle nostre famiglie. Non mi bastano le scuse che alcuni ragazzi hanno fatto a mio figlio. E’ un clima che ricorda le intimidazioni mafiose. In Val Susa c’è la mafia, è quella dell’ala violenta di un movimento che non sa più esprimersi in modo civile».

Il sindaco di Chiomonte, Renzo Pinard, ha scritto una lettera aperta ai parlamentari del pd, dopo le polemiche sollevate dall’intervento di Luca Mercalli nella trasmissione «Che tempo che fa» di Fabio Fazio: «Anche mio figlio ha subito lo stesso trattamento e ora sono stato costretto a iscriverlo in una scuola privata di Bardonecchia ed è accompagnato ogni mattina a scuola da persone di mia fiducia, per proteggere la sua sicurezza. Questa è la situazione che viviamo ogni giorno in Val Susa».

Duro il commento dell’on. Stefano Esposito del Pd: «Un altro episodio grave, che rivela l’atmosfera di intolleranza e violenza che si respira in Val Susa. Con il responsabile nazionale della sicurezza del Pd, Raffaele Fiano, abbiamo avuto in un incontro con il ministro degli Interni Maroni. Gli abbiamo chiesto di mantenere il presidio e soprattutto di risolvere i problemi legati ai pagamenti degli straordinari e delle indennità promesse. Oggi dovrebbe darci le risposte, ci sono anche problemi logistici per le forze impegnate nel cantiere. Stanno compiendo un lavoro molto positivo, con risultati concreti e importanti. Non possiamo permettere che poliziotti e carabinieri si sentano abbandonati dallo Stato»

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