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Immigrazione, bravo Chiamparino. Ma il Governo pensa ad altro

marzo 31st, 2011 — 2:48pm

“La scelta del Sindaco Chiamparino di rendersi disponibile al Ministero dell’Interno di allestire a Torino una tendopoli per 1500 profughi è di grande solidarietà umana e di forte dignità istituzionale. Con questa scelta Chiamparino rinnova e rafforza l’antica, e non mai dimenticata, solidarietà e spirito di accoglienza tipico dei piemontesi.

E’ una scelta, infine, che va sostenuta senza pregiudizi e senza rancori verso chi in questo momento è portatore di bisogni e di evidenti difficoltà esistenziali. Lampedusa ha dato prova in questo momento di essere una comunità accogliente e solidale pur nella latitanza del Governo ad affrontare seriamente un problema rispetto al quale continua a muoversi con ritardo e in maniera del tutto inefficace”.

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Milleproroghe, dimenticato il Teatro Regio

febbraio 25th, 2011 — 12:50pm

“3 milioni di euro alla Scala di Milano e all’Area di Verona e nulla al teatro Regio di Torino. Il Governo conferma la scelta di tagliare le risorse destinate alla cultura e premia esclusivamente gli enti lirici dove la Lega la fa da padrona.

Se qualcuno sperava che il Presidente facesse gli interessi del suo territorio ora c’è una dimostrazione in più che così non è. Nell’anno del 150esimo dell’Unità d’Italia un’istituzione prestigiosa come il Teatro Regio è stato dimenticato e penalizzato.

Grazie Presidente Cota”.

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Benessia ora riscopre la sinistra

febbraio 2nd, 2011 — 9:59am

Paolo Bricco – Sole24ore

A Torino si sta producendo un cortocircuito fra finanza e politica.

Angelo Benessia scarica Roberto Cota. O almeno ci prova. E chiede la conferma alla presidenza della Compagnia di San Paolo a Fassino, di cui appoggia la candidatura a sindaco di Torino.

A questa presidenza, tuttavia, potrebbe essere interessato Sergio Chiamparino, il sindaco uscente e grande elettore dell’”amico Piero” nella corsa a Palazzo Civico. Chiamparino che, secondo molti osservatori, ambirebbe alla segreteria nazionale del Pd. Epperò, se non ce la facesse a uscire dalla ristretta cinta daziaria subalpina, eccolo “ripiegare” l’anno prossimo sulla poltrona che gli permetterebbe di entrare nel salotto della finanza italiana grazie al 9,8% in Intesa Sanpaolo, primo istituto del paese e soprattutto banca di sistema in cui sta gradualmente facendo contare sempre più la sua personalità Elsa Fornero, l’economista torinese divenuta vicepresidente del Consiglio di sorveglianza.

Dunque, mentre la politica è entrata nel frullatore della competizione per il dopo Chiamparino la Compagnia torna in toto una “questione di famiglia”. Una cosa da democrat, nati e cresciuti nella culla di ferro e di seta della vecchia Torino, tutta Pci e Fiat, sezioni e consulenze, Unione Musicale e Circolo dei Lettori. Qualcosa di poco compatibile con i leghisti che, sull’onda del successo nazionale, si sono trasferiti da Novara a Torino per guidare la Regione. E, così, Cota, il governatore molto interessato alla politica nazionale, rischia di rimanere ancora una volta con un palmo di naso. L’accordo fra lui e Benessia riguardava un elemento formale che avrebbe cambiato gli equilibri in Compagnia. Cota aveva chiesto una modifica dello statuto della fondazione (ieri peraltro c’è stato il consiglio generale) che avrebbe permesso alla Regione (ora leghista) di pareggiare il peso del Comune, che finora ha svolto il ruolo di primo azionista e ha sempre nominato il vertice.

Secondo quel patto, sancito da pubbliche dichiarazioni di simpatia da parte dell’avvocato Benessia verso il governatore del Carroccio, il numero di consiglieri in quota alla Regione sarebbe salito da uno a due e, dato che uno di essi sarebbe passato in comitato esecutivo, ecco che sarebbe stato sostituito da un terzo uomo riferibile alla Lega. Tre esponenti. Come il Comune, che oggi esprime Suor Giuliana Galli in comitato esecutivo e, in consiglio, Giangiacomo Migone e Patrizia Polliotto. Invece, a meno di colpi di scena improvvisi, per come si sono messe le cose non capiterà nulla di tutto questo. La commissione per la revisione dello statuto, che dovrebbe riunirsi a metà febbraio, non riceverà indicazioni di questo tipo. Non solo: anche l’altra promessa di Benessia, ossia la nomina in Cassa depositi e prestiti di un consigliere riconducibile alla Lega Nord, è rimasta inevasa e infatti, dall’aprile scorso, in Cdp siede il segretario generale della Compagnia, Piero Gastaldo. Dunque, Benessia torna a giocare nel perimetro che meglio conosce: la borghesia legata al vecchio mondo Fiat e all’apparato culturale post-gramsciano e tardo-azionista. Non a caso sabato scorso la magione di Evelina Christillin avrebbe ospitato un incontro conviviale in onore dell’ex ministro degli Esteri che si è trasformato in un ritratto di interni in cui, oltre alla padrona di casa, c’erano appunto Benessia e, fra gli altri, l’ex amministratore delegato di Fiat Auto Paolo Cantarella. I giochi sono solo all’inizio. E bisognerà verificare le contromosse leghiste, se ce ne saranno. Per ora, la scommessa di Benessia è doppia. Che Fassino vinca (e la sua candidatura è insediata perfino nello stesso campo del Pd dalla crescita di Davide Gariglio, cattolico di diciotto anni più giovane). E che, poi, insediatosi a Palazzo Civico nomini lui in Compagnia e non Chiamparino. Con, in più, una ulteriore incognita nei prossimi mesi: l’effetto Enrico Salza, il banchiere spodestato da Benessia che appoggia l’ex ministro degli Esteri in maniera sempre più operativa, proferendo consigli in telefonate riservate.

La partita è ai primi minuti. Ma, al di là degli smottamenti e delle geometrie barocche che si stanno producendo all’interno di quel che resta delle élite torinesi, un dato materiale, per usare una espressione appartenente all’universo linguistico e psicologico di molti protagonisti di questa vicenda, c’è: il Comune di Torino dovrebbe restare il maggiore azionista della Compagnia. Comune che peraltro ha un debito di 3 miliardi di euro, il 40% del quale in mano a Intesa Sanpaolo, di cui la Compagnia è primo azionista.

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Presidio con i lavoratori delle aziende in crisi

novembre 18th, 2010 — 10:03pm
Carissimo,
Come ben sai, il Partito Democratico da sempre è attento al mondo del lavoro. Da quando sono stato eletto, ho avuto modo di occuparmi di aziende e lavoratori in crisi. Stanno succedendo cose strane: aziende sane che mentre presentano bilanci in crescita licenziano personale, aziende vendute e scorporate come scatole cinesi. A parte qualche furbetto, ci stanno rimettendo troppe persone, troppi lavoratori rimangono a casa, solo i più fortunati però ricevono un sussidio. C’è un mondo sommerso che non gode dell’attenzione dei media, non finiscono ai tg e manco sui giornali. Vista la situazione attuale, il pd ha organizzato un Presidio “speaker corner” con i lavoratori delle aziende in crisi Sabato 20 novembre in Via Garibaldi angolo Piazza Castello alle ore 15. L’intenzione è quella di riportare l’attenzione sul lavoro, questo Lusso Necessario che il centrodestra trascura per occuparsi d’altro! Prepariamo giorni migliori per l’Italia, prepariamoli assieme.
Confido in un tuo aiuto nell’estendere l’invito a tutti i tuoi colleghi ed amici!

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“IL GOVERNO INTERVENGA CON URGENZA PER SCONGIURARE ALTRE RITORSIONI”

luglio 29th, 2010 — 2:17pm

“Il Governo intervenga con urgenza al fine di scongiurare altre possibili ritorsioni dei vertici aziendali nei confronti dei lavoratori e si adoperi, per quanto di sua competenza, affinché il ritiro dei licenziamenti da parte del gruppo di Torino sia condizione indispensabile al fine di avviare un serio confronto con le parti in relazione alle decisioni di politica industriale del gruppo Fiat recentemente annunciate, ed evitare l’inasprimento del clima sociale e politico in un momento così delicato per la produzione del settore”: queste le richieste avanzate in un’Interrogazione che il PD ha rivolto al Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali relativamente alle vicende dei cinque lavoratori licenziati dalla Fiat in una sola settimana (in quattro casi si tratta di delegati sindacali: tre della Fiom e uno del coordinamento dello Slai Cobas). L’Interrogazione, presentata da Antonio BOCCUZZI e Stefano ESPOSITO, è stata sottoscritta dai Deputati piemontesi del PD Cesare DAMIANO, Mimmo LUCA’, Giorgio MERLO, Anna ROSSOMANDO, Mario LOVELLI ed Elisabetta RAMPI, e da numerosi altri Parlamentari in rappresentanza di varie Regioni italiane.

Spiegano i Parlamentari del PD: “Il Ministro Sacconi, in relazione agli annunciati licenziamenti ha dichiarato che ‘c’è un clima di relazioni industriali che devono risolvere le parti tra di loro’, sostenendo poi in successive dichiarazioni le motivazioni dell’azienda in riferimento ai ‘gravi episodi di interruzione della produzione’. Fino ad ora il Governo non si è mai messo nella condizione di poter chiedere chiare garanzie occupazionali per i lavoratori interessati e per scongiurare la delocalizzazione produttiva, anche al fine di mantenere i poli di ricerca e innovazione che hanno reso la nostra industria automobilistica tra i leader mondiali del settore. Solo in seguito dell’annuncio dei vertici Fiat di spostare parte della produzione in Serbia il Ministro del lavoro ha convocato un tavolo delle parti a Torino”.

On. Antonio BOCCUZZI

On. Stefano ESPOSITO

Deputati PD Piemonte

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Torino, la partita del sindaco Il nodo Fassino nelle scelte pd

luglio 21st, 2010 — 11:27am

Marco Imarisio – CorriereDellaSera

TORINO – Lo stagno non si addice alle contese tra vecchi amici. «Adesso che è tutto fermo, c’ è il rischio che scoppi la guerra fratricida». Chi parla è un dirigente del Pd piemontese, uno dei centomila che negli ultimi mesi non ha fatto mistero del suo interesse per il posto da sindaco che a maggio verrà lasciato libero da Sergio Chiamparino. Tra gli effetti collaterali prodotti dalla sentenza del Tar che ha messo in bilico la poltrona di governatore di Roberto Cota, c’ è anche quello di un nuovo rimescolamento. Sembrava ormai una corsa a due, quella per Palazzo di città, sede del primo cittadino. Roma contro Torino, come al solito. Il nome del possibile salvatore di un centrosinistra ammaccato dall’ esito delle regionali era già pronto. Piero Fassino, caldeggiato da Massimo D’ Alema che nei giorni scorsi avrebbe ironizzato: «Cosa vogliono i torinesi? Un candidato ce l’ hanno già». Benché paracadutato, si tratta di un nome autorevole. Ma qui cominciano i problemi. Gli scossoni del Tar e la conseguente possibilità di nuove elezioni regionali porterebbero Chiamparino al ruolo dello sfidante di Cota. Un cavallo vincente, e in molti ricordano come l’ eventualità di una sua discesa in campo nelle sciagurate – per il centrosinistra – elezioni di marzo fosse stata stoppata dai vertici nazionali del Pd. Ma Chiamparino in Regione, o almeno candidato, sbarrerebbe le porte a Fassino. Nel Pd piemontese la componente cattolica ex Margherita è forte, ben rappresentata dal segretario regionale Gianfranco Morgando. E due ex Pci sulle principali poltrone sarebbero un piatto difficile da digerire. Ecco allora che s’ avanza la mitologica candidatura della società civile, caldeggiata da persone molto influenti in città, compreso Enrico Salza, l’ ex presidente del Gruppo Sanpaolo, che nel ‘ 93 fu sponsor convinto di Valentino Castellani. L’ idea non è disdegnata neppure da Chiamparino, che in questi mesi ha rivendicato il suo ruolo di kingmaker, avviando la creazione di un movimento politico-culturale che nasce con l’ obiettivo della lista civica. A guidarla potrebbe essere l’ architetto Mario Virano, presidente dell’ Osservatorio tecnico sulla Torino-Lione che ha dimostrato grandi capacità di mediazione. Pochi mesi fa l’ attuale sindaco si era sbilanciato sul suo nome. Ora preferisce andarci piano, per non bruciare la candidatura «torinese» da opporre a Fassino. Il paradosso sta nel fatto che Virano, il quale vanta un fugace passaggio da militante nel Pci, e l’ ex segretario dei Ds sono buoni amici. E lo stesso si può dire di Chiamparino, per molto tempo considerato «gemello» politico di Fassino ma grande estimatore di Virano. Quest’ ultimo è anch’ esso portatore di una controindicazione. Non è amato dai No-Tav, che a Torino hanno radici importanti come dimostrato dalle Regionali. In alternativa, il sindaco pensa a una candidatura che sparigli completamente il tavolo. Quella di Evelina Christillin, presidente del Teatro Stabile, motore del Comitato che organizzò le Olimpiadi invernali del 2006. Anche qui c’ è un dettaglio a complicare la situazione, i dubbi nei suoi confronti di una parte dei quadri del Pd torinese. Altri nomi fanno fatica a emergere. Il rettore del Politecnico Francesco Profumo, gradito a ex Popolari e Torino laica, negli ultimi tempi è passato da una festa del centrosinistra a quelle di sponda avversa, e ci sarebbe il rischio di imboscate al momento del voto. Fremono i giovani, ai cattolici non dispiacerebbe la candidatura di Davide Gariglio, ex presidente del consiglio regionale. E dunque? Stefano Esposito, parlamentare torinese del Pd, è l’ unico a lanciarsi in una previsione: «Non ci mettiamo d’ accordo su nulla. Chiamparino non lascia eredi, ed è difficile che si arrivi a una sintesi all’ interno del Pd piemontese. Quindi, la porta è aperta a una candidatura autorevole come quella di Fassino». Ma l’ eventuale uscita di scena di Chiamparino segnerebbe una sorta di «liberi tutti», con primarie più affollate di un autobus nell’ ora di punta. È una vicenda tutta interna al centrosinistra, perché, lo disse Giulio Tremonti a Torino pochi mesi fa, durante una cena con Umberto Bossi e Cota, «se a Bologna si può perdere bene, a Torino si perde male perché adesso ci illudiamo di poter vincere». Fuori i secondi, tra poco sul ring resteranno i vecchi amici. Da settembre si fa sul serio.

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Il Pd tra primarie e lista civica con il rischio di due candidature

luglio 4th, 2010 — 9:06am

SARA STRIPPOLI – Repubblica

«Mi sembra naturale che il sindaco uscente sia alla testa della lista del Pd». Parola dell´inviato di Bersani, nella persona del responsabile nazionale enti locali Davide Zoggia, agli stati generali del partito democratico piemontese. Qualcosa di più di un invito romano per Sergio Chiamparino, che sull´ipotesi che il suo nome guidi una lista civica nicchia e nelle pause si presta al gioco del corteggiato reticente: «E´ come quando si gioca a bocce, solo quando il boccino è fermo si calcolano i punti». Delle reali intenzioni del sindaco non ne sapremo di più, questa l´esegesi della metafora, almeno fino a quando non si saprà se si andrà alle urne per le Regionali, ma anche come le diverse anime del partito intendano affrontare i nodi che lui indica come fondamentali per il governo della città. A maggior ragione in una fase in cui è la scarsità di risorse il vero convitato di pietra del dibattito, tanto che Valentino Castellani scandisce il suo apprezzato intervento con il refrain della «sostenibilità economica» del Comune di Torino. Per il momento però, il sindaco lancia un avvertimento che suona un po´ come una minaccia: «Il 17 per cento di vantaggio sul centrodestra può essere molto o poco. Non ci va nulla perché questa percentuale si sgretoli. Soprattutto, con i personalismi, questa differenza potrebbe evaporare nello spazio di un mattino».

Tanto più inutile per ora fare nomi di candidati. La domanda fa sobbalzare Piero Fassino, seduto nelle prime file della sala convegni di Villa Gualino: «Sono qui perché ho ricevuto l´invito come deputato. Nient´altro, non cominciamo con le congetture». Il partito sceglierà le primarie? Gianfranco Morgando dà il via libera ma aggiunge che non bisogna «rinunciare al ruolo di un gruppo dirigente che sappia fare sintesi». Bandita la tentazione di fare nomi, il tema del dilemma lista civica compare nella relazione del segretario provinciale Gioacchino Cuntrò, che ha rivendicato per il Pd il ruolo di chi deve governare il processo e del segretario regionale, il quale ha ribadito che una lista del Pd si farà, aggiungendo che è importante abbandonare la presunzione di essere autosufficienti («non possiamo rinunciare a costruire una forte esperienza civica»). Poi, la lista Chiamparino viene sdoganata ed esce dal backstage del dibattito con l´intervento di Stefano Esposito: «Il quadro cambia del tutto se il sindaco intende guidare una sua lista civica o la lista del Pd. Nel primo caso il partito non andrebbe oltre il 9 per cento». Un unico listone dunque? Anche sull´ipotesi primarie Esposito è piuttosto esplicito: «Se non si troverà una sintesi davvero condivisa sul programma e sul nome non ci scandalizziamo all´idea che il partito si presenti con due candidati». Il destinatario del messaggio è ovviamente Davide Gariglio, uno dei pochi a non dissimulare la sua ambizione a candidarsi allo scranno di Palazzo Civico. Quando arriva il suo turno l´ex-presidente del Consiglio regionale rimanda al mittente la provocazione: «Ben vengano le primarie. Sarebbe però un fallimento dividersi perché guardiamo alle vecchie logiche di provenienza e non perché abbiamo idee sul futuro»

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Torinesi divisi tra “cacicchi” e “zarine”

maggio 11th, 2010 — 11:40am

Sole 24 Ore – Torinesi divisi tra “cacicchi” e “zarine”

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Metamorfosi di un modello cittadino e di un sindaco

maggio 3rd, 2010 — 12:40pm

Metamorfosi di un modello cittadino e di un sindaco

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lettera a me stesso

aprile 21st, 2010 — 4:54pm

Dopo la sconfitta, di misura, del Centro Sinistra alle elezioni regionali, si è avviata la discussione sul prossimo Sindaco di Torino. La scelta che siamo chiamati a fare richiede una grande dose di consapevolezza e di responsabilità da parte di tutti coloro che vogliono dar vita ad un nuovo ciclo di governo, che a partire dagli ottimi risultati delle giunte Castellani-Chiamparino, presenti alla città un progetto di innovazione. Se questa premessa è condivisa si tratta di analizzare se le prime mosse, soprattutto da parte del PD, vadano nella direzione giusta. Vorrei provare ad evidenziare alcuni avvenimenti che la città sta osservando, apparentemente in modo distaccato, che a mio avviso, sono e saranno determinanti nell’individuazione e nella proposta che sarà la base per individuare il nuovo Sindaco e la squadra che lo accompagnerà.

Il primo di questi avvenimenti è ciò che sta avvenendo in casa Fiat; il cambio alla presidenza rappresenta una innovazione ma credo che la vera rivoluzione stia nell’annunciato spin-off dell’auto e nella nascita di un vero gruppo internazionale e globale che sarà quotato, con ogni probabilità, alla Borsa di New York e non a quella di Milano. Non è una critica, semplicemente la presa d’atto che il tema del futuro dell’automobile italiana così come l’abbiamo conosciuta fino ad ora sarà deciso all’interno di una logica globale, dove Torino potrebbe non essere più determinante. Se a questo aggiungiamo la totale assenza di una politica industriale sull’auto da parte del Governo italiano, a differenza per esempio di Germania e Francia, la necessità di un nuovo approccio sul dossier Fiat mi pare obbligato. Non può più bastare la richiesta generica di garanzie sul futuro di Mirafiori, rischiamo di assistere al suo progressivo ridimensionamento e ad una politica di riduzione del danno nei confronti della parte più debole della catena, operai-impiegati e PMI dell’indotto.

Se a questo aggiungiamo la grande massa di persone che già oggi hanno perso la loro occupazione, l’allarme lanciato da Cota sulla mancanza di risorse, 100 milioni per il 2010, per garantire la CIG, risulta evidente la impellente necessità di riempire di concretezza gli slogan per una Torino internazionale e solidale.

Sempre su questa falsa riga come non riflettere sulla partecipazione di 7000 candidati all’ultimo concorso del Comune di Torino per 10 posti da assegnare.

Fra quei 7000 vi sono straordinarie competenze e probabilmente c’è una parte consistente del futuro della nostra città, le nuove generazioni, che come appare evidente, vengono frustrate e umiliate nella ricerca di un’occupazione che appare più come un miraggio che come una speranza.

Se togliamo anche la speranza a questa generazione, se non troviamo tutti insieme un’idea, le paure e le insicurezze sulle quali il Cento destra ha costruito il proprio consenso non potranno che aumentare e consolidarsi. A noi viene chiesta una prospettiva e una nuova speranza; questo a mio avviso farà la differenza.

E allora, stiamo dando questa sensazione a chi ci osserva? Al momento no. Quello che si vede è un partito piegato dalla sconfitta, dove si affollano candidati alla carica di Sindaco di cui poco si sa e di cui non si conosce un barlume di progetto. Per evitare inutili polemiche, parlo di me prima di tutto, di Tricarico, Gariglio, Placido, Giorgis, Airaudo, Rossomando, Bragantini, Lo Russo, La volta, Boccuzzi ecc. Spero che nessuno si offenda per essere stato citato o dimenticato.

Eppure io sono convinto che queste persone e altre, se venissero vissute come una squadra, che gioca coesa e si apre ad un confronto non formale con la società torinese, potrebbero essere il vero motore di quel cambiamento e di quella innovazione politica e culturale di cui non solo Torino ha un disperato bisogno. Perché questa speranza si trasformi in realtà è necessario un prerequisito, rispettarsi reciprocamente e riconoscersi, scegliendo la strada del confronto e non quella dello sgambetto, sapere che tra noi potrebbe emergere l’uomo o la donna che sarà il prossimo candidato Sindaco, oppure che con il nostro lavoro potremmo individuare una figura che oggi non ci immaginiamo. Questa per me è il primo e fondamentale passo per costruire quel patto generazionale sul quale improntare una nuova stagione per la nostra città.

Io sono interessato a questo percorso, non credo che tra di noi esistono fuoriclasse, sono certo che i nostri concittadini sarebbero interessati ad un confronto con noi. Se invece la strada sarà quella della competizione e delle lotte intestine, oppure l’idea che in qualche sede o salotto chiuso si possano prendere le decisioni, temo che oltre a buttare al vento una straordinaria opportunità per dare ruolo ad una generazione rischiamo di mettere a rischio il proseguimento della straordinaria esperienza di Governo avviata nel 1993.

Naturalmente una nuova generazione politicamente esiste se dà risposte ai problemi nuovi che si affacciano. Torino è alla fine di un ciclo amministrativo. Sono giunti o stanno giungendo a compimento antichi progetti (Piano Regolatore, passante ferroviario, Olimpiadi, valorizzazione e/o cessione del patrimonio comunale) che hanno trasformato in meglio la città, mentre si affacciano nuovi scenari a cui non corrisponde ancora un convincente progetto di governo.

Il progressivo venir meno del ruolo della Fiat, e in genere di tutta l’industria manifatturiera, impone di immaginare un nuovo sviluppo, che abbia al centro ricerca ed alta tecnologia, industria verde, servizi di logistica.

La competizione globale chiede alla città un salto di qualità: è necessario un piano di ammodernamento di reti e infrastrutture, che, coinvolgendo capitali pubblici e privati, salvaguardi criteri di equità territoriale, come garanzia di sviluppo equilibrato.

Le difficoltà finanziarie dei prossimi anni impongono un serio ripensamento del welfare cittadino, che non significa necessariamente una riduzione del livello dei servizi, ma certo una loro diversa organizzazione e gestione.

La dimensione, infine, in cui tutti i problemi andranno affrontati con un coinvolgimento non formale ma sostanziale con i comuni della cintura metropolitana.

Queste considerazioni le rivolgo innanzitutto a me stesso, ma sono l’agenda politica per ciascuno di noi nei prossimi anni. Vorrei che tutti fossimo animati da una speranza e da un sogno; dopo la stagione, anche gloriosa, interpretata dalla generazioni nate prima del 1960, costruire lo spazio perché le generazioni nate dopo allora possano dimostrare di avere gambe e fiato e cervello per governare la cosa pubblica senza temere il confronto.

Grazie per la vostra attenzione.

Roma, 21 aprile 2010

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