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Il funambolo Pierferdi disorienta la platea

dicembre 1st, 2009 — 2:56pm

SARA STRIPPOLI – REPUBBLICA

A destra, a sinistra o al centro da soli? Per quanto Pierferdinando Casini sia bravissimo a smantellare l´accusa di funambolo opportunista, chi si aspettava di capire da quale parte pende adesso l´ago della bilancia Udc, esce dall´hotel Fortino con un vago senso di vertigine. «Boh, sono confuso e neppure tanto felice», si lascia scappare Giovanni Negro, ex-assessore a viabilità e trasporti della Provincia di Cuneo.«Io a dir la verità non ci ho capito niente», è il messaggio sincero che consegna fuori dalla sala al segretario regionale Alberto Goffi. Walter Boero, iscritto Udc, invece è sicuro di aver letto fra le righe: «Si va con il centrosinistra, i segnali sono abbastanza chiari». Per passare ai volti noti di qua e di là, il ciellino Giampiero Leo rivela di essere stato preso sottobraccio da Casini il quale gli avrebbe sussurrato il suo desiderio di andare insieme: «Ovviamente intendo noi democristiani», si affretta a precisare a scanso di equivoci. Sul futuro delle alleanze, però, anche il molto informato Leo non può spacciare certezze che non ha: «Il passaggio sul nucleare che la Bresso non vuole a tutti i costi mi sembra un ulteriore paletto. Fatti i conti e sentiti gli umori di Delfino e altri, mi pare che alla fine la bilancia penda leggerissimamente da parte del centrodestra». Sull´altro fronte, l´onorevole Pd Stefano Esposito pensa che il messaggio sia di segno opposto: «Abbiamo assistito ad un intervento improntato al cerchiobottismo puro, un colpo di qua e uno di là. Dopodiché, mi sembra si possa affermare che sia stato dato un segnale a favore del centrosinistra. Tocca adesso al Pd assumere il ruolo di partito guida». In zona centro-centro, l´uomo della nuova Alleanza per l´Italia Marco Calgaro, in prima fila accanto al suo compagno di percorso Gianni Vernetti, fa notare la sintonia di vedute con Casini, ma alla fine anche lui non si sente di scommettere sulla scelta finale: «se alla fine sarà il centrodestra noi ovviamente non ci stiamo». Giacomo Portas, leader dei Moderati, esce sorridendo: «Per il momento è caduto il veto su Bresso e questo è un elemento di soddisfazione. Non resta che sperare che alla fine la corsa sia con il centrosinistra».

Nel gruppetto dominato da Deodato Scanderebech il dibattito ferve. Che cosa ha capito l´onnipresente Deo? «Io credo che alla fine potremmo andare da soli», la sua prima risposta. Non troppo convinta, però. Un attimo dopo, si volta e rilancia il ritornello di rito: «è il programma che fa la differenza». Accanto a lui, Francesco De Marco sembra sicuro di sé: «mi sembra evidente che le parole di Casini indicano un avvicinamento al centrosinistra». Lina Visentin, segretaria del circolo Udc di Rivoli segue le parole di Scanderebech e scuote la testa: «La scelta di andare da soli mi pare davvero una decisione sterile». Enzo Acoi, del direttivo politico è battagliero: «Non cerchiamo di dare interpretazioni. Casini ha parlato chiaro, a fare la differenza è il programma». Ennio Galasso, avvocato e segretario cittadino Udc svicola e la butta in scherzo. Secondo lei, l´Udc andrà a sinistra, a destra o da sola? «In alto», risponde ridendo. Salvo poi incassare la battuta di un amico di partito: «Galasso punta sempre verso l´alto. Non sarebbe una novità». Alberto Goffi e Michele Vietti sono freneticamente impegnati a tessere reti e a dedicarsi alle pubbliche relazioni e seguono il dibattito senza battere ciglio. Vietato pronunciarsi oggi. Parla Casini. Amico Ghigo, amico Morgando. Stretta di mano, pacca sulle spalle. «Ma non abbiamo certo paura di andare da soli».

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Bersani: Bresso sì “Ma con l’Udc trattiamo noi”

novembre 17th, 2009 — 9:21pm

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

La candidata del Pd per le Regionali è Mercedes Bresso, ma il segretario piemontese Gianfranco Morgando ha ricevuto il mandato da Roma per aprire le trattative con le altre formazioni politiche a partire dall’Udc. Si chiude così, dopo quasi un’ora, il confronto tra il leader nazionale dei Democratici Pier Luigi Bersani e la «zarina». Una riunione nata dopo le esternazioni della presidente contro il partito di Casini – in qualche modo accusato di vicinanza alla mafia – che hanno irritato il segretario nazionale alle prese con un complesso risiko di alleanze e desistenze in tutta Italia.

E così in quei sessanta minuti di colloquio – a cui hanno partecipato anche Enrico Letta e Morgando – sono state scelte le strategie per rimettere in carreggiata quella candidatura messa a rischio da una serie di errori di comunicazione. E la ripartenza è dalle conclusioni dell’assemblea regionale del Pd che puntano a riequilibrare il rapporto tra la candidata e il partito. Bersani insomma vuole un Pd protagonista attivo e non subordinato a singole personalità. Non per niente Morgando sottolinea di «aver ricevuto da Bersani il mandato di aprire un confronto politico e programmatico con tutte le forze con cui si possono fare delle alleanze».

Nello stesso tempo Bersani ha rinnovato la fiducia nella Bresso invitandola, però, a usare toni più bassi. La «zarina» incassa il risultato e fa sapere di essere soddisfatta per l’esito dell’incontro sottolineando anche la sua ampia disponibilità ad aprire una trattativa programmatica con i centristi.

Adesso tocca a Morgando trovare i punti che permettano di arrivare a un’intesa con l’Udc o, quantomeno, di garantirsi una posizione di neutralità. Il segretario cercherà di esaltare gli aspetti di discontinuità tra il primo e il secondo tempo del centrosinistra alla guida del Piemonte. Ma Morgando dovrà guardare con attenzione anche all’attivismo degli uomini di Casini. Ieri il leader piemontese Michele Vietti ha incontrato i vertici del Pdl (incontro interlocutorio che però segna un disgelo nei rapporti) e poi i parlamentari Marco Calgaro e Gianni Vernetti che hanno lasciato il Pd per Alleanza per l’Italia.

Alla fine della riunione è stato deciso di dar vita a un patto di consultazione permanente in vista delle prossime regionali. Calgaro e Vernetti sostengono la necessità di «un nuovo centrosinistra che rompa con la sinistra radicale e apra all’Udc». E poi suggeriscono di concentrarsi sul programma «per poi scegliere il candidato che lo interpreti». Vietti si limita a dire che chi vuole «far nascere nuove coalizioni deve tener conto di questo fervore di novità politiche al centro dello schieramento senza pensare a semplici riedizioni del passato». Sinistra e Libertà sottolinea come «Bresso meriti di essere riconfermata» mentre Stefano Esposito (Pd) commenta: «Conoscendo l’antiberlusconismo di Calgaro non si può che giudicare positivamente questo patto».

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BASTA AI PIANI B. BISOGNA LAVORARE PER IL BIS DI BRESSO

novembre 13th, 2009 — 11:36am

Caro direttore, meglio Bresso o Chiamparino? Diciamolo con franchezza: è giunto il tempo di porre fine a discussioni meramente teoriche su quale possa essere il candidato più «forte» per il centro sinistra in vista delle regionali del 2010. Sicuramente in alcuni salotti torinesi o nel mondo del gossip politico (abilmente alimentato) il “piano b” che dovrebbe portare Chiamparino a detronizzare la Bresso non deve mancare di fascinazione e di capacità di suscitare “appassionanti discussioni”. Ma ciò che può piacere in teoria non sempre trova fondamento nel mondo empirico.

Il sindaco di Torino è un dirigente di primo piano del Pd, conosce le regole che ci siamo dati e sono certo che se avesse ritenuto necessario mettere a disposizione la sua candidatura per la presidenza della Regione lo avrebbe fatto. Peraltro nelle ultime settimane, ha più volte dichiarato che intende terminare il suo mandato di sindaco e che sosterrà la presidente Bresso. Quindi non si vede proprio perché continuare a insistere mediaticamente su qualcosa che non trova riscontro in “fatti concludenti”, per usare la fraseologia cara a Boffano.

Di “fatti concludenti”, invece, ve ne sono a sostegno della ricandidatura della Bresso: ad esempio l´azione di governo di questi cinque anni e i risultati raggiunti. Da questo, e non dai sondaggi, si deve ripartire: costruendo un programma chiaro insieme con tutte le forze politiche disponibili. Il Pd del Piemonte non intende mettere nessuno di fronte a dei fatti compiuti, né limitarsi a proporre una continuità con il passato. Il segretario Morgando e la nuova dirigenza stanno lavorando per creare una coalizione la più ampia possibile, e, al tempo stesso, coesa. Il Pd si propone come perno di un´alleanza riformista capace di allargare i confini intorno a chiari punti programmatici. Auspico che di questa alleanza l´Udc faccia parte. Sono convinto che il partito di Casini e Vietti rappresenti un alleato importante con il quale costruire un´alternativa politica al centrodestra. Però ci sono alcuni aspetti da chiarire. Innanzitutto l´Udc deve sciogliere il nodo del proprio collocamento, perché non può pretendere di trattare su più tavoli. Apprezzo la volontà di rimarcare la loro autonomia per contrastare la logica bipartitica, ma il confronto si faccia su idee e programmi senza ridurlo a trattative di posizioni di potere e poltrone. Nel primo caso non ho dubbi che prevarranno le affinità politiche, culturali e anche morali tra noi del Pd e l´Udc, affinità che non mi pare davvero di riscontrare nel campo avverso. Il secondo aspetto riguarda il fatto che in politica nulla resta senza conseguenze. L´Udc ha stretto un accordo con il Pd in occasione delle elezioni per le province di Torino e di Alessandria. Che cosa accadrebbe se alle regionali l´Udc dovesse correre a sostegno del candidato del centro destra? Credo che di questo si debba parlare e non di piani “b”.

Lettera al direttore de La Repubblica

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“Con un patto nazionale ci sta un candidato Udc”

novembre 5th, 2009 — 9:47am

MAURIZIO TROPEANO – La Stampa

Porte aperte all’Udc. Porte sbarrate al sogno degli uomini di Casini e del rutelliano Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, di sostituire Mercedes Bresso con Sergio Chiamparino alla guida del Piemonte. Gli uomini di Bersani a Roma e a Torino fissano i confini del dialogo con i centristi e si spingono ad ipotizzare «all’interno di un accordo strategico nazionale, e dunque di un cambiamento radicale della geografia politica italiana di un’eventuale candidatura alternativa alla Bresso». Aldo Corgiat il coordinatore piemontese della mozione, però, aggiunge: «Deve essere chiaro che il confronto lo si può aprire solo sul nome di una personalità dell’Udc (Vietti ad esempio, ndr.) perché escludo che il Pd possa accettare di scartare Bresso e sostituirla con il sindaco».

Le fibrillazioni politiche sotto la Mole nascono dalla decisione della «zarina» di partire con una campagna di posizionamento sui mezzi Gtt. Una scelta dettata dalla volontà di marcare il territorio e di affermare nei confronti del centrodestra ma, soprattutto, all’interno del centrosinistra e di quelli che dietro le quinte la criticano che Bresso c’è. Risultato ottenuto visto le proteste del segretario dell’Udc. Alberto Goffi l’accusa di scorrettezza «visto che nel corso di un eventuale trattativa non si tiene conto delle nostre perplessità sul suo nome».

La «zarina» si dice stupite delle reazioni perché «sono stata riconfermata all’unanimità dal mio partito e sul mio nome è arrivato il consenso dell’attuale maggioranza». E sottolinea anche il fatto «che nei poster non ci sono impegni di programma perché su questi la discussione con la maggioranza e i potenziali futuri alleati è aperta».

Tutto vero, certo. Ma Bresso non può ignorare il veto dell’Udc sul suo nome a cui ieri si è aggiunto quello di Lorenzo Dellai, presidente della provincia di Trento, e co-fondatore del movimento di Rutelli. E Dellai arriva a chiedere apertamente al Pd di sostituirla con Chiamparino. Operazione che il sito specializzato Affariitaliani.it dava per conclusa e che invece viene smentita da Filippo Penati, braccio destro di Bersani: «Non esistono accordi nazionali sul Piemonte e non c’è nessun accordo nazionale che possa passare sulla testa di chi governa i territori. Laddove c’è la disponibilità di governatori come la Bresso, bisogna prenderla in considerazione molto attentamente».

La sensazione è che si stiano ancora giocando i preliminari di un lungo torneo dove l’Udc ha tutto l’interesse a fare melina – ieri Berlusconi ha cercato il leader centrista – e prendere tempo per sfruttare al massimo il ruolo di ago della bilancia in alcune regioni. Ecco perché Casini, alla fine dell’incontro con Bersani, ribadisce: «Per le regionali la nostra determinazione è di andare da soli. Ci saranno convergenze sui programmi e sui progetti di modernizzazione delle regioni ma saranno eccezioni».

Parole che spingono il parlamentare del Pd, Stefano Esposito, a spiegare: «L’Udc non può continuare a fare l’ape che vola di fiore in fiore e non scegliere se stare con il Pd o con Berlusconi. Noi siamo interessati ad un accordo sulla base di un programma e di una loro scelta strategica di alleanze. A queste condizioni siamo disponibili ad avviare un ragionamento su un loro candidato alla presidenza ma non ci possono imporre un nome soprattutto devono rispettare le scelte di Chiamparino che ha ufficialmente affermato di non essere in corsa per la Regione e di sostenere Bresso».

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Nasce il partito delle primarie “Scegliamo così il sindaco”

ottobre 27th, 2009 — 9:37am

MARCO TRABUCCO – Repubblica

«Mi sembra che la vittoria di Bersani, qui in Piemonte, sia una sconfitta per Chiamparino e una vittoria di Bresso che vede così rafforzata la sua ricandidatura alle Regionali». L´analisi è di Enzo Ghigo, coordinatore piemontese del Pdl, il cui ritorno in campo come possibile sfidante dell´attuale presidente, a marzo, sembra sempre più probabile.

Ghigo non nasconde che il suo commento sia interessato: «Quello che disse Casini qualche tempo fa, “mai con Bresso e mai con Cota”, mi fa pensare che la situazione attuale renda più facile un nostro riavvicinamento all´Udc il cui riferimento nel Pd è proprio Chiamparino. Con l´Udc d´altronde abbiamo riaperto una dialogo sia a livello regionale che nazionale che auspico possa concludersi positivamente».Quel che è certo è che le primarie democratiche concludono la stagione delle chiacchiere e aprono quella dei discorsi concreti anche in Piemonte. Anche se l´analisi di Ghigo (pur condivisa da molti, sottovoce, nel Pd) viene in parte smentita a stretto giro di posta dal leader Udc Michele Vietti: «Siamo contenti che dopo anni di autosufficienza il Pdl piemontese si accorga di nuovo di noi. Però loro , sul candidato, continuano a navigare nell´incertezza. Le primarie del Pd per noi non cambiano nulla rispetto a prima: solo che adesso, con Bersani e Morgando eletti con solide maggioranze, sarà possibile affrontare discorsi molto più concreti». Parole che sembrano un´apertura a possibili alleanze che però, specifica Vietti, «come i fatti di sabato dimostrano è chiaro che devono avere un confine preciso a sinistra».

Gli replica subito Bresso: «È chiaro che far parte di una maggioranza vuol dire avere anche il senso della responsabilità e qualcuno nel Pdci non l´ha capito». Poi sorride a chi le domanda se si sente più forte dopo la vittoria di Bersani: «Tutti in Piemonte mi avevano garantito il loro appoggio». Conclude: «Le primarie sono state un grande esempio di democrazia è chiaro che d´ora in poi dovranno essere usate dal Pd per tutte le scelte». Un´idea che trova d´accordo il parlamentare Stefano Esposito con Aldo Corgiat il grande tessitore della rete che ha portato alla vittoria di Morgando: «L´unica scelta che non farei con le primarie è quella per il segretario, che spetta agli iscritti. Sono invece imprescindibili per le amministrative, prima di tutto per il sindaco di Torino il prossimo anno. E anche, se non cambia la legge, per scegliere chi si dovrà candidare in parlamento». Esposito però specifica: «Prima però pensiamo a vincere le Regionali».

Anche perché se non si dovesse vincerle il Pd rischia davvero la scissione. Ieri il gruppo che appoggiava Cesare Damiano (Fassino, i parlamentari Gianni Vernetti, e Giorgio Merlo, il coordinatore Mariano Rabino, il consigliere regionale cattolico Stefano Lepri, il capogruppo comunale Andrea Giorgis) si sono a lungo riuniti per decidere il da fare. L´idea è quella di creare qui in Piemonte una corrente (anche senza riferimenti nazionali) e di aspettare il 28 marzo: se si dovesse perdere allora potrebbe iniziare la diaspora, con i rutelliani e qualche cattolico in fuga verso il centro: «Non è argomento all´ordine del giorno – specifica Vernetti che dell´ex sindaco di Roma è il rappresentante piemontese – aspettiamo di vedere cosa farà Morgando. Certo in questo Pd c´è il rischio di una deriva socialdemocratica che ci riporta indietro. Se sarà così vedremo. Ma una scissione non è cosa che si possa decidere in poche ore e nemmeno in pochi giorni».

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Il Pd sul voto in Provincia fa la bella addormentata

febbraio 18th, 2009 — 10:11am

Alessandro Mondo – La Stampa

Caro Morgando, diamoci una mossa». Il giorno dopo la batosta subìta da Renato Soru in Sardegna, e a un paio di mesi dall’avvio della campagna elettorale per le elezioni provinciali, Stefano Esposito, deputato Pd ed esponente della componente «Sinistra Per» (protagonista di memorabili battibecchi con Chiamparino), aziona la sirena di allarme anche a Torino.

Che succede?

«Nulla, questo è il guaio. Invece di capitalizzare il lavoro fatto da Saitta e di sfruttare le difficoltà del Pdl, dalla mancata convergenza della Lega sulla candidatura-Porchietto all’incapacità di esprimere idee sul governo della Provincia, il Pd dorme sugli allori, convinto che alla fine porterà a casa il risultato».

Teme che non sarà così?

«La partita non è affatto scontata. Ci serve una coalizione chiara: basta con la melina, dobbiamo chiudere entro quindici giorni».

Colpa di Morgando?

«Il partito in Piemonte lo guida lui, ma il deficit che stiamo vivendo è colpa di tutti. E tutti, compreso Saitta, devono sforzarsi di sciogliere i nodi sul tappeto».

Non è l’obiettivo al quale lavora Saitta?

«Si muove bene sul territorio e finora ha portato avanti una serie di incontri bilaterali, che però servono fino a un certo punto: si era detto che dopo Natale avremmo avuto la coalizione…».

Invece?

«Il Pd sonnecchia, a tutti i livelli. A fine marzo, poi, si terranno le primarie nei collegi provinciali: guai se diventassero lo spunto per uno scontro interno e non una grande occasione per avviare la campagna elettorale. Dato che siamo un partito plurale, e da più parti viene chiesta una rappresentanza di tutte le componenti, la soluzione potrebbe essere proprio un tavolo delle componenti. Bisogna avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome, ma sia chiaro che da “Sinistra Per” non ci saranno richieste in questo senso».

Torniamo alla coalizione.

«Si costruisce riunendo i potenziali alleati e facendo chiarezza sulla base del programma: o dentro o fuori. La sinistra radicale, di fatto, è già fuori».

L’Udc, invece, non è ancora dentro.

«Di questo passo non accadrà mai. Dopo l’ultimo incontro tra Vietti e Saitta, il Pd è ammutolito. Rischiamo di persuadere il partito di Casini a correre da solo o, peggio ancora, di spingerlo verso il Pdl. Eppure è da mesi che Morgando e Saitta ci pongono il tema di allargare l’alleanza: è ora di vedere le carte dell’Udc. E ancora: vogliamo chiarire i rapporti con la nuova sinistra in fase di costruzione? Poi ci sono i Moderati…».

… e l’Italia dei valori. Che aria tira da quelle parti?

«In entrambi i casi esistono tensioni che rimandano agli equilibri politici in Regione e Comune. I Moderati rischiano di essere attratti dalle sirene del centrodestra: dato che per il Pd sono un alleato leale, bisogna lavorare per tenerceli. Anche Bresso e Chiamparino dovrebbero spendersi».

Perchè: non sta accadendo?

«Sono molto impegnati sulla politica nazionale. E’ necessario che svolgano il ruolo di dirigenti politici piemontesi, impegnandosi a fondo nella battaglia sulle provinciali. Non dimentichiamo che se perdiamo la Provincia di Torino ci saranno contraccolpi anche alle regionali del 2010».

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