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	<title>Stefano Esposito</title>
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	<description>Onorevole Partito Democratico PD</description>
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		<title>Ordinanza tribunale del riesame</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 11:05:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In questi ultimi giorni è tornata di attualità la faccia violenta ed intollerante del movimento no tav. Dopo gli arresti decisi dalla Procura della Repubblica di Torino, causati non dalla cattiveria di Giancarlo Caselli ma dall&#8217;applicazione della legge italiana, dopo quello che tutti abbiamo visto in valle di susa da giugno in avanti, si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">In questi ultimi giorni è tornata di attualità la faccia violenta ed intollerante del movimento no tav. Dopo gli arresti decisi dalla Procura della Repubblica di Torino, causati non dalla cattiveria di Giancarlo Caselli ma dall&#8217;applicazione della legge italiana, dopo quello che tutti abbiamo visto in valle di susa da giugno in avanti, si è scatenata una campagna di odio e intolleranza nei confronti del magistrato accusato di aver ingiustamente colpito poveri cittadini pacifici. Sostengo da almeno 2 anni, che in movimento no tav è finito nella braccia dell&#8217;antagonismo violento, ho detto e ripeto che l&#8217;assenza di qualunque presa di distanza dai violenti da parte di sindaci e amministratori e la dimostrazione che non esiste alcuna differenza tra violenti e pacifici, sono ormai, purtroppo, una cosa sola. Visto che la propaganda, anche politica, tende a nascondere la verità giudiziaria vi invito a leggere l&#8217;ordinanza del Tribunale del riesame che in modo netto e non equivocabile, racconta cosa è successo a Chiomonte e come coloro che sono stati arrestati non siano anime belle, ma parte di una strategia violenta pianificata e non causuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Voglio ricordare che il tribunale del riesame è un organo autonomo dal pubblico ministero, un giudice terzo, che conferma totalmente l&#8217;impianto dell&#8217;indagine.</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.stefanoesposito.net/wp-content/ordinanza%20tribunale%20del%20riesame.pdf" target="_blank">CLICCA QUI PER SCARICARE L&#8217;ORDINANZA </a></p>
<p style="text-align: justify;">Ciao.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contro Giancarlo una campagna scandalosa ma le forze di polizia stanno a guardare</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 08:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[rassegna stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[MEO PONTE &#8211; Repubblica &#8211; Repubblica «È inconcepibile che in uno stato democratico una persona, sia egli il procuratore capo di Torino o chiunque altro, non possa partecipare ad una manifestazione o tenere un discorso in pubblico perché non ci sono sufficienti garanzie di ordine pubblico&#8230;». Lo dice Marcello Maddalena, procuratore generale di Torino, e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MEO PONTE &#8211; Repubblica &#8211; Repubblica</p>
<p>«È inconcepibile che in uno stato democratico una persona, sia egli il procuratore capo di Torino o chiunque altro, non possa partecipare ad una manifestazione o tenere un discorso in pubblico perché non ci sono sufficienti garanzie di ordine pubblico&#8230;». Lo dice Marcello Maddalena, procuratore generale di Torino, e dal tono della sua voce si capisce che questa volta è davvero indignato. Giancarlo Caselli per lui oltre che un collega è un amico (sono famosi negli ambienti giudiziari i loro duelli tennistici). Ideologicamente diversi (Maddalena è uno dei fondatori di Magistratura Indipendente, Caselli uno dei leader di Magistratura Democratica) e di fedi calcistiche appassionate ma contrastanti (Maddalena tifa Bologna, Caselli è uno sfegatato fan del Toro), si sono sempre ritrovati su un terreno comune: la difesa della legalità. Ed per questo che Maddalena decide di intervenire sul caso Caselli, rompendo il suo abituale riserbo.</p>
<p>Sembra che sia aperta la caccia al procuratore capo di Torino. A Caselli è stato impedito di partecipare alle presentazioni di libri a Torino, Milano&#8230;</p>
<p>«E persino in Svizzera, ho saputo. E per questo che dico che siamo di fronte ad una situazione inconcepibile in uno stato che si dice democratico. Non è possibile che Giancarlo Caselli, ma il discorso vale per chiunque altro, sia ridotto al silenzio per gli atti che fa durante la sua attività professionale. E tanto meno è accettabile che lo Stato non sia in grado di garantire la sua incolumità».</p>
<p>L´inchiesta sulle violenze dei No Tav ha suscitato malumori anche in seno alla magistratura. Livio Pepino, esponente di spicco di Md, la stessa corrente di Caselli, è intervenuto in modo critico. Pensa che certe prese di posizione possano aver influito su questi attacchi a Caselli?</p>
<p>«Questo è un altro aspetto della questione. Di certo condivido l´indirizzo dato da Giancarlo Caselli all´inchiesta, che è stato molto chiaro su un punto fondamentale: non è stato criminalizzato il movimento contro l´Alta Velocità ma si sono perseguite solo le persone responsabili di singoli reati accertati. Per questo è ancor più incomprensibile questa campagna diffamatoria e violenta contro il capo della Procura di Torino».</p>
<p>Il fatto che Caselli abbia dovuto rinunciare ad alcuni impegni pubblici significa che non si è in grado di proteggerlo?</p>
<p>«Capirei se fosse successo una volta. Capita che si possa essere sorpresi impreparati. Ma ormai siamo di fronte alla ripetizione di un copione sempre uguale e questo è inaccettabile. È evidente che ci sono responsabilità da parte delle istituzioni che devono garantire l´incolumità di una persona. La libertà di espressione è garantita a tutti dalla Costituzione. Non è quindi possibile che Giancarlo Caselli non possa partecipare alla presentazione di un libro o a qualsiasi altra manifestazione. E che non possa esprimere il suo pensiero».</p>
<p>A chi si riferisce quando parla di istituzioni?</p>
<p>«Alle forze di polizia, perché ci troviamo di fronte ad un problema di ordine pubblico. Penso che il ministero dell´Interno debba individuare le misure per garantire i diritti e l´incolumità di Caselli. Come dovrebbe farlo per chiunque altro. Non possiamo continuare ad assistere a questi episodi di sistematica intolleranza».</p>
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		<title>DOPO LE PAROLE DI CASELLI SERVE CHE I PARTITI FACCIANO SAPERE SENZA AMBIGUITA’ DA CHE PARTE STANNO</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 15:45:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[comunicati stampa]]></category>

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		<description><![CDATA[Dopo aver assistito a mesi di guerriglia in Valle di Susa con gli agenti presi a pietrate, dopo aver sentito dai leader No Tav e da alcuni sindaci ogni genere di appello contro lo Stato, ora si è arrivati a voler impedire al Procuratore Caselli di parlare in pubblico. Si insulta e si tacita un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo aver assistito a mesi di guerriglia in Valle di Susa con gli agenti presi a pietrate, dopo aver sentito dai leader No Tav e da alcuni sindaci ogni genere di appello contro lo Stato, ora si è arrivati a voler impedire al Procuratore Caselli di parlare in pubblico. Si insulta e si tacita un magistrato, dopo aver insultato e minacciato alcuni giornalisti nonché tutti i rappresentanti istituzionali e politici non sdraiati sulle posizioni di Perino, Plano, Lele Rizzo e compagni. E’ a tutti evidente la natura ormai intrinsecamente intollerante, sovversiva e violenta di questi personaggi e dei loro gruppi che contestano e aggrediscono la stessa idea di democrazia. Nell’intervista rilasciata quest’oggi da Caselli al Corriere della Sera ho ritrovato le stesse parole che per mesi e mesi ho scritto nella speranza di essere ascoltato dentro e fuori il mio partito: ovvero che in Valle di Susa operano professionisti della violenza e che gli scontri sono attentamente pianificati. Mentre i vari comitati No Tav negavano l’esistenza stessa dei black block e non prendevano alcun tipo di distanza dagli antagonisti dei centri sociali, il movimento contro la Torino-Lione finiva per venir soffocato dall’abbraccio mortale di questi ultimi.</p>
<p>C’è una domanda che nessuno si pone: perché amministratori come Plano o la Mattioli partecipano alle manifestazioni di solidarietà agli arrestati e non pronunciano una parola di condanna nei confronti di coloro che imbrattano Torino con scritte contro Caselli o organizzano presidi per impedirgli di parlare? La risposta è semplice ed è stupefacente che nessuno la urli con la necessaria forza: Plano, Perino, Lele Rizzo, Luca Abbà e qualcuno degli arrestati sono uniti in modo inscindibile tra di loro e non possono né vogliono rompere questo abbraccio. E quando si annuncia che la manifestazione di sabato prossimo sarà pacifica, non si fa altro che certificare che questi leader o sedicenti tali sono perfettamente in grado di controllare le proprie milizie.</p>
<p>Dove sono i vari Curto e soci, sempre in prima linea nel sostenere l’attività del Procuratore Caselli quando combatte contro le mafie, e al tempo stesso attivamente al fianco di coloro che cercano di intimidirlo quando conduce inchieste sui No Tav?</p>
<p>Dopo le parole di Caselli è giunto il momento che i partiti politici, a cominciare da quelli che convintamente o strumentalmente occhieggiano ai No Tav, facciano sapere all’opinione pubblica se stanno dalla parte delle istituzioni, della magistratura e delle forze dell’ordine o dalla parte di chi le aggredisce e le minaccia. Serve una presa di posizione scevra di qualsivoglia ambiguità da parte di Sel e Idv, in primis, i cui dirigenti, come è noto, amano molto utilizzare la parola ‘legalità’ quando questa collima con la ‘loro’ idea di ‘legalità’. Come già detto nella Direzione regionale di sabato scorso, anche per il PD è il momento di chiudere la porta a quegli amministratori che in questa vicenda hanno chiaramente scelto la parte sbagliata. Il tempo è ampiamente scaduto.</p>
<p>Mentre scrivo, le parole di Caselli sembrano essere desolatamente cadute nel vuoto. Spero di non dover dare ragione al Procuratore che al Tg2 ha denunciato con forza l’assordante silenzio della politica e delle istituzioni.</p>
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		<title>interrogazione su canone speciale per la RAI</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 13:24:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
				<category><![CDATA[iniziative]]></category>

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		<description><![CDATA[Interrogazione in commissione -Al Ministro dello sviluppo economico. Premesso che: l’art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (c.d. “Salva Italia”) ha previsto l’obbligo per le imprese e le società di indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione nel modello di dichiarazione dei redditi; a seguito dell’entrata in vigore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Interrogazione in commissione</p>
<p style="text-align: justify;">-Al Ministro dello sviluppo economico.</p>
<p style="text-align: justify;">Premesso che:</p>
<p style="text-align: justify;">l’art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201 (c.d. “Salva Italia”) ha previsto l’obbligo per le imprese e le società di indicare il numero di abbonamento speciale alla radio o alla televisione nel modello di dichiarazione dei redditi;</p>
<p style="text-align: justify;">a seguito dell’entrata in vigore di tale disposizione, la RAI- Radiotelevisione Italiana S.p.A. ha provveduto ad inviare indistintamente a diversi soggetti (imprese, società, studi professionali, ecc.) il bollettino postale per provvedere al pagamento dell’abbonamento speciale, specificando che lo stesso è dovuto, oltre che per il possesso di un apparecchio televisivo, anche in presenza di computer con collegamento alla rete internet, in quanto strumento “atto o adattabile alla ricezione delle radioaudizioni” (art. 1, R.D.L 21 febbraio 1938, n. 246);</p>
<p style="text-align: justify;">il canone speciale Rai deve essere corrisposto nel caso di attività commerciali, a scopo di lucro diretto o indiretto (D.Lgs. Lgt: 21 dicembre 1944, n. 458) e a prescindere dall’utilizzo effettivo dello strumento;</p>
<p style="text-align: justify;">l’obbligo del pagamento è stato affermato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 184 del 2002, con la quale la Consulta stabilisce la natura di tributo del canone, facendo discendere la sua obbligatorietà dal possesso stesso dello strumento: “…il collegamento dell’obbligo di pagare il canone alla semplice detenzione dell’apparecchio, atto o adattabile alla ricezione anche solo di trasmissioni via cavo o provenienti dall’estero (…), indipendentemente dalla possibilità e dalla volontà di fruire dei programmi della concessionaria del servizio pubblico, discende dalla natura di imposta impressa al canone…”;</p>
<p style="text-align: justify;">anche la Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha ribadito che il canone di abbonamento radiotelevisivo “non trova la sua ragione nell’esistenza di uno specifico rapporto contrattuale che le leghi il contribuente, da un lato, e l’ente RAI dall’altro (..), ma si tratta di una prestazione tributaria, fondata sulla legge” (sent. N. 24010 del 20 novembre 2007);</p>
<p style="text-align: justify;">la giurisprudenza ha chiarito circa l’obbligatorietà della corresponsione del canone speciale, ma non ha risolto i dubbi interpretativi circa la legittimità della richiesta in relazione al possesso di strumenti che l’evoluzione della tecnologia ha reso atti o adattabili alla trasmissione dei programmi televisivi (computer, videofonini, apparecchi modem, ecc.), né circa l’opportunità del pagamento qualora tali strumenti non fossero utilizzati a scopo di intrattenimento, ma perché funzionali all’attività di impresa;</p>
<p style="text-align: justify;">già nel 2008, l’Agenzia delle entrate, sollecitata da una associazione di consumatori che chiedeva di specificare la tipologia di strumenti per l’utilizzo dei quali il pagamento del canone speciale RAI fosse dovuto, con propria risoluzione n. 102 del 19 marzo 2008 ha confermato la debenza del pagamento, ma si è dichiarata incompetente a risolvere la questione, in quanto l’individuazione specifica degli apparecchi avrebbe dovuto essere determinata dal Ministero delle comunicazioni (oggi la competenza in materia è del Ministero dello Sviluppo Economico). L’Agenzia ha successivamente provveduto ad inoltrare la richiesta all’amministrazione competente, senza tuttavia ottenere risposta;</p>
<p style="text-align: justify;">l’introduzione dell’art. 17 del decreto “Salva Italia” è finalizzato all’emersione delle situazioni illegittime in cui i soggetti si sono sottratti al pagamento del dovuto ma, in assenza della determinazione di cui sopra, obbliga al pagamento del canone speciale anche i soggetti che utilizzano gli apparecchi informatici ai fini dell’attività professionale o di impresa. In merito si ricorda che, in taluni casi, i soggetti economici si sono dotati di tali apparecchiature proprio per assolvere ad obblighi normativi, quali l’adozione della posta elettronica certificata o l’obbligo di comunicazione per via telematica tra imprese e pubblica amministrazione;</p>
<p style="text-align: justify;">in ragione delle difficile situazione economica, le richieste di pagamento avanzate dalla RAI alle imprese e società, in relazione all’uso di strumenti non tassativamente individuati ed a prescindere dall’effettivo uso che viene fatto di questi, appare un ulteriore ed ingiustificato aggravio a carico delle imprese;</p>
<p style="text-align: justify;">Per sapere:</p>
<p style="text-align: justify;">in che modo e con quale tempistica il Governo intenda procedere all’individuazione degli strumenti per l’utilizzo dei quali si debba corrispondere il pagamento del canone speciale RAI;</p>
<p style="text-align: justify;">attraverso quali provvedimenti il Governo, nelle more dell’adozione degli atti successivi necessari alla risoluzione della questione, intenda sospendere gli effetti delle richieste di pagamento inviate dalla RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.A. per la corresponsione del canone speciale di abbonamento e conseguentemente l’applicazione delle disposizioni di cui all’art. 17 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazione dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214.</p>
<p style="text-align: justify;">On Vinicio Peluffo<br />
On Stefano Esposito</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Caselli e i No Tav &#8211; C&#8217;è un clima d&#8217;odio, vogliono zittirmi Caselli e i No Tav &#8211; C&#8217;è un clima d&#8217;odio, vogliono zittirmi</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Feb 2012 10:09:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caselli e i No Tav &#8211; C&#8217;è un clima d&#8217;odio, vogliono zittirmi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a style="margin: 12px auto 6px auto; font-family: Helvetica,Arial,Sans-serif; font-style: normal; font-variant: normal; font-weight: normal; font-size: 14px; line-height: normal; font-size-adjust: none; font-stretch: normal; -x-system-font: none; display: block; text-decoration: underline;" title="View Caselli e i No Tav - C'è un clima d'odio, vogliono zittirmi on Scribd" href="http://www.scribd.com/doc/82272183/Caselli-e-i-No-Tav-C-e-un-clima-d-odio-vogliono-zittirmi">Caselli e i No Tav &#8211; C&#8217;è un clima d&#8217;odio, vogliono zittirmi</a><iframe id="doc_8312" src="http://www.scribd.com/embeds/82272183/content?start_page=1&amp;view_mode=list&amp;access_key=key-1etxg2zicvkg770tmn46" frameborder="0" scrolling="no" width="100%" height="600" data-auto-height="true" data-aspect-ratio="0.713286713286713"></iframe><script type="text/javascript">// <![CDATA[
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		<title>Risposta ad Ettore Boffano LE FOLLIE MEDIATICHE DEGLI AMMINISTRATORI</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 22:14:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Grande è la verità, ma ancor più grande, da un punto di vista pratico, il silenzio sulla verità&#8221; (Aldous Huxley &#8220;Il mondo nuovo&#8221;) Il male delle città non sono i buchi di bilancio, le vocazioni perdute e quelle nuove mai nate o l´incubo della Grande Recessione. Recessione che, quando dovesse materializzarsi sul serio, colpirebbe per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Grande è la verità, ma ancor più grande, da un punto di vista pratico, il silenzio sulla verità&#8221; (Aldous Huxley &#8220;Il mondo nuovo&#8221;)</p>
<p style="text-align: justify;">Il male delle città non sono i buchi di bilancio, le vocazioni perdute e quelle nuove mai nate o l´incubo della Grande Recessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Recessione che, quando dovesse materializzarsi sul serio, colpirebbe per primi i luoghi dove servizi pubblici e cittadini coincidono alla perfezione: le città, appunto. Il male delle città, invece, è quell´improvvisa follia mediatica che, più o meno quindici anni fa, si è impadronita di sindaci e assessori (ma ancor di più di comunicatori, sociologi ed economisti al loro servizio e pagati profumatamente, a borderò), e che ora pretende di continuare a dettar legge anche nei giorni dei tagli e del risparmio. I suoi codici inattaccabili sono la vanagloria, la mistificazione conclamata (a volte bonaria, a volte più cialtrona), l´esagerazione innalzata a Vangelo, le «magnifiche sorti e progressive» applicate insomma a ciò che invece dovrebbe essere solo serio e concreto.</p>
<p style="text-align: justify;">Come se vendere il futuro di una città, i servizi di un Comune o la realtà dei suoi conti economici fosse la stessa cosa che provare a sbolognare tappeti orientali: dalla dubbia provenienza e, per giunta, in un mercato rionale. C´è, poi, chi ne ha fatto un mestiere e chi, attorno a quegli inganni pubblicitari, ha costruito carriere e lauti stipendi che ora gli rimangono anche se – chiamato alla prova di incarichi più complessi nella macchina pubblica – ha mostrato la corda del proprio fallimento professionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco, se il governo tecnico di Mario Monti riuscirà davvero a ridare un po´ di sobrietà al costume pubblico, c´è da augurarsi che ciò avvenga anche riguardo alla comunicazione istituzionale degli enti locali italiani. Questione che non riguarda solo le campagne promozionali delle città e delle regioni, ma che si allunga anche sui modi del dibattito politico e della procedura amministrativa interni a quegli stessi enti.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno esagerazioni, insomma, meno ipotesi campate in aria per ammantare d´ineluttabilità scelte e decisioni che rispondono invece a interessi ben diversi da quelli che si fanno spesso intendere. Provate a riflettere, per esempio – e proprio mentre il governo dice no a Roma per la sua candidatura – su come, sei anni dopo le Olimpiadi del 2006, la &#8220;casta&#8221; torinese che le guidò si sia rifiutata sistematicamente di ammettere anche solo errori o esagerazioni di valutazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordate le belle intenzioni del 2006? Quelli – i responsabili del Toroc furono perentori; e anche un po´ arroganti a dire il vero – avrebbero dovuto essere i primi giochi mondiali invernali che non avrebbero lasciato &#8220;cattedrali nel deserto&#8221; o impianti inutilizzati. In questi giorni, un libro scritto da Davide Carlucci (cronista di Repubblica) e Giuseppe Caruso (giornalista dell´Unità) – &#8220;Magna magna&#8221;, Ponteallegrazie, pp.307, euro 14 – traccia invece un impietoso, ma documentato ritratto di come quelle promesse siano state tradite (e non solo nelle valli alpine).</p>
<p style="text-align: justify;">La propaganda e l´esagerazione, però, sono due vizi duri a morire. Torino riesce infine a non perdere un centinaio di milioni, frutto del &#8220;tesoretto olimpico&#8221;? Subito l´evento è presentato come risultato di comportamenti virtuosi, tacendo che il vero buco (enorme) sta divorando le casse comunali e che quel &#8220;tesoretto&#8221; sarà adesso assorbito quasi interamente dall´inutile e infinita manutenzione di impianti altrettanto inutili (e tacendo, soprattutto, riguardo alle mire poco chiare che già si nascondono dietro quelle manutenzioni milionarie).</p>
<p style="text-align: justify;">Così, l´ultima delusione per gli entusiasti cantori della promozione pubblica di una &#8220;Torino che non stava mai ferma&#8221;, giunge infine da MiTo, la sigla programmatica che una ricerca condotta dalla Bocconi (curata da Giuseppe Berta, l´intellettuale torinese che, da qualche tempo, si è affrancato con vigore dal fiancheggiamento delle vanaglorie subalpine) svela ora nelle sue gravi carenze e nei suoi default evidenti. Anche qui, le domande sono d´obbligo. Vi rammentate, infatti, quanto quel presunto asse tra Torino e Milano fu esaltato e utilizzato per farci digerire prima l´idea dell´Alta velocità (da esportare poi ovunque e, in particolare, in Val Susa) e, subito dopo, la cessione del San Paolo? E, infine, quanto ci vorrà ancora perché dati e conti veritieri ci spieghino che la gloria culturale torinese di Settembre Musica è stata sacrificata alla potenza milanese, proprio all´insegna del MiTo fasullo?</p>
<p style="text-align: justify;">ETTORE BOFFANO</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Ettore Boffano è un commentatore sempre acuto che ha la capacità e la voglia di affrontare temi che altri preferiscono evitare. E’ uno dei pochi capace di aggredire e smontare i luoghi comuni amati dalla classe politico-economico-amministrativa che governa Torino e ha scritto pagine lucide sulla Compagnia di San Paolo come sull’intoccabile sistema dei circoli culturali nostrani. Nel suo ultimo ‘Avviso ai naviganti’ dedicato alla ‘follia mediatica’ degli amministratori, Boffano fa una lettura che sostanzialmente condivido a proposito dei difetti della comunicazione istituzionale e della vanagloria che spesso l’ha caratterizzata. Quello che, però, non condivido né comprendo è perché si voglia dare di un evento come le Olimpiadi invernali del 2006 &#8211; che ha cambiato incontestabilmente la nostra città &#8211; un giudizio nettamente negativo partendo dal tema degli sprechi. Da Boffano mi sarei aspettato un ragionamento più puntuale e approfondito. Mi permetto di abbozzarlo. Le Olimpiadi sono state un’occasione straordinaria – nel senso letterale di non ripetibile, quindi senza alcuna esagerazione mediatica – che la città ha saputo ben sfruttare. Un’occasione straordinaria che ha messo in campo un importante finanziamento da parte dello Stato. Le risorse investite sono state impiegate e gestite su due fronti, e non bisognerebbe dimenticarlo. Il primo fronte è quello dell’evento sportivo, gestito dal Toroc. Il secondo fronte è stato quello della realizzazione delle opere infrastrutturali e della nuova viabilità. Sotto il profilo sportivo le Olimpiadi sono state un evento di successo, ma il Toroc ha lasciato un ‘buco’ di 400 milioni di cui si è fatta carico la Città. Sul versante infrastrutturale, grazie ad un’azione di lobby territoriale dei parlamentari piemontesi abbiamo ottenuto che l’avanzo di 112 milioni di euro che giace nelle casse dell’Agenzia Torino 2006 (su un miliardo e 160 milioni erogati dallo Stato) possa essere utilizzato dal nostro territorio da qui al 2018 a favore dell’eredità impiantistica. Ora, chi ha gestito il Toroc non sono degli ‘oscuri burattinai’ né ‘uomini invisibili’: hanno un nome e un cognome ben noti. Quindi, invece di parlare genericamente di ‘sprechi’ olimpici, si indichino con precisione le responsabilità di queste persone e, magari, li si inviti a fare un passo indietro anziché riproporli un giorno sì e l’altro anche ora come commentatori ora come aspiranti a prestigiosi incarichi. Circa i 112 milioni di avanzo che adesso il nostro territorio potrà utilizzare, non comprendo perché si debba avanzare subito il sospetto che saranno spesi male. Voglio ricordare che le Olimpiadi invernali 2006 non sono state macchiate da alcuna inchiesta giudiziaria, pertanto perché alimentare questa ‘cultura del sospetto’? Che poi è la stessa che porta i No Tav a dare dei mafiosi a tutti coloro che sono a favore dell’Alta Velocità, come se una grande infrastruttura necessariamente debba essere appannaggio della criminalità organizzata. Piuttosto tutti, dalla politica ai media, dovrebbero porsi come obiettivo quello di svolgere uno stringente ruolo di controllo, affinché le risorse in questione possano davvero funzionare come volano per la nostra città e le nostre valli olimpiche. Non sono molti i territori che hanno la fortuna di avere a disposizione simili ‘tesoretti’. Bisognerebbe compiacersi e impegnarsi a farli sfruttare al meglio. Così come bisognerebbe compiacersi quando i parlamentari di diversi partiti riescono a fare gioco di squadra e a portare a casa risultati significativi. Perché è ben strano che la ‘lobby politica piemontese’ venga spesso evocata e poi, quando la si realizza con successo, ecco che viene stigmatizzata in nome di una cultura autoflagellatoria che francamente non comprendo. Se vogliamo scongiurare nuove future ‘follie mediatiche’ non possiamo certo rinunciare alle opportunità, ma, piuttosto, si dovrebbe far tesoro degli sbagli commessi in passato, indicandone con precisione i responsabili e evitando la generica e indistinta polemica sugli sprechi.</p>
<p style="text-align: justify;"> Stefano Esposito</p>
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		<title>TIRO ALLA PALLA CONTRO I NEMICI DEL MOVIMENTO? SPERIAMO ABBIANO FATTO PAGARE LO SCONTRINO FISCALE</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 17:19:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho appreso dalla lettura dei giornali che ieri, in occasione di una festa No Tav, è stato inaugurato un nuovo gioco, ovvero il tiro contro le sagome dei ‘nemici’ del movimento. Pagando un euro si poteva colpire con la palla la mia sagoma, affiancata per l’occasione a quella del Procuratore Caselli e dell’Architetto Virano. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho appreso dalla lettura dei giornali che ieri, in occasione di una festa No Tav, è stato inaugurato un nuovo gioco, ovvero il tiro contro le sagome dei ‘nemici’ del movimento. Pagando un euro si poteva colpire con la palla la mia sagoma, affiancata per l’occasione a quella del Procuratore Caselli e dell’Architetto Virano. Il che mi rende particolarmente orgoglioso vista l’autorevolezza dei personaggi in questione.<br />
Mi auguro, però, che i No Tav abbiano fatto pagare lo scontrino per quell’euro, in modo tale che la mia sagoma possa così aver contribuito a risanare il bilancio dello Stato e a contrastare l’evasione fiscale.</p>
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		<title>Tam tam in Valsusa “Violenti, state a casa”</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 09:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MASSIMO NUMA &#8211; LaStampa Sabato scorso il corteo No Tav a Milano, per gli attivisti arrestati, si è concluso con scritte sui muri e bancomat distrutti. Il 28 gennaio, a Torino, stesso copione. Ieri a Bussoleno, per un euro, si potevano colpire le immagini del procuratore Caselli, degli onorevoli Esposito e Ghiglia, di Mario Virano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">MASSIMO NUMA &#8211; LaStampa</p>
<p style="text-align: justify;">Sabato scorso il corteo No Tav a Milano, per gli attivisti arrestati, si è concluso con scritte sui muri e bancomat distrutti. Il 28 gennaio, a Torino, stesso copione. Ieri a Bussoleno, per un euro, si potevano colpire le immagini del procuratore Caselli, degli onorevoli Esposito e Ghiglia, di Mario Virano e di altri favorevoli alla Tav.</p>
<p style="text-align: justify;">Sabato prossimo andrà in scena una manifestazione contro i cantieri Ltf Alberto Perino, uno dei portavoce del Movimento, spiega: «E’ una manifestazione popolare fatta alla nostra maniera con le famiglie e i bambini perché loro sono la nostra forza da 23 anni. Accogliamo volentieri tutti i manifestanti, ma vogliamo il massimo rispetto per tutte le persone e le cose della Valle, banche e bancomat compresi. Se qualcuno pensa di venire a fare casino, gli diciamo, con largo anticipo, di rimanere a casa».</p>
<p style="text-align: justify;">E il professore No Tav del Politecnico, Massimo Zucchetti, precisa: «Facevo parte del servizio d&#8217;ordine di Lotta Continua, dieci secoli fa. Ma ho intenzione, se vedo qualcuno usare bombolette spray oppure andare verso un bancomat senza avere in mano la tessera, di prenderlo in maniera nonviolenta per un orecchio».</p>
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		<title>Il Pd valuti se rinnovare la tessera a chi manifesta contro la Tav</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 09:57:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Andrea Rossi &#8211; LaStampa La manifestazione nazionale convocata per sabato prossimo in Valsusa, che segnerà la ripresa in grande stile dell’azione di lotta contro l’alta velocità, rischia di provocare l’ennesima spaccatura dentro il Pd. Il corteo, e soprattutto la mobilitazione lanciata dai No Tav in tutta Italia, ieri hanno creato non pochi malumori durante la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Andrea Rossi &#8211; LaStampa</p>
<p style="text-align: justify;">La manifestazione nazionale convocata per sabato prossimo in Valsusa, che segnerà la ripresa in grande stile dell’azione di lotta contro l’alta velocità, rischia di provocare l’ennesima spaccatura dentro il Pd. Il corteo, e soprattutto la mobilitazione lanciata dai No Tav in tutta Italia, ieri hanno creato non pochi malumori durante la direzione regionale dei democratici.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo del contendere sono i manifesti che stanno facendo il giro d’Italia per richiamare all’adunata: a fianco del logo dei movimenti No Tav comprare anche quello della comunità montana Valle Susa e Val Sangone, guidata da Sandro Plano, iscritto al Pd e da tempo impegnato in un braccio di ferro contro una parte del suo partito. Ieri, non pochi dirigenti democratici sono tornati a chiedere, di fatto, l’espulsione degli amministratori della valle. E hanno sollecitato il segretario regionale Gianfranco Morgando. «Sento sempre di più l’imbarazzo di militare nello stesso partito di chi si oppone a un’opera strategica per il nostro territorio e sulla cui importanza il partito ha già preso una posizione e si è già espresso da tempo». Parole molto simili a quelle pronunciate poco dopo dal deputato Stefano Esposito, uno dei maggiori sostenitori della Tav dentro il Pd: «Il mio periodo di convivenza con soggetti che mettono il simbolo di un’istituzione come la comunità montana a fianco di quello dei movimenti e dei centri sociali è finito. Ormai abbiamo capito chi sono queste persone che agiscono in Valsusa: le ultime inchieste della magistratura l’hanno dimostrato. E sfilare al fianco di chi ha commesso violenze e attaccato i giudici per me è incompatibile con l’essere iscritti a questo partito».</p>
<p style="text-align: justify;">Per molti esponenti democratici gli arresti di qualche settimana fa sono una sorta di spartiacque, che ha sancito come il movimento sia permeato da frange violente. La manifestazione di sabato, per loro, sancisce l’allineamento dei sindaci e degli amministratori locali che vi parteciperanno, oltre che della comunità montana, con le ali più estreme dei No Tav. Inaccettabile, per Saitta, Esposito e altri dirigenti democrats. Che sono tornati alla carica, chiedendo al segretario Morgando di prendere provvedimenti. Nella replica finale Morgando ha chiarito la sua posizione: «Il giudizio del Pd sulla Tav è noto. Abbiamo sempre detto che le opinioni contrarie sono legittime, ma che occorre rispettare le decisioni prese. Anche oggi autorvoli esponenti del partito hanno ribadito la loro difficoltà a convivere con chi non riconosce la legittimità di quell’opera. È in corso la campagna di tesseramento 2012: io credo che spetti agli organi competenti una valutazione definitiva sull’opportunità che queste persone restino dentro il Pd».</p>
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		<title>La Tav Serve!</title>
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		<pubDate>Sun, 19 Feb 2012 08:43:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.stefanoesposito.net/wp-content/tav2.jpg"><img class="alignleft  wp-image-3368" title="tav" src="http://www.stefanoesposito.net/wp-content/tav2.jpg" alt="" width="507" height="732" /></a></p>
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